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Preghiamo per
i Cristiani Perseguitati









Ogni anno, purtroppo, è segnato da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa che spesso sfociano in vere persecuzioni soprattutto nei confronti dei cristiani che si trovano in difficoltà nel poter professare apertamente la propria fede.
È proprio questo il motivo che mi ha indotto a scrivere un apposito articolo.
Lo scopo che mi prefiggo con il mio piccolo contributo, è quello di dare ulteriore visibilità a questa inquietante tragedia, con la speranza che tra i popoli, grazie all’intervento delle istituzioni, il rispetto della coscienza e della libertà religiosa possa prima o poi prevalere.



Cominceremo l’articolo analizzando alcuni aspetti fondamentali della vita cristiana (la FEDE, il REGNO di DIO, lo SPIRITO MISSIONARIO e la CROCE). Poi rifletteremo sulle difficoltà e sulle umiliazioni che tanti cristiani (PERSEGUITATI) stanno vivendo quotidianamente in tante parti del mondo. Quindi, ricorderemo chi, ingiustamente, ha perso la vita per aver confessato la propria fede e difeso la verità. (MARTIRI).
“Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,26).
Concluderemo l’articolo, con una raccolta di significativi interventi di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, finalizzati a sensibilizzare l’opinione pubblica.



Il Battesimo è il Sacramento dell'iniziazione cristiana e insieme alla Confermazione e all'Eucaristia concorre a costituire il cristiano. Rappresenta un dono gratuito di Dio che comprende la remissione del peccato originale e di tutti i peccati personali, la nascita alla vita nuova, l'incorporazione alla Chiesa, Corpo di Cristo e la partecipazione alla sua missione di annunciare, celebrare e testimoniare Cristo Signore.

È grazie a questo Sacramento che tutti noi diventiamo membri del Popolo di Dio e discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo. Come ci ricorda il Santo Padre Francesco, «il Popolo di Dio è un Popolo discepolo perché riceve la FEDE e missionario perché trasmette la fede. E questo lo fa il Battesimo in noi. Ci dona la Grazia e trasmette la fede. Tutti nella Chiesa siamo discepoli, e lo siamo sempre, per tutta la vita; e tutti siamo missionari, ciascuno nel posto che il Signore gli ha assegnato».
La fede è il mezzo che ci fa realizzare l’opera di Dio e solo seguendo il Signore nel pellegrinaggio terreno, avremo la possibilità di entrare nel REGNO di DIO.
Questo è lo SPIRITO MISSIONARIO, cioè la testimonianza di fede, il segno tangibile di un impegno costante della Chiesa, per la causa del Regno. Quindi sarà necessario assumere uno stile di vita cristiano, umile e mite, che consiste nel prendere la CROCE con Gesù e andare avanti.
Il solo fatto di pregare e testimoniare il Vangelo, ha portato alla conseguenza che tanti nostri fratelli sono stati PERSEGUITATI, con il rischio di donare la propria vita e diventare veri MARTIRI.
D’altro canto, una fede muta, che non annuncia e che non testimonia l’amore di Dio, è una fede sterile, incapace di generare vita.

La Fede: rappresenta «la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché egli è la stessa verità». (CCC 1814)

Il Regno di Dio: «è opposto unicamente al regno di Satana e alla “potestà delle tenebre”, e richiede dai suoi sudditi non solo l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia, ma anche che essi rinneghino se stessi e prendano la loro croce». (Papa Pio XI - Lettera Enciclica Quas Primas, 11 dicembre 1925)

Lo Spirito Missionario: «La Chiesa è per sua natura missionaria, e dal giorno di Pentecoste lo Spirito Santo non cessa di spingerla sulle strade del mondo, fino agli estremi confini della terra e fino alla fine dei tempi». (Papa Benedetto XVI Regina caeli nella solennità di Pentecoste - 27 maggio 2007)

La Croce: rappresenta il richiamo costante alla nostra salvezza, è il segno dell’amore con cui Cristo ci ha amati sino alla morte.

