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CONTEMPLAZIONE E PREDICAZIONE







L’ idea di Domenico è sintetizzata nella nota formula di S. Tommaso: «contemplari et contemplata aliis tradere» 1: contemplare, attingere la verità nell'ascolto e nella comunione con Dio e donare agli altri il frutto della propria contemplazione.
Il programma di Domenico è il medesimo che si proposero gli Apostoli: «noi ci dedichiamo alla preghiera e al ministero della parola» (At. 6, 4).









«La vita propria dell'Ordine - si legge nella Costituzione fondamentale dei domenicani - è l'autentica vita apostolica: una vita in cui la predicazione ll'insegnamento sgorgano dall'abbondanza della contemplazione» 2.
Sono due i momenti essenziali della vita dei figli di S. Domenico: la conquista della verità e il dono della medesima.
Sono due momenti inscindibili, perché uno ha ragione di essere per l'altro.
La conquista della verità sfocia nella predicazione e nell'annuncio della Parola; uncio procede dalla pienezza della contemplazione.


Il domenicano è prima di tutto un contemplativo.
Prima di essere maestro, è discepolo della verità; prima di essere padre e generatore della verità negli altri, è lui stesso generato dalla verità.
Egli «vive la verità nell'amore» - come si esprime l'apostolo Paolo - allo scopo di «far crescere l'umanità verso Cristo» (Ef. 4,15).
Vivere in se stesso la verità evangelica è il presupposto per far crescere gli altri verso Cristo.


«Il frate predicatore - scrive il b. Umberto de Romans - attinge nella contemplazione ciò che poi dispensa nella predicazione... perciò quanto più uno è contemplativo, tanto più è adatto alla predicazione» 3.


«II predicatore della parola di Dio - esorta il beato Giovanni da Vercelli - mediti giorno notte la legge del Signore e cerchi di attingere abbondantemente nelle acque della Sacra Scrittura la verità che dovrà comunicare per la salvezza del prossimo» 4. (...)


E' questo il fine proprio dell'Ordine domenicano, riconosciuto ufficialmente da Onorio III , che definì Domenico e i suoi frati «totaliter deputati all'evangelizzazione della parola di Dio» 5.
Gregorio IX, alcuni anni dopo (20 ottobre 1231), conferma che i domenicani sono specialiter deputati al ministero della predicazione 6.


La «predicazione» domenicana naturalmente va intesa in senso generico.
Non significa solo predicare; significa anche insegnare e in genere difendere e diffondere la verità della fede con la parola e con le opere.


L'apostolato domenicano è vario: apostolato della parola e della penna, dal pulpito e negli incontri personali; apostolato tra i dotti e fra gli ignoranti; apostolato scientifico e popolare. «Docemus sapientes et insipientes - scrive Y il b. Umberto - clericos et laicos, nobiles et ignobile, parvos et magnos » 7.


L'apostolato domenicano è vario. Ciò che non deve mai mancare, perché sia veramente domenicano, è l'impronta propria: il culto della verità intensamente contemplata e fedelmente vissuta e annunciata.
Tutti possono svolgere un autentico ministero domenicano, purché si facciano docili discepoli della verità. La sapienza non è privilegio dei dotti, ma dei santi.
La suora domenicana, che insegna catechismo ai bambini, è una suora predicatrice.







Precisazioni opportune




Qual è il rapporto tra la contemplazione e l'attività apostolica del domenicano?

Che cosa deve prevalere nella vita apostolica?

Bisogna sacrificare la contemplazione all'azione, oppure sacrificare questa a quella?

La contemplazione è un mezzo subordinato al fine, che è appunto l'azione apostolica?


Si è molto discusso sull'argomento.
E' opportuno precisare alcuni punti.
La contemplazione - diciamo subito - non è un mezzo, rispetto all'azione apostolica; ma è la fonte dell'attività apostolica; è la sua causa.
La vita apostolica per S. Tommaso, che possiamo considerare l'interprete autentico del pensiero di S. Domenico, non si contrappone alla contemplazione, ma è fusione di contemplazione e di azione.


Nella vita domenicana il dualismo "azione e contemplazione" viene superato non solo negli effetti, ma nella struttura dell'unità della vita apostolica, in cui l'azione emana dalla pienezza della contempla¬zione.
La vita apostolica del domenicano è contemplazione, che fruttifica nell'azione;
è azione, che scaturisce dalla pienezza contemplazione.


