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Vivere la Pasqua con i Bambini







Solo in apparenza la Pasqua è una festa di difficile comprensione per i bambini. Alcuni ritengono a torto che sia sbagliato parlare di Cristo risorto, perché ciò implica parlare prima della sua morte: secondo costoro il mistero della fine della vita deve essere nascosto ai bambini, perché altrimenti essi crescerebbero nell'ansia e nella paura.


La realtà invece è molto più semplice. I bambini sanno già che esiste la morte e ne hanno paura. Ciò che li rasserena veramente è la scoperta che c'è uno, il Signore Gesù, che ha vinto la morte. Per questo è sbagliato insistere con i bambini sul fatto che la morte è il destino di tutti - essi già lo sanno e pongono continuamente domande su cosa accadrà dopo la morte - mentre è veramente importante spiegare che Cristo è morto e che l'amore del Padre gli ha ridato la vita. Ai bambini interessa soprattutto ciò che è vero e reale dell’annuncio della resurrezione e saranno loro stessi, crescendo, a coglierne poi tutte le implicazioni personali.


G.K. Chesterton, il grande scrittore inglese convertito al cristianesimo, diceva con grande finezza ed intuito pedagogico: «Le favole non danno al bambino la prima idea di uno spirito cattivo. Ciò che le favole danno al bambino è la prima chiara idea della possibile sconfitta dello spirito cattivo. Il bambino conosce dal profondo il drago, fin da quando riesce ad immaginare. Ciò che la favola gli fornisce è che esiste un San Giorgio che uccide il drago».





La morte di Gesù: i suoi motivi storici ed il suo motivo personale




Ecco allora che la festa di Pasqua è bella anche per loro, proprio a partire dal suo nucleo centrale. Gesù è stato ucciso, ma Dio gli ha ridonato la vita. Ed è stato ucciso nonostante Egli fosse venuto a portare l'amore di Dio: nonostante Egli fosse l'amore di Dio! Ma l'amore non è stato amato.


Egli è stato ucciso perché i capi dei sacerdoti del tempo non potevano tollerare che Egli si facesse simile a Dio. Essi, come San Paolo, sentivano che il suo annunzio era totalmente nuovo, che Egli si presentava non solo nel nome di Dio, ma come se fosse Dio stesso. E questo era intollerabile ai loro orecchi. Come ha detto splendidamente C.S. Lewis, l'autore delle Cronache di Narnia, Gesù o era un pazzo o era il Figlio di Dio: non è possibile una terza ipotesi.


I capi dei sacerdoti sobillarono allora la folla e Pilato ebbe paura dei discepoli dei sacerdoti: essi avrebbero messo a ferro e fuoco Gerusalemme, se egli, che era allora il capo del potere politico, non avesse fatto eliminare Gesù. Gesù ed i suoi discepoli non facevano alcuna paura al potere romano, ma Pilato ebbe paura dell'azione politica del sinedrio e preferì sacrificare un innocente, purché i discepoli dei sacerdoti del tempo non generassero tumulti. Questi sono i motivi storico della sua crocifissione.


Ma c'è un altro motivo, più profondo, che condusse Gesù alla morte. Egli non volle scappare ed anzi, sapendo che volevano ucciderlo, offrì se stesso. Egli entrò nel male amando. Amando coloro che gli volevano del male ed amando tutti gli uomini. Per questo volle celebrare l'ultima cena prima di essere catturato per offrire il suo corpo ed il suo sangue. E portò così nel mondo l'amore stesso di Dio che non ama solo quando è amato, bensì si carica anche del male di chi non ama, prendendolo su di sé e riempiendolo del suo stesso amore.