I Perseguitati e i Martiri: «I martiri fanno infatti sempre riferimento al Cristo, "Rex et caput martyrum" di cui imitano la passione, lottando, resi forti dall’Eucaristia, animati dallo Spirito Santo, per amore di Cristo e degli uomini, per testimoniare la fedeltà alla parola rivelata, per la verità e la giustizia, per la legge di Dio, e non potrebbero essere limitati ai soli antichi, o a quelli da tempo rinomati.» (Il Culto dei Martiri nella Liturgia Romana - Mario Lessi-Ariosto)
Tertulliano giunge a scrivere nel De Pudicitia: «Christus in martyre est», nel martire c’è Cristo. Martire, infatti, è chi si identifica con il Signore al punto da rendergli testimonianza fino alla morte. Testimone di fede e coraggio. Fin dalle prime comunità cristiane, il martirio è stato paragonato alla celebrazione eucaristica, perché realizza una contemporaneità con Cristo, l’essere una cosa sola con lui. Ma il martire è anche una figura molto attuale se pensiamo ai cristiani perseguitati e uccisi oggi nelle varie parti del mondo. È nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace, la forza di perseverare nel dialogo ad ogni costo, la pazienza di tessere giorno per giorno la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica, per la gloria di Dio e il bene di tutti.





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PREGHIERA per la Chiesa perseguitata

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Terminata la breve introduzione, considero necessario richiamare all’attenzione l’importanza e il significato di professare la fede nel Signore Gesù.

Papa Benedetto XVI, nella Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio "Porta Fidei", ci ha insegnato che:
«professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8):
il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza;
Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo;
lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore».



Secondo il Santo Padre Francesco, «il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» e per questo rivolge un invito ad ogni cristiano «in qualsiasi luogo e situazione, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta» (Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium").

In alcune parti del mondo, se si desidera seguire l’invito del Santo Padre, aprire il cuore a Gesù e quindi avere la libertà di poter pregare quando e dove si reputa più opportuno, si rischia la persecuzione e perfino il martirio. Se poi consideriamo, che l’attività missionaria, come ci ha sempre detto San Giovanni Paolo II, «rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa» e «la causa missionaria deve essere la prima», perché ha l’obiettivo di annunciare e trasmettere il Vangelo, è ancora più doloroso constatare che tanti nostri fratelli, soffrono maggiormente questa drammatica discriminazione religiosa, ancora troppo spesso taciuta, nascosta o volutamente censurata nelle sue dimensioni reali.



La Santa Chiesa, come ben sappiamo, ha sempre accolto questa sfida, infatti ha svolto un’attività missionaria fin dalle sue origini e, grazie all’opera dei suoi inviati, sacerdoti, religiosi e laici, continua, ancora oggi con tante difficoltà, a testimoniare, condividere, l’esperienza della fede e ad annunciare il Vangelo nei quattro angoli del mondo.
Questo era il mandato di Gesù ai suoi discepoli, a tutta la Chiesa ed anche a noi:
«...E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).
Quindi «La missione dei servitori della Parola – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – è quella di mettere tutti, nessuno escluso, in rapporto personale con Cristo. Nell’immenso campo dell’azione missionaria della Chiesa, ogni battezzato è chiamato a vivere al meglio il suo impegno, secondo la sua personale situazione». (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 2015)



Il cristiano, come è indicato nella prima lettera di Giovanni, deve sempre testimoniare Cristo:
«Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita... noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (1Gv 1,1.3).











Testimoniare Gesù Cristo risorto, rappresenta l’atto di FEDE più importante.

«“Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cfr Mt 28,19)...
La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. I credenti, attesta sant’Agostino, “si fortificano credendo” (De utilitate credendi, 1,2)». (Papa Benedetto XVI, Lett. Apost. in forma di Motu Proprio “Porta Fidei”)



«Per fede gli APOSTOLI lasciarono ogni cosa per seguire il Maestro (cfr Mc 10,28). Credettero alle parole con le quali annunciava il Regno di Dio presente e realizzato nella sua persona (cfr Lc 11,20). Vissero in comunione di vita con Gesù che li istruiva con il suo insegnamento, lasciando loro una nuova regola di vita con la quale sarebbero stati riconosciuti come suoi discepoli dopo la sua morte (cfr Gv 13,34-35). Per fede andarono nel mondo intero, seguendo il mandato di portare il Vangelo ad ogni creatura (cfr Mc 16,15) e, senza alcun timore, annunciarono a tutti la gioia della risurrezione di cui furono fedeli testimoni.

Per fede i DISCEPOLI formarono la prima comunità raccolta intorno all’insegnamento degli Apostoli, nella preghiera, nella celebrazione dell’Eucaristia, mettendo in comune quanto possedevano per sovvenire alle necessità dei fratelli (cfr At 2,42-47).

