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Dei Cattolici e Della Politica







Negli ultimi mesi si fa un gran parlare dell’impegno dei cattolici in politica, spesso tirati per la giacchetta da non credenti o da presunti cristiani che vorrebbero insegnarci, spiegarci ed illuminarci sul nostro impegno nel e per la Polis.
Innanzitutto serve fare chiarezza su due parole chiave: cattolici e politica.






Il Cattolicesimo non è un’ideologia e non è nemmeno una filosofia, i cattolici sono uomini e donne battezzati che credono nella morte e Resurrezione di Gesù il Cristo, vero Dio e vero Uomo.
La loro fede si alimenta quotidianamente nell’incontro personale con il Risorto e si concretizza e dà frutto attraverso la testimonianza personale del cambio radicale che quest’incontro ha prodotto nella loro vita.
Tutti noi cattolici diciamo con San Paolo: “Guai a me se non annunciassi il Vangelo”. L’annuncio della lieta notizia, della Verità, dell’Amore, questo è il compito di ogni cristiano. Per esserne all’altezza bisogna però vivere dentro la propria vocazione e la politica è una vocazione!
Se Madre Teresa si fosse candidata alle elezioni, avremmo perso una Santa, così se il mio fratello nella fede Francesco, marito e padre di quattro meravigliosi figli, smettesse di fare il medico per candidarsi, perderemmo un medico cristiano, avremmo un pessimo politico e lui probabilmente metterebbe a repentaglio la sua santificazione.
Tradotto, non tutti i cattolici sono chiamati a fare politica, ed ognuno deve avere la capacità di discernere e comprendere qual è il suo posto nella Storia, onde evitare di trasformare le buone intenzioni in danni per sé e per gli altri.






La politica poi è un’arte nobilissima che non attiene solo alla sfera elettorale. Esiste un impegno politico a prescindere dalla rappresentanza istituzionale, un impegno nella Polis finalizzato al Bene Comune.
Credo fosse questo il senso del pluricitato richiamo del Papa ad un rinnovato impegno dei Cristiani nella politica, un invito a non rinchiudere la propria Fede nella sfera privata bensì a renderla pubblica per metterla al servizio della Polis nelle molteplici forme che la società ci offre.
















Solo ora, dopo aver chiarito questi aspetti, possiamo parlare con serietà della politica italiana e del nostro ruolo, consapevoli che la storia dei cattolici e del loro impegno politico in Italia è assai complessa, non liquidabile con atteggiamenti da ultras.
Una storia sempre passata attraverso forti tribolazioni, dal Risorgimento al “Multipartito” passando per la Prima Repubblica.






Il crinale della sfida sembra abbastanza evidente, dobbiamo sconfiggere l’individualismo nichilista nelle sue due principali forme, quella degli orfani del marxismo che hanno trovato la nuova battaglia nei cosiddetti “diritti civili” e quella della tecnofinanza che ha umiliato il lavoro e monetizzato anche gli affetti.
Entrambe le posizioni sono portatrici di un umanesimo ateo che, volendo cancellare Dio dal cuore dell’uomo, tende ad umiliarlo, a bestializzarlo, a condurlo ad una morte interiore graduale ma inesorabile.
Entrambe le posizioni sono la causa della crisi attuale, crisi antropologica prima ancora che economica.






Dobbiamo affermare un umanesimo integrale che valorizzi e difenda la Persona dal concepimento alla morte naturale, valorizzi ogni uomo e tutto l’uomo attraverso la ricerca della Verità, nell’Amore verso l’altro.
Per farlo non serve un partito dei cattolici ma serve che gli stessi si mettano al servizio di un grande progetto politico Popolare.
Attraverso la Ragione possiamo incontrare tradizioni politiche radicate ed in evoluzione e questo è già accaduto, in alcune sfide concrete, con Riformisti, Conservatori, Nazional-Popolari con cui, seppur nell’apparente disinteresse dei grandi mezzi di comunicazione, abbiamo parzialmente saldato questo blocco politico-culturale. Basti pensare alle vicende Dico - Pacs, Eutanasia, Fecondazione assistita.






Certo ancora non basta. Bisogna costruire un grande progetto per l’Italia e per l’Europa, centrato sulla Persona, che dica mai più aborto, eugenetica, eutanasia e che abbia a cuore alcune priorità: un nuovo assetto Istituzionale nazionale ed europeo incentrato sull’elezione diretta degli organi esecutivi e sulla sussidiarietà verticale; un nuovo modello economico che ridia dignità al lavoro ed all’economia reale colpendo la speculazione e le delocalizzazioni; un nuovo welfare di comunità che oltrepassando la dicotomia Stato-Mercato si poggi sul ruolo sussidiario dei corpi intermedi e sul ruolo insostituibile della Famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.
Destiniamo le nostre energie per farlo anziché sprecarle per moltiplicare sigle piene di ambizione ma prive di prospettiva. Per farlo partiamo da quello che c’è anziché volerlo distruggere, uniamo invece di separare.






Appello agli uomini di buona volontà, ai liberi e forti.
È ora di rimboccarsi le maniche e navigare in mare aperto, combattendo di cuore la tentazione dei tatticismi, delle alchimie, delle invidie, degli egoismi, delle manie di protagonismo, dei velleitarismi, dei nuovismi di facciata, mossi da una genuina passione verso l’Uomo, verso il Creato, verso la Patria e quindi, consapevoli o no, verso Dio.

Argomento pubblicato su Blog CATTOLICI, il Raccoglitore Italiano di BLOG di Fedeli CATTOLICI...
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Si ringrazia:
On. Federico Iadicicco
Vice presidente vicario
Comm. cultura Prov. di Roma













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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