La resurrezione di Gesù




Gesù morì veramente, ma Dio lo ha resuscitato. Ed Egli è risorto come primizia, proprio perché il suo dono d'amore e l'amore con cui Dio l'ha amato resuscitandolo dai morti conducessero anche noi ad avere la vita eterna. È bello cominciare a condividere con i bambini almeno alcuni dei motivi per cui noi siamo certi della resurrezione di Gesù. Alla sua morte tutti erano scoraggiati, perché tutto sembrava perduto. Alcuni discepoli se n'erano già tornati alla loro casa, mentre altri se ne stavano impauriti chiusi in casa. Solo perché Egli apparve a loro risorto e vivo essi ritrovarono il coraggio di riunirsi, di uscire dalle loro case e di annunziare a tutti che Egli era vivo. Le lettere di Paolo, i vangeli e tutti gli altri scritti che raccontano di Gesù sono stati scritti pochissimo tempo dopo quei fatti, quando tutti i testimoni erano ancora vivi. E soprattutto, i discepoli si ritrovarono pieni dello Spirito Santo, che li rendeva capaci di amare come Cristo, di vivere come non sarebbero mai stati capaci di fare da soli, se Gesù vivente non fosse stato ancora con loro.


Così quando i bambini chiedono come è possibile che la Madonna ed i santi continuino ad amarci, o come possiamo sapere che i nostri bisnonni morti sono ancora vivi, noi risponderemo che possiamo rispondere a questa domanda proprio a partire dalla Pasqua. Dio è il Dio della vita, Dio ha resuscitato Gesù dai morti proprio perché voleva che tutti gli uomini trovassero in Lui la vita. Poiché Gesù è il risorto ed il vivente allora anche i nostri morti sono già misteriosamente con Lui.


Nel raccontare della morte e della resurrezione di Gesù, come sempre avviene nel rapporto con i bambini, non ci si deve preoccupare che essi capiscano tutto. Pian piano essi, crescendo, entreranno nel mistero di cui però avranno già almeno intuito il cuore.


Indicazioni operative


Il grande segno della luce




Sarà bello introdurre i bambini ancora più profondamente nel mistero della Pasqua, dopo il racconto della morte e della resurrezione di Gesù, con i segni tipici della liturgia cristiana. Innanzitutto quello della luce. Si potrà raccontare loro come inizia la Veglia di Pasqua, ripetendone i gesti, anche se sempre spiegando che la vivranno pienamente solo partecipando alla liturgia nella notte della Resurrezione. Ricreando una situazione di semi-oscurità si potrà predisporre un cero più grande, spiegando loro che esso rappresenta Cristo. E da quel cero si accenderanno poi le candele che tutti avranno nelle mani fino a rischiarare il luogo dove ci si ritrova. I bambini così comprenderanno con i segni della tradizione come quella luce sia in grado di raggiungere tutti, restando se stessa.





L'acqua del Battesimo e la benedizione della mensa di Pasqua in casa




Si potrà proseguire poi se ci sarà tempo, o rimandare questo ad un incontro successivo o addirittura all'anno successivo, con la presentazione presentando ai bambini ed ai genitori del segno dell'acqua, così centrale nella notte di Pasqua. La forza della resurrezione di Gesù ci raggiunge e ci tocca tramite l'acqua del Battesimo. L'acqua è stata sempre per l'uomo il segno della vita. Ma Gesù l'ha assunta dandole un significato ancora più ricco e dandole un potere che essa non aveva. L'acqua del Battesimo ci immerge nella vita di Dio, ci immerge nella forza dell'amore di Dio, ci immerge nella vita eterna. Ed in quell'acqua annegano il male e la morte. La morte ed il male muoiono, mentre noi riceviamo la vita di Gesù.


Si potrà poi consegnare ai genitori la preghiera di benedizione della mensa del giorno di Pasqua, spiegando a loro, dinanzi ai bambini, che i padri prenderanno l'acqua benedetta nella Veglia Pasquale e la porteranno nelle case e con essa, a ricordo del Battesimo e della salvezza già ricevuta, benediranno la loro famiglia. Nel far questo si potrà ricordare loro che è tradizione utilizzare per la benedizione i rami di ulivo della domenica delle Palme.





Si può utilizzare la benedizione proposta dal Benedizionale:




Prima del pasto


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
R. Amen.



Preghiamo.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio.