Per fede i MARTIRI donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori». (Papa Benedetto XVI, Lett. Apost. in forma di Motu Proprio “Porta Fidei”)



La fede, dunque, è qualcosa che, come dice Papa Francesco, “non si impara sui libri” ma è un “dono” e una “grazia”. “Un dono che ti dà il Signore, ma chiedilo: ‘Dammi la fede!’”. E ancora “Nessuno ‘merita’ la fede. Nessuno la può comprare. È un dono. La ‘mia’ fede in Gesù Cristo, mi porta all’umiliazione? Non dico all’umiltà: all’umiliazione, al pentimento, alla preghiera che chiede: ‘Perdonami, Signore. Tu sei Dio. Tu ‘puoi’ perdonare i miei peccati”.

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Secondo Papa Francesco «l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo» e sempre nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 2014 è tornato a parlare della figura dei discepoli dicendo che «sono coloro che si lasciano afferrare sempre più dall’amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il REGNO di DIO, per essere portatori della gioia del Vangelo. Tutti i discepoli del Signore sono chiamati ad alimentare la gioia dell’evangelizzazione».

In che situazioni questi ultimi annunceranno il Regno?

Gesù non ha mai nascosto ai Suoi primi discepoli le difficoltà alle quali sarebbero andati incontro seguendolo, così come Lui non ha loro nascosto che avrebbe sofferto la persecuzione, che sarebbe stato arrestato, torturato ed ucciso violentemente per essere fedele alla volontà del Padre.
«Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti ai governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.
Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.
Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Mc 13,9-13).



«...Lui ci ha amato, cioè dando la vita per noi. Lo stesso Giovanni lo scrive nella sua Prima Lettera: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli [...] Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (3,16.18).
L’amore, quindi, è il servizio concreto che rendiamo gli uni agli altri. L’amore non sono parole, sono opere e servizio; un servizio umile, fatto nel silenzio e nel nascondimento, come Gesù stesso ha detto: “non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3).
Esso comporta mettere a disposizione i doni che lo Spirito Santo ci ha elargito, perché la comunità possa crescere (cfr 1Cor 12,4-11). Inoltre, si esprime nella condivisione dei beni materiali, perché nessuno sia nel bisogno» (Papa Francesco, Udienza Giubilare del 12 marzo 2016).



Ogni cristiano, nella propria vita, dovrebbe svolgere un programma ben preciso che consiste nel «seguire il Signore, Via, Verità e Vita, per possedere il regno da Lui promesso e dato.
Verso questo regno, che non è di quaggiù, Gesù ci ha invitato a guardare, quando ci ha insegnato ad invocare “Venga il tuo regno”.
Obbedendo al suo comando, gli apostoli, i discepoli, i missionari di tutti i tempi hanno speso le migliori energie per allargare, mediante l’evangelizzazione, i confini di questo regno. Esso, infatti, è dono del Padre (cfr Lc 12,32), ma è anche frutto della personale corrispondenza dell’uomo. Nella “nuova creazione” noi potremo entrare nel regno del Padre solo dopo aver seguito il Signore nel pellegrinaggio terreno (cfr Mt 19,28)» (San Giovanni Paolo II, omelia del 22 Novembre 1998, Solennità di Cristo Re).
Nella seconda Lettura, l’apostolo Paolo spiega in che cosa consiste il regno di cui Gesù parla:
«Scrive così ai Colossesi: bisogna rendere grazie a Dio, che “ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (1,13-14)» (Ibid.)



Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2816), a tal proposito, è molto chiaro:
«Il regno di Dio è prima di noi. Si è avvicinato nel Verbo incarnato, viene annunciato in tutto il Vangelo, è venuto nella morte e risurrezione di Cristo. Il regno di Dio viene fin dalla santa Cena e nell’Eucaristia, esso è in mezzo a noi. Il Regno verrà nella gloria allorché Cristo lo consegnerà al Padre suo».
Per San Cipriano di Cartagine, invece, «è anche possibile che il regno di Dio significhi Cristo in persona, lui che invochiamo con i nostri desideri tutti i giorni, lui di cui bramiamo affrettare la venuta con la nostra attesa. Come egli è la nostra risurrezione, perché in lui risuscitiamo, così può essere il regno di Dio, perché in lui regneremo» (De dominica Oratione, 13: CCL 3A, 97 - PL 4, 545).