Nell'atto contemplativo S. Tommaso distingue tre fasi: la prima, quella dell'amore che spinge a contemplare, ad immergersi in Dio; la seconda, la contemplazione: «il semplice intuito della verità»; la terza, il bisogno di far conoscere agli altri ciò che è stato contemplato 8.
La pienezza della contemplazione consiste proprio nel suo traboccare; non è un atto dell'intelletto, non è il vertice di una conoscenza scientifica, quasi il massimo della conoscenza possibile su questa terra; è un atto della volontà, un atto che segue la conoscenza intuitiva; è il bisogno di far conoscere e di far amare agli altri la verità contemplata. L'amore, che è primo movente della contemplazione, è anche il suo coronamento. «Ex ipsa enim divinorum affectione provenit manifestatio eorundem» 9.


Lo zelo apostolico è così una conseguenza necessaria della contemplazione. Esso emana dalla conoscenza vitale del Dio fatto uomo e dalla contemplazione del piano divino della salvezza universale.
Il culmine della vita apostolica è proprio il momento della comunione con Dio quando nel contatto con la divinità, nella conoscenza sperimentale di Dio, l'apostolo viene ricolmato di luce e di amore e diventa capace di parlare di Dio e a nome di Dio; diventa realmente, come dice il b. Umberto, «os Domini» 10, la bocca di Dio.
La vita domenicana dunque, il progetto di S. Domenico è l'annuncio del messaggio evangelico, in quanto effusione della contemplazione; oppure è la contemplazione, che si effonde per la salvezza degli uomini.
Per il domenicano la contemplazione è qualcosa di fortemente dinamico, una forza che spinge. Dante direbbe «l'alta vena», che «preme» 11; è la caritas Christi, che urge (2 Cor. 5,15); è la caritas veritatis persua natura effusiva.


La contemplazione nella vita del domenicano non è un atto, è un sistema di vita. Non è solo preparazione all'apostolato, come generalmente si pensa, ma è la linfa che alimenta continuamente l'azione apostolica. La vita dell'apostolo è una preghiera continua. Realizza quel pregare «incessantemente», voluto da S. Paolo (1 cfr. Rom. 12, 12).
Quando si dice che S. Domenico dedica al prossimo il giorno e la notte a Dio o che parlava con Dio o di Dio, non bisogna pensare ad una ripartizione del suo tempo o ad una divisione netta dei suoi impegni. Giacché anche quando era con i fratelli la sua mente a Dio e, quando era con Dio nella preghiera, era coi fratelli per i quali supplicava la misericordia del Signore. Sia quando prega o contempla sia quando predica o avvicina i fratelli è sempre Dio al primo posto.
Dio è la ragione della sua contemplazione e della sua azione.
L'azione è sempre guidata dalla luce della contemplazione 12.


Come Cristo era sempre attento ai suggerimenti del Padre e, pur essendo con gli uomini, non cessava di essere col Padre, il domenicano è costantemente in comunione con Dio.
Nel silenzio, nella meditazione; nella contemplazione il Padre gli suggerisce il modo più opportuno per raggiungere il cuore dei fratelli e indicare loro la via della salvezza.
L'apostolo del Vangelo deve poter dire col Maestro: «la mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato» (Gv. 7,16).
«lo vi dico quello che ho veduto presso il Padre mio» (Gv. 8, 38); non ho parlato da me stesso, ma il Padre che mi ha mandato mi ha egli stesso prescritto quello che devo dire... Ciò che io dico lo dico come il Padre me lo ha suggerito» (Gv. 12, 49-50).

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- Non potete alterare o trasformare quest'opera, nè usarla per crearne un'altra.


Fonte:
Alfonso D'Amato, Il progetto di S. Domenico




Note:


1 Summa theologiae Il Il, q. 188, a. 6.

2 Liber Constitutionum et Ordinationum Ordinis fratrum - Praedicatorum, Roma 1969, n. 1, IV.

3 De vita regulari, voi I, Roma 1888, p. 48

4 Litterae Encyclicae Magistrorum gen. O.P., Monumenta hist., V, Romae 1900, p. 121.

5 Monumenta diplomatica p. 145.

6 Bullarium O.P., vol. I, Romae 1729, p. 36.

7 Litterae Encyclicae p. 53.

8 Summa theologia II II, q. 180, a. 7 ad 1. 9 De Veritate q. 26, a. 3 ad 18.

9 De Veritate q.26, a.3 ad 18.

10 De vita regulari cit. Il, p. 385.

11 Divina Commedia Paradiso XII, 99.

12 Summa theologiae II II, q. 45, a. 3.




APPROFONDIMENTI:

San Domenico di Guzman













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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