Signore Gesù Cristo, risuscitato dai morti,
che ti sei manifestato ai discepoli nello spezzare il pane,
resta in mezzo a noi;
fa' che rendendo grazie per i tuoi doni
nella luce gioiosa della Pasqua,
ti accogliamo come ospite nei nostri fratelli
per essere commensali del tuo regno.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

R. Amen.



Oppure



Sii benedetto, Signore nostro Dio,
che in questo giorno di Pasqua nutri i tuoi figli
con amore di Padre;
benedici noi e questi doni
che stiamo per ricevere come segno della tua bontà
e fa' che tutte le genti
godano dei benefici della tua provvidenza.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



Dopo il pasto



Preghiamo.



Tutti pregano per qualche momento in silenzio.



Dio, fonte della vita,
infondi in noi la gioia pasquale;
e poiché ci fai partecipi dei beni della terra,
fa' che diventiamo commensali
al banchetto della vita nuova,
che il Signore risorto ha meritato
e preparato per noi.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

R. Amen.






Le uova di Pasqua




Infine, si potrà accennare al significato delle uova di Pasqua. In molte culture l'uovo è segno di rinascita, poiché contiene in sé il germe della nuova vita. Questo simbolismo è stato ripreso nel cristianesimo occidentale - in molte chiese soprattutto della Francia, si conservano uova di struzzo che erano utilizzate nel Medioevo nelle Sacre Rappresentazioni nel momento in cui le Sante Donne uscivano dal sepolcro di Cristo appositamente ricostruito, portandole al vescovo che le benediceva - così come nella tradizione delle Chiede d'Oriente dove esse vengono appese dinanzi all'iconostasi o sull'altare alternate alle lampade. Ovviamente quelle uova vengono nel cristianesimo a significare non un astratto principio cosmico di rinascita stagionale, bensì quella resurrezione che Cristo ha portato nel mondo.


Con i bambini sarà possibile preparare le uova (colorate o istoriate) che troveranno posto sulla mensa nel giorno di Pasqua. Le tecniche sono diverse. Si potrà far uso di coloranti per alimenti da aggiungere all’acqua in cui saranno poi immerse le uova (sode). Si potrà, in alternativa, far ricorso a decalcomanie (è facile trovarne in commercio) da attaccare alle uova (sempre sode). I bambini più grandi potranno dipingerle loro stesse con colori appositi. Si potranno altrimenti preparare alimenti che le contengano, come è tradizione in diverse regioni italiane.


Le uova potranno poi essere portate in chiesa il giorno di Pasqua perché siano benedette prima di essere poi presentate in tavola al momento del pranzo pasquale.





Testi per meditare


Da papa Francesco

La luce della fede: con quest’espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù, il quale, nel Vangelo di Giovanni, così si presenta: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46). Anche san Paolo si esprime in questi termini: «E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulge nei nostri cuori» (2 Cor 4,6). Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo. Il sole, infatti, non illumina tutto il reale, il suo raggio è incapace di arrivare fino all’ombra della morte, là dove l’occhio umano si chiude alla sua luce. «Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire — non si è mai visto nessuno pronto a morire». Consapevoli dell’orizzonte grande che la fede apriva loro, i cristiani chiamarono Cristo il vero sole, «i cui raggi donano la vita». A Marta, che piange per la morte del fratello Lazzaro, Gesù dice: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta.


Da papa Benedetto XVI

Due grandi segni caratterizzano la celebrazione liturgica della Veglia Pasquale. C’è innanzitutto il fuoco che diventa luce. La luce del cero pasquale, che nella processione attraverso la chiesa avvolta nel buio della notte diventa un’onda di luci, ci parla di Cristo quale vera stella del mattino, che non tramonta in eterno – del Risorto nel quale la luce ha vinto le tenebre. Il secondo segno è l’acqua. Essa richiama, da una parte, le acque del Mar Rosso, lo sprofondamento e la morte, il mistero della Croce. Poi però ci si presenta come acqua sorgiva, come elemento che dà vita nella siccità. Diventa così l’immagine del Sacramento del Battesimo, che ci rende partecipi della morte e risurrezione di Gesù Cristo. Della liturgia della Veglia Pasquale, tuttavia, fanno parte non soltanto i grandi segni della creazione, luce e acqua. Caratteristica del tutto essenziale della Veglia è anche il fatto che essa ci conduce ad un ampio incontro con la parola della Sacra Scrittura. La Chiesa vuole condurci, attraverso una grande visione panoramica, lungo la via della storia della salvezza, dalla creazione attraverso l’elezione e la liberazione di Israele fino alle testimonianze profetiche, con le quali tutta questa storia si dirige sempre più chiaramente verso Gesù Cristo. Nella tradizione liturgica tutte queste letture venivano chiamate profezie. Anche quando non sono direttamente preannunci di avvenimenti futuri, esse hanno un carattere profetico, ci mostrano l’intimo fondamento e l’orientamento della storia. Esse fanno in modo che la creazione e la storia diventino trasparenti all’essenziale. Così ci prendono per mano e ci conducono verso Cristo, ci mostrano la vera Luce.