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Ecco che allora, in un mondo bisognoso di redenzione, segnato da profonde trasformazioni sociali, politiche, economiche e culturali, diventa fondamentale l’esigenza di coniugare lo SPIRITO MISSIONARIO con la vita di tutti i giorni. La testimonianza di fede di tanti nostri fratelli disseminati nei cinque continenti, resta il segno tangibile di un impegno costante della Chiesa, per la causa del Regno.
«Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» diceva Paolo ai cristiani di Corinto. Si comprende allora come ogni attività della Chiesa abbia come primario obiettivo quello di dover evangelizzare, cioè aiutare tutti a incontrare Cristo nella fede. Il Santo Padre Francesco, a tal proposito, ci ha spiegato che la fede è un «dono prezioso di Dio... che non è riservato a pochi, ma che viene offerto con generosità. Tutti dovrebbero poter sperimentare la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia della salvezza! Ed è un dono che non si può tenere solo per se stessi, ma che va condiviso. Se noi vogliamo tenerlo soltanto per noi stessi, diventeremo cristiani isolati, sterili e ammalati. L’annuncio del Vangelo fa parte dell’essere discepoli di Cristo ed è un impegno costante che anima tutta la vita della Chiesa... Ogni comunità è ‘adulta’ quando professa la fede, la celebra con gioia nella liturgia, vive la carità e annuncia senza sosta la Parola di Dio, uscendo dal proprio recinto per portarla anche nelle ‘periferie’, soprattutto a chi non ha ancora avuto l’opportunità di conoscere Cristo... L’uomo del nostro tempo ha bisogno di una luce sicura che rischiara la sua strada e che solo l’incontro con Cristo può donare. Portiamo a questo mondo, con la nostra testimonianza, con amore, la speranza donata dalla fede!»
(Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del 2013)



«Lo spirito missionario e lo spirito cattolico, dicevamo tempo fa, sono una sola e stessa cosa. La cattolicità è una nota essenziale della vera Chiesa: a tal punto che un cristiano non è veramente affezionato e devoto alla Chiesa, se non è ugualmente attaccato e devoto alla sua universalità, desiderando che essa metta radici e fiorisca in tutti i luoghi della terra». (Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII, p. 328.)



Nella prima lettera, Pietro l’apostolo ha scritto: «Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi» e poi «ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome (...) Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene».
Infatti bisogna sempre ricordare, che tante sorelle e fratelli cristiani che con umiltà, mitezza e spirito di sacrificio professano la propria fede, sono sottoposti a vere persecuzioni che non di rado portano al martirio.
Noi siamo dell’idea che questo dramma non può essere più ignorato per rispetto di chi, anche nelle difficili condizioni odierne, continua, con coraggio, a testimoniare la Verità e quindi a servire il Signore. La fede ha sempre bisogno di preghiera, ma come ha scritto San Giacomo, «senza le opere è morta».



Auspicabile sarebbe un’attivazione di tutta la cristianità per creare iniziative di aiuto e opere di solidarietà ai perseguitati e a tutte quelle persone che subiscono ogni forma di violenza: torture, stupri, rapimenti, distruzione dei luoghi di culto.
«Quando il più sconosciuto predicatore, missionario, catechista o Pastore, annuncia il Vangelo, raduna la comunità, trasmette la fede, amministra un Sacramento, anche se è solo, compie un atto di Chiesa. Egli non agisce per una missione arrogatasi, né in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Papa Paolo VI - esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi del 1975).
Proprio per questo è doveroso conservare la memoria del sacrificio d’amore di quanti muoiono per difendere la Verità, fedeli al loro impegno di apostolato e di evangelizzazione.



Invece, si rimane perplessi dalla timidezza e dall’indifferenza che troppo spesso aleggia ancora oggi nel raccontare questi drammi che subiscono in modo sistematico donne, uomini e bambini a causa della loro fede in nostro Signore Gesù Cristo.



