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SCIENZA e FEDE CRISTIANA: come si conciliano?






Quali sono stati i rapporti tra fede e scienza lungo la storia della Chiesa?




· Lungo i secoli, ci sono stati e ci sono tutt’ora persone che hanno ricercato un dialogo e una collaborazione tra Fede e scienza, a vantaggio e a servizio della crescita della persona e dell’intera umanità.

· È anche vero che non sono mancati, anche tra i cristiani, atteggiamenti che non hanno sufficientemente percepito e riconosciuto la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, al punto da ritenere che scienza e Fede si oppongano tra loro. Altre volte c’è stata tra loro indifferenza, che le ha portate a camminare su binari paralleli, nella completa ignoranza l’una dell’altra.

· Va pure in ogni caso affermato che la Chiesa, fedele alla propria missione, può entrare in dialogo con ogni tipo di scienza e utilizzare efficacemente i risultati scientifici per adempiere meglio la sua missione. Inviata a tutti i popoli di qualsiasi tempo e di qualsiasi luogo, la Chiesa non è legata in modo esclusivo e indissolubile a nessun tipo di scienza, e neppure ad alcuna conquista scientifica.







Quale dialogo ci può essere tra fede e scienza?




· Un dialogo nella distinzione: un dialogo cioè che riconosca le caratteristiche specifiche di ognuna delle due. Infatti, ognuna:

- ha propri metodi, ambiti e oggetti di ricerca, finalità, limiti

- deve rispettare l’altra e riconoscere all’altra la legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi.



· «Esistono due ordini di conoscenza» distinti, cioè quello della Fede e quello della ragione, e la Chiesa riconosce che «le arti e le discipline umane (...) si servono, nell’ambito proprio a ciascuna, di propri principi e di un proprio metodo; perciò, «riconoscendo questa giusta libertà», la Chiesa afferma la legittima autonomia delle scienze» (GS 36).

· Nello stesso tempo, entrambe sono chiamate a servire l’uomo e l’umanità, favorendo lo sviluppo e la crescita integrale di ciascuno e di tutti.







Come è da intendere l’autonomia della scienza?




· “Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l’uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza d’autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.

· Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l’uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o tecnica (...).

· Se invece con l’espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l’uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce” (GS 36).

· “È illusorio rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. D’altra parte, i criteri orientativi non possono essere dedotti né dalla semplice efficacia tecnica, né dall’utilità che può derivarne per gli uni a scapito degli altri, né, peggio ancora, dalle ideologie dominanti. La scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l’incondizionato rispetto dei criteri fondamentali della moralità; devono essere al servizio della persona umana, dei suoi inalienabili diritti, del suo bene vero e integrale, in conformità al progetto e alla volontà di Dio” (CCC, n. 2294).

· L’autonomia della scienza finisce pertanto là dove la retta coscienza dello scienziato riconosce il male del metodo, dell’esito o dell’effetto.

· Ci può essere vero contrasto tra le scoperte della scienza e le verità della fede?

· Occorre superare la contrapposizione che qualche volta è stata fatta tra la scoperta scientifica, raggiunta dalla ragione e la verità conosciuta mediante la Fede. Non ci può essere vera contraddizione, purché si tratti di una positiva scoperta scientifica e di una autentica verità di Fede. In tal caso si tratta della stessa verità, che gli uomini raggiungono seguendo strade complementari.
Infatti, omnis veritas a