La Settimana Santa




Abbiamo più volte sottolineato che il bambino “impara” la fede attraverso l'“esperienza” dell'anno liturgico, vedendo i propri genitori e la comunità cristiana che vivono il tempo della vita scandito dalle feste del Signore. Non c'è via migliore, anzi si potrebbe dire che non c'è altra via che questa. Il tempo della vita, attraverso la liturgia, si salva dalla routine, per divenire il tempo in cui si incontra Gesù e la sua storia.


Questo nuovo incontro avrà per tema i giorni che preparano la Pasqua. Esso vuole aiutare i bambini ed i loro genitori ad amare ancora di più il Signore Gesù, vivendo insieme la Settimana Santa. Si potrà strutturare secondo le forme già suggerite precedentemente.





La Domenica delle Palme




I vangeli sottolineano che quando Gesù discese il Monte degli Ulivi, per entrare in Gerusalemme, una settimana prima della sua morte, tutti lo acclamarono come il Messia, come l'atteso, come il Salvatore, gridando «Osanna al Figlio di Davide». «Osanna» vuol dire letteralmente «salva dunque» ed è poi divenuta un'acclamazione. Matteo ricorda che quel grido fu anche quello dei bambini, dinanzi a Gesù (Mt 21,15-16), spiegando che così si compiva la Scrittura che dice «Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurato una lode». È una citazione del Salmo 8: ci fa capire che i bambini sono in grado di comprendere la grandezza di Gesù.


Le palme che si benedicono la Domenica delle Palme significano proprio questo: abbiamo riconosciuto che Gesù è il Salvatore.


Gesù viene riconosciuto dagli abitanti di Gerusalemme come il Salvatore sia perché il profeta Zaccaria aveva annunziato che il Messia sarebbe venuto cavalcando un'asina (Zc 9,9), sia perché Egli era ormai conosciuto perché aveva da poco resuscitato dai morti il suo grande amico Lazzaro e la fama di quel miracolo enorme era giunta a Gerusalemme che era vicinissima a Betania.


Tutti allora stendevano ai piedi di Gesù i loro mantelli ed i rami di palme, rendendogli così omaggio e riconoscendolo come il Salvatore atteso.


Indicazioni operative


Il sacerdote ed i catechisti mostreranno, dopo aver raccontato l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, i rami di ulivo ai bambini, facendoli prendere loro in mano. Spiegheranno poi che, come gli abitanti ed i fanciulli di Gerusalemme riconobbero in Gesù il Salvatore, così anche loro ed i loro genitori nella Domenica delle Palme ormai vicina prenderanno quei rami dopo la liturgia e li porranno alla porta delle loro case, perché tutti sappiano che quella famiglia ha riconosciuto Gesù presente nel mondo.





Il giovedì santo




Si potrà poi proseguire spiegando ai bambini cosa è la lavanda dei piedi che essi potranno vedere nella Messa in Coena Domini. Prima di istituire l'Eucarestia - se ci si vuole soffermare già su di essa si può vedere la scheda n. 10 sulla festa del Corpus Domini - Gesù volle lavare i piedi ai suoi discepoli. Egli si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l 'asciugatoio.