In queste persone perseguitate, c’è una riscoperta del volto umile del cristianesimo ed infatti colpisce la loro forza spirituale, espressa nella perseveranza nel frequentare di Domenica le chiese, nell’aiutare i più bisognosi e, nonostante le minacce ricevute, nel restare e continuare la loro missione, a costo della vita.
«Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza» (Rm 10,10)



Non si può essere egoisti, occorre essere uniti, continuare a pregare per i nostri fratelli e sentirsi un po’ tutti cristiani, tutti Nazareni, battezzati nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo!
«Come nella Chiesa antica il sangue dei martiri divenne seme di nuovi cristiani, così ai nostri giorni il sangue di molti cristiani è diventato seme dell’unità. L’ecumenismo della sofferenza, l’ecumenismo del martirio, l’ecumenismo del sangue è un potente richiamo a camminare lungo la strada della riconciliazione tra le Chiese, con decisione e fiducioso abbandono all’azione dello Spirito» (Papa Francesco).
Se ci sono veri martiri, in troppi, fanno finta di non vedere e non denunciano quello che accade.
Episodi di ingiustizia e di odio, continuano a prevalere proprio grazie a questa indifferenza di molte persone ed i tanti cristiani, impegnati nel bene comune, continuano a essere crocifissi.

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Come ci ricorda San Giovanni Paolo II «Il Cristianesimo ha nella CROCE il suo simbolo principale. Dovunque il Vangelo ha posto radici, la Croce sta ad indicare la presenza dei cristiani». (Angelus del 15 settembre 2002)
«O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo». (Papa Francesco, parte della preghiera della Via Crucis - 2016)



«Perché la croce e il Cristo crocifisso sono la porta alla vita eterna?

Perché in lui - nel Cristo crocifisso - è manifestato nella sua pienezza l’amore di Dio per il mondo, per l’uomo.
Nella stessa conversazione con Nicodemo, Cristo dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Gv 3, 16-17).
La salvezza del Figlio di Dio attraverso l’elevazione sulla croce ha la sua sorgente eterna nell’amore. È l’amore del Padre che manda il Figlio; egli offre suo Figlio per la salvezza del mondo. Nello stesso tempo è l’amore del Figlio il quale non “giudica” il mondo, ma sacrifica se stesso per l’amore verso il Padre e per la salvezza del mondo. Dando se stesso al Padre per mezzo del sacrificio della croce egli offre al contempo se stesso al mondo: ad ogni singola persona e all’umanità intera.
La croce contiene in sé il mistero della salvezza, perché nella croce l’amore viene innalzato. Questo significa l’elevazione dell’amore al punto supremo nella storia del mondo: nella croce l’amore è sublimato e la croce è allo stesso tempo sublimata attraverso l’amore. E dall’altezza della croce l’amore discende a noi. Sì: “La croce è il più profondo chinarsi della divinità sull’uomo. La croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo” (Ioannis Pauli PP. II, Dives in Misericordia, 8)». (San Giovanni Paolo II, Messa della esaltazione della Santa Croce - Omelia del 14 settembre 1984)



Nel Vangelo di Luca viene ribadito che: «Il figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, Gesù disse a tutti i suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua...».



Noi, come ha sempre detto Papa Francesco, «non possiamo pensare alla vita cristiana fuori da questa strada, da questo cammino che lui ha fatto per primo». È «il cammino dell’umiltà, anche dell’umiliazione, dell’annientamento di se stesso», in quanto «lo stile cristiano senza croce non è affatto cristiano»
Assumere uno stile di vita cristiano dunque significa proprio questo: «prendere la croce con Gesù e andare avanti»

È questo lo stile di vita che «ci salverà, ci darà gioia e ci farà fecondi.
Perché questo cammino che porta a rinnegare se stesso, è fatto per dare vita; è il contrario del cammino dell’egoismo», cioè «quello che porta a essere attaccato a tutti i beni solo per sé». Questo invece è un cammino «aperto agli altri, perché è lo stesso fatto da Gesù». Dunque è un cammino «di annientamento per dare vita. Lo stile cristiano è proprio in questo stile di umiltà, di mitezza, di mansuetudine».

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Essere devoti a Gesù Cristo e al Suo mandato, riconoscere lo stile di umiltà dei cristiani, non significa dover accettare in modo silenzioso tutto quello che stanno subendo i nostri fratelli. Ormai si può constatare che negli ultimi tempi il dramma dei cristiani PERSEGUITATI sembra che sia cresciuto giorno dopo giorno. Perfino le istituzioni europee, che fino a ieri erano state restie a parlarne, hanno riconosciuto che la comunità più perseguitata nel mondo è quella cristiana.
Nel 2011 il Parlamento europeo, ha condannato gli attacchi perpetrati contro cristiani e ha chiesto lo sviluppo di una strategia comune per tutelare la libertà religiosa. (vedi la Risoluzione del Parlamento europeo)

Anche Papa Francesco, con i suoi interventi, ha sempre voluto sensibilizzare l’opinione pubblica.