Si sottolineerà che non è solo un gesto di grande umiltà, di servizio e di amore. Infatti, i discepoli capiranno solo dopo la Pasqua che cosa voleva dire quel gesto. La lavanda dei piedi non è solo un bellissimo esempio da imitare. Piuttosto manifesta che se non siamo amati da Gesù, se non siamo da Lui lavati, perdonati e nutriti, non riusciamo ad amare. Alessandro Manzoni, in uno dei suoi Inni Sacri, racconta che il peccato è come una grande pietra che cadendo dall'alto di una montagna rotola sempre più velocemente in basso. Ma è difficilissimo riportarla poi in alto! Gesù si mette ai nostri piedi per riportarci in alto con il suo amore.


Si racconterà poi ai bambini ed ai loro genitori cosa avvenne in quella notte. Come Gesù si recò nell'orto del Getsemani, presso il Monte degli Ulivi, dove andava spesso a pregare, perché sapeva che ormai la sua ora era giunta.


In quella notte pregò con una preghiera altissima di fiducia nel Padre: «Abbà, Padre, tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice. Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». Gesù è venuto per rivelarci il volto di Dio, il Padre. Il suo amore per noi è l'amore di Dio Padre. Conoscendo quell'amore Egli chiede a Lui di non dover attraversare quella prova, ma gli dice ancor più che, poiché ha fiducia totale in Lui e nel Suo amore, se quella prova è necessaria per amare, Egli la affronterà abbandonandosi nelle mani del Padre.


Indicazioni operative


Si spiegherà ai bambini che è per questo che nella notte del Giovedì Santo tutti i cristiani escono dalle loro case e si recano in chiesa per pregare insieme a Gesù.


Si inviteranno i genitori a sostare in adorazione nella notte con i loro bambini anche solo per pochi istanti. I bambini, vedendo i cristiani pregare in silenzio, saranno aiutati in quella notte a scoprire come possono loro stessi pregare nel silenzio del cuore, senza dire parole con la bocca.


Potranno dire con Gesù «Abbà, Padre. Io ti prego, ma aiutami a capire la tua volontà di bene».


Come abbiamo detto più volte, la dimensione del raccoglimento e della preghiera è quella che allarga il cuore dei bambini più che nessun'altra cosa al mondo. Li apre alla speranza, li abitua all'interiorità, a vedere le cose con gli occhi d'amore di Dio. Porta nel loro cuore la pace.


Ma essi, per comprendere questo, hanno bisogno di vedere che gli adulti pregano. Per questo, oltre che spiegare ai bambini cosa avviene la notte del Giovedì Santo, sarà importante che i genitori semplicemente preghino in quella notte. Che entrando in chiesa, si inginocchino e preghino loro per primi, dicendo solo con lo sguardo e non con le parole ai loro figli amati che, almeno per un istante, sono loro, come grandi, ad avere bisogno di dire con Gesù la loro preghiera a Dio. E si alzeranno trasformati, almeno un po', mentre i loro figli li guarderanno stupiti e con ammirazione!





Il venerdì santo




Il Venerdì santo è il giorno della morte del Signore Gesù. Abbiamo già detto che è inutile nascondere ai bambini il morire, tanto essi già lo conoscono (vedi la scheda sulla Pasqua). Ciò che invece è essenziale è mostrare ai bambini che la croce non è semplicemente la sofferenza, ma è la sofferenza riempita dell'amore, dell'amore stesso di Dio. Questo fatto è già una vittoria sul male, prima ancora della resurrezione. Si potrà spiegare ai bambini che la crocifissione passò come pena capitale per i reati più gravi dai fenici ai romani. E che, come nel caso della rivolta di Spartaco, ci sono testimonianze del dolore, delle imprecazioni, delle maledizioni, con cui essa venne accolta.


In Gesù, invece, per la prima volta essa divenne “dolcezza”. Egli riempì la croce del suo amore, dell'amore stesso di Dio. Egli pregò per i suoi nemici, amandoli, e rimise la sua vita, anche il suo ultimo soffio, nelle mani del Padre. Non è la sofferenza che salva il mondo, ma l'amore che riempie la sofferenza! Da quel momento niente può più essere ormai lontano da Dio, perché Dio ha preso con sé anche il punto più basso della storia umana. Ora la storia è stata salvata, perché Dio vi è entrato fin nel più profondo.