Sicuramente, grazie al “Libro nero della condizione dei cristiani nel mondo”, una raccolta articolata di studi, riflessioni e testimonianze, coordinata dal giornalista Samuel Lieven e portata nel 2014 in Italia da Mondadori, è emerso il dato terrificante del disastro umanitario: da 150 a 200 milioni di cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi) vengono discriminati o perseguitati sull’intero pianeta.
Non ci sono dubbi sul fatto che oggi la religione cristiana è in assoluto la più minacciata.


In particolare, un altro dato sconcerta: “L’ottanta per cento degli atti di persecuzione religiosa nel mondo è orientato contro i cristiani”.

Quante le vittime?

Il Csgc (Center for the study of global Christianity) riporta la stima media di centomila cristiani uccisi ogni anno per la loro fede lungo l’ultimo decennio.

Una media di cinque cristiani al minuto.

Secondo gli ultimi dati, dal 1 novembre 2015 al 31 ottobre 2016, 1207 cristiani sono stati uccisi per ragioni legate alla loro fede. Ben 1329 le chiese oggetto di vandalismo, profanazione o veri e propri attacchi armati che, in molti casi, hanno portato alla distruzione dell’edificio di culto.

Si prende in considerazione la La World Watch List 2017 di Porte Aperte (Open Doors) che rappresenta l’annuale rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo. In particolare, si riporta di seguito la mappa/classifica dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani.





Mappa del 2017




Clicca qui per ingrandire la mappa
(fonte: Open Doors World Watch List 2017)



Video - World Watch List 2017 - Top 5


World Watch List, Where Christian Persecution Is Worst...


Porte Aperte Italia





Mappa del 2016




Clicca qui per ingrandire la mappa
(fonte: Open Doors World Watch List 2016)



Top 10 Countries Summaries - World Watch List 2016


Dossier con dati e testimonianze - Caritas Italiana


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I MARTIRI possono essere considerati veri testimoni d’amore, proprio perchè hanno dato la loro vita e si trovano nel cuore della Chiesa, cioè nella presenza di Dio. Ormai, il martirio, è diventato, purtroppo, una possibilità concreta per tutti noi cristiani e ad oggi, come abbiamo più volte detto, in migliaia sono martirizzati, venduti, torturati, svantaggiati, discriminati e addirittura crocifissi.

È importante ricordare che Cristo è stato lui stesso martire della verità:
«Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”» (Gv 18,37)
L’amore è la causa che ha spinto Dio a dare la sua vita e questo esempio dovrebbe spingere ogni cristiano a fare la stessa cosa: «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13)

Anche in occidente, dove un relativismo intollerante sta diventando sempre più radicale, il martirio è diventato, per tutti i cristiani, ormai una possibilità concreta. Il Cardinale Joseph Ratzinger aveva analizzato questa situazione, già nell’omelia per l’elezione del Papa del 18 aprile 2005: «Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie»
Questo relativismo è pericoloso perchè con esso viene imposto il modo di pensare e di agire, che è contrario al Vangelo e quindi contrario alla testimonianza di Gesù Cristo.



Secondo Papa Francesco una conseguenza della “dittatura del relativismo” è ciò che egli chiama la “cultura dello scarto” che «tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione».
Non bisogna discostarsi troppo, ma è necessario capire quanto la “dittatura del relativismo”, secondo il Santo Padre, «mette in pericolo la convivenza tra gli uomini».



Papa Francesco nell’Angelus del 23 giugno 2013 ribadisce che il martirio rappresenta la suprema testimonianza d’amore:

«“Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,24).
Qui c’è una sintesi del messaggio di Cristo, ed è espressa con un paradosso molto efficace, che ci fa conoscere il suo modo di parlare, quasi ci fa sentire la sua voce... Ma che cosa significa “perdere la vita per causa di Gesù”? Questo può avvenire in due modi: esplicitamente confessando la fede o implicitamente difendendo la verità.

I martiri sono l’esempio massimo del perdere la vita per Cristo.

In duemila anni sono una schiera immensa gli uomini e le donne che hanno sacrificato la vita per rimanere fedeli a Gesù Cristo e al suo Vangelo. E oggi, in tante parti del mondo, ci sono tanti, tanti, - più che nei primi secoli - tanti martiri, che danno la propria vita per Cristo, che sono portati alla morte per non rinnegare Gesù Cristo. Questa è la nostra Chiesa.
Oggi abbiamo più martiri che nei primi secoli! Ma c’è anche il martirio quotidiano, che non comporta la morte ma anch’esso è un “perdere la vita” per Cristo, compiendo il proprio dovere con amore, secondo la logica di Gesù, la logica del dono, del sacrificio. Pensiamo: quanti papà e mamme ogni giorno mettono in pratica la loro fede offrendo concretamente la propria vita per il bene della famiglia! Pensiamo a questi! Quanti sacerdoti, frati, suore svolgono con generosità il loro servizio per il regno di Dio! Quanti giovani rinunciano ai propri interessi per dedicarsi ai bambini, ai disabili, agli anziani... Anche questi sono martiri! Martiri quotidiani, martiri della quotidianità!»



«Ma chi sono i martiri cristiani?

Che differenza c’è tra loro e molti altri che sono morti e che continuano a morire per non tradire la loro patria o per essere fedeli alla loro ideologia?
Martire, martys, nel Nuovo Testamento, significa testimone di quello che Gesù ha detto e fatto e proprio per questa loro testimonianza esplicita alcuni vengono anche uccisi!
Gesù l’aveva apertamente detto ai suoi discepoli: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Giovanni 15,20).
Anche l’evangelista Luca, nel libro degli Atti degli Apostoli ci racconta la sorte e le sofferenze che hanno dovuto sopportare la prima comunità cristiana e i discepoli per essere fedeli testimoni del maestro.
Pietro e Giovanni vengono incarcerati (cfr. 4,3); Stefano è il primo a testimoniare Gesù fino al martirio (cfr. 6-7) e l’apostolo Giacomo, fratello di Giovanni viene ucciso di spada (cfr. 12, 2).
Tutti i discepoli di Gesù vengono a trovarsi, prima o dopo, in una situazione simile a quella del maestro: si vive come ha vissuto Lui, sapendo molto spesso che come Gesù ha dato la vita fino all’effusione del sangue, lo sarà anche per loro.
Significativo il parallelismo che troviamo nel libro degli Atti tra la morte di Gesù e la morte di Stefano, perfetta imitazione della passione e morte del maestro: tutti e due sono accusati da falsi testimoni e affrontano la morte con totale affidamento al Padre.
Versare il sangue per testimoniare il Vangelo si potrebbe pensare realtà di altri tempi, del periodo degli inizi della Chiesa, ma non della nostra società di oggi. Eppure la realtà ci costringe a dire altrimenti».
(Parte della presentazione della XIV giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri del 24 marzo 2006 - “Uccisi perché testimoni del risorto”)









Il 29 aprile 2016 alle ore 20.00, il celebre monumento Fontana di Trevi, è stato tinto di rosso. «È il colore del sangue versato da tanti bambini, donne e uomini, il cui diritto di vivere liberamente e gioiosamente la fede nella terra natia viene barbaramente violato da portatori di ideologie di morte, spesso anche a sfondo religioso... Questa inedita iniziativa, promossa dalla Sezione Italiana della Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, vuole richiamare la pubblica attenzione su tale dramma. La sistematica violazione del diritto alla libertà religiosa, soprattutto a danno dei Cristiani, deve diventare un tema centrale nel dibattito pubblico, onde evitare il rischio dell’indifferenza e la conseguente prosecuzione di un’intollerabile agonia.
Ma parlare di agonia forse non è sufficiente: autorevoli Istituzioni hanno ufficialmente adottato il termine genocidio per descrivere le sofferenze inflitte alle minoranze religiose, in particolare cristiane, in una vasta area del Medio Oriente. E purtroppo tali sofferenze non riguardano solo il Medio Oriente... ». (fonte: Aiuto alla Chiesa che Soffre)


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Per una maggiore completezza di informazioni, di seguito, sono riportati gli interventi più significativi di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco rivolti in più occasioni all’opinione pubblica per sensibilizzarla sul dramma subito dai cristiani nelle varie parti del mondo.