Indicazioni operative


Sarà importante che i genitori spieghino ai figli che digiuneranno il venerdì santo. Essi potranno dir loro che il digiuno li fa partecipare alla fatica compiuta da Gesù, ma che proprio per questo li apre a riscoprire il suo amore. E li aiuta ad avere fame di Dio e dell'amore per il prossimo. Potranno anche spiegare che con ciò che hanno risparmiato digiunando aiuteranno poi i poveri.


Man mano che i figli cresceranno sarà bello coinvolgere anche loro nel Venerdì Santo in qualche rinuncia, anche se piccola. La capacità di rinunciare per amore è una dimensione importantissima della vita umana.


Sarà bello introdurli per gradi anche nella liturgia del Venerdì Santo. Il gesto di baciare con semplicità la croce nella Liturgia della Passione del Signore è assolutamente alla loro portata. Così come partecipare a qualche stazione della Via Crucis, avendo spiegato loro che la Chiesa ripercorre tutte le tappe del suo dono d'amore.





Il Sabato santo




Il Sabato Santo è il giorno del grande silenzio. Gesù ha ormai compiuto la sua fatica d'amore. Ora può scendere a liberare tutti coloro che erano morti prima di lui! Gesù entra in ogni pertugio, niente gli resiste! Tutte le porte si aprono dinanzi a Lui. Per mostrare questo ai bambini si può utilizzare un'icona della Discesa agli Inferi del Signore. Lì si vedono le porte degli inferi ormai rovesciate. Tutte le chiavi giacciono disperse, perché ormai tutte le porte sono state aperte. Ed il maligno è calpestato, perché Cristo è il più forte e niente può sconfiggerlo. Ecco perché la pace del Sabato Santo è già preludio della resurrezione.





Il dialogo con i nonni per valorizzare la memoria della tradizione




Sarà importante suggerire ai bambini, tramite i genitori, di interrogare i nonni su come vivevano la Settimana Santa quando erano giovani. Questo non solo aiuterà le diverse generazioni a trovare il coraggio di raccontarsi la bellezza di una vita vissuta, ma permetterà anche ai bambini di percepire che la Pasqua è la grande celebrazione che unisce tutte le generazioni, perché la resurrezione di Gesù ha portato in ogni età la gioia che tutti attendevano.





Antologia di testi


Da papa Francesco

Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo.ù Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - E i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore non mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.


da don Umberto Neri

Ora come fa il Cristo a prenderli con sé? Come fa? Allora ecco, dice cosa fa. Si alza da cena - e qui ogni formula è meravigliosa, ogni formula è un incanto. Dalla grande cena, della quale quella era un segno, dal banchetto eterno della beatitudine di Dio, si alza da cena, depone le vesti. Che meraviglia questo “depone le vesti”! Egli che era nella forma di Dio non considerò come una rapina essere presso Dio, ma “depose la forma”, si svuotò della forma, per assumere la forma dello schiavo. Depone le vesti, qui l’interpretazione patristica è perfetta. Non è fantasia. È mancanza di fantasia quella dei moderni che eventualmente non si accorgono di questo significato che c’è intenzionalmente nel testo: depone le vesti, depone l’abito della gloria e si riveste dell’abito dello schiavo. Depone le vesti, poi versa dell’acqua in un catino e comincia a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con il lenzuolo: è il compito dello schiavo. Ma versa l’acqua, l’acqua che sgorgherà dal suo costato, dal lato destro del tempio, l’acqua della purificazione suprema, l’acqua che trasforma in nuova creatura, l’acqua che rigenera coloro che in essa sono immersi. “Versa l’acqua”. È Gesù che nella forma di schiavo versa quest’acqua e la pone a nostra disposizione. E il significato di questo lavare i piedi sarebbe - e questo è uno dei rischi più gravi dell’interpretazione, di un’interpretazione un po’ superficiale - quello che fa di questo testo un gesto soltanto di umiltà: ecco lava i piedi, guardate come si abbassa, rende un servizio? Sì, rende un servizio. Ma bisogna intenderlo in senso forte: rende il servizio. Quale servizio? Lo dice dopo. Quando reagisce in modo così severo a Pietro che gli dice: “Tu non mi laverai i piedi in eterno, tu lavi i piedi a me?” E Gesù dice “se non ti laverò non avrai parte con me”. Allora che cos’è questo lavare i piedi? È rendere partecipe del frutto, del mistero, della sua immolazione, della sua immolazione redentrice, della purificazione dei peccati che il Cristo compie, “compiuta la purificazione dei peccati”. Per cui chi rifiuta di farsi lavare i piedi non è soltanto un orgoglioso che dice: “Ma insomma, perché? Io non voglio fare questa figura, non sta bene”. Non è soltanto uno che non capisce. “Lo capirai dopo”. È il grande mistero che si capisce dopo, solo con il dono dello Spirito. Solo con la rivelazione compiuta del mistero del Cristo si capisce cosa vuol dire questo lavare i piedi. Fosse stato soltanto un gesto di umiltà, un gesto di estrema condiscendenza, non ci sarebbe stato bisogno di quel “dopo”. Quando Gesù dice: “Non lo capisci adesso, lo capirai dopo”, vuol dire che è un mistero supremo celato nel cuore di Dio. Ecco cosa vuol dire lavare i piedi: se non ti lavo non avrai parte con me, se io non ti purifico, se non ti lavo con il mio sangue, se il mio svuotarmi non riempie, se l’acqua che sgorga dal lato destro del tempio, del mio costato trafitto, non ti lava, tu non hai parte con me!