Vai subito alle DICHIARAZIONI ed agli interventi significativi di:



Vai alla preghiera di Papa Pio XII:
PREGHIERA per la Chiesa perseguitata

Per maggiore completezza, sono disponibili articoli, documenti e video di utile consultazione. Clicca su: APPROFONDIMENTI





Se non si gridano al mondo le cifre della persecuzione dei cristiani, se non si ferma la strage, se non si riconosce che questa è la prima emergenza mondiale in materia di violenza e discriminazione religiosa, non si riuscirà mai a dare la giusta importanza al dramma che stanno vivendo molti nostri fratelli nelle varie parti del mondo che professano la loro fede in Lui e rendono testimonianza a Cristo Signore con il dono della propria vita.



I martiri della Chiesa dei giorni nostri ci ricordano che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide.
È “l’ecumenismo del sangue che precede ogni contrasto e rafforza il cammino verso l’unità” (Papa Francesco). Il sangue di tutti i martiri, testimoni della verità, è un invito rivolto a noi ad unirci con Cristo nel suo unico Corpo. Così facendo la Storia sarà riscattata e santificata. E i martiri della verità sono coloro che hanno fatto la gloria della Chiesa nel corso della Storia. Una Chiesa ferita e gloriosa allo stesso tempo: ferita per ciò che sta accadendo e gloriosa per la gloria dei suoi martiri giusti.



«Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato – ha sottolineato Papa Francesco -, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. Dobbiamo riconoscere – prosegue il Santo Padre – che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità, riconcilia le diversità e supera i conflitti». «L’unità si fa camminando - e aggiunge -, mai da fermi».



«E allora il Nostro messaggio raggiunge il suo vertice; il vertice negativo. Voi attendete da Noi questa parola, che non può svestirsi di gravità e di solennità: non gli uni contro gli altri, non più, non mai... Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!» (Papa Paolo VI nel Discorso alle Nazioni Unite, New York, 4 ottobre 1965)



Preghiamo, chiedendo l’intercessione dei martiri santi e la loro protezione per i nostri popoli contro il male, le divisioni e la frantumazione!



Si ringrazia il:
Dott. Francesco De Marco
Direttore di Blog CATTOLICI






APPROFONDIMENTI:

Evangelii Nuntiandi - 1975 (Esortazione Apostolica di Paolo VI)

Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II - 1981 (Durante la visita alla collina dei martiri)

Tertio Millennio Adveniente - 1994 (Lettera Apostolica di Papa Giovanni Paolo II)

Il Magistero di Giovanni Paolo II sui martiri del nostro secolo - 2000
(Papa Giovanni Paolo II)


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XLIV Giornata Mondiale della Pace - 2011 (Messaggio di Papa Benedetto XVI)

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2011 sulla situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa

Medio Oriente, Cristiani a Rischio di estinzione (Articolo di Avvenire del 28 gennaio 2011)

Osservatorio sulla Cristianofobia

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Mosul. I terroristi marchiano le case dei cristiani con la lettera “N” (Nazarat).
Per loro, niente razioni di cibo e acqua


Convertirsi all’islam, pagare il tributo o andarsene.
La sorte dei cristiani di Mosul marchiati con la lettera “N”


Quella lettera N segno di infamia e di riscossa

Il 15 agosto Chiesa in preghiera per i cristiani perseguitati


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Fondamenti della MISSIONE

Elenco degli Operatori uccisi (Agenzia Fides)

Aiuto alla Chiesa che Soffre (fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata)

Lettera del Papa inviata prima di Natale 2013 (rivolta ai cristiani del Medio Oriente)

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Il 2014 annus horribilis per la persecuzione dei cristiani

Index Mondial de Persécution des Chrétiens

Open Doors World Watch List

World Watch List, Where Christian Persecution Is Worst ...
Porte Aperte Italia

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Vita consacrata. Memoria dei Santi e dei Martiri (Veglia celebrata a Roma del 19/09/2015)

Cinque grandi Testimonianze di cristiani perseguitati oggi

Cristiani perseguitati (Dossier de ilsussidiario.net)

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Baghdad. Iraq, marchio della vergogna - Avvenire)

Non possiamo tacere - Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati

International Christian Concern (ICC) is a human rights organization for religious freedom and for assisting Christians who are victims of persecution and...

COME TU MI VUOI io sarò...
Video


La Fontana di Trevi in rosso in ricordo dei martiri cristiani
Video


Aiutare i cristiani perseguitati - Marzo 2017
Video del Santo Padre Francesco


Operatori Pastorali uccisi nell’anno 2015














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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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