dal cardinale Angelo Comastri

Fu crocifisso per noi! Gesù, morendo, si è immerso nell’esperienza drammatica della morte così come è stata costruita dai nostri peccati; ma, morendo, Gesù ha riempito di Amore il morire e quindi l’ha riempito di presenza di Dio: con la morte di Cristo, allora, la morte è vinta, perché Cristo ha riempito la morte esattamente della forza opposta al peccato che l’ha generata: Gesù l’ha riempita di Amore!


da Karol Wojtyla

Nella croce c’è la misura suprema delle questioni umane, una misura così grande che supera la misura dell’uomo. È la conseguenza della nostra grandezza originaria. È la conseguenza del fatto che siamo creati a immagine e somiglianza di Dio e che la nostra vita, i nostri atti vengono misurati secondo una misura non solo umana, ma anche divina. Siccome noi uomini, soprattutto dopo il peccato – tutti siamo dopo il peccato –, non riusciamo a portare questa misura, allora occorreva la croce, sulla quale fu appeso il Figlio di Dio affinché a noi uomini venisse ripristinata la misura di Dio nella vita e negli atti. Il Crocifisso aiuta sempre ciascuno di noi a ritrovare questa misura. Ci insegna come è grande la responsabilità dell’uomo per l’uomo, per l’umanità, per la dignità umana. E quando l’uomo sente che non riesce ad assumere questa responsabilità, lo aiuta. Il mistero della croce passa nel profondo delle nostre anime. Sentiamo dentro di noi queste dimensioni di Dio, le sentiamo in modo più intenso quando cadiamo nel peccato: allora è necessaria la coscienza umana, per purificarci, per rialzarci. Ma la necessità della coscienza umana è nello stesso tempo umana e divina. L’uomo desidera fortemente recuperare questa originaria misura divina, con la quale Dio l’ha misurato e alla quale Dio non rinuncia mai. Miei cari fratelli e sorelle, so di essere audace, ma questa audacia è dovuta al desiderio di toccare le questioni di Dio, i misteri di Dio, che umanamente sono impronunciabili. Ma oggi perdonatemi questa audacia e accettate; se nelle mie parole c’è una luce, accettatele.





fonte: gliscritti.it





APPROFONDIMENTI:

La Quaresima


Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?


Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo


la RISURREZIONE di CRISTO


I VIDEO:

VIA CRUCIS - Eloì, Eloì, lemà sabactàni?

Stabat Mater «E anche a te una spada trafiggerà l'anima». (Lc 2, 35)

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46)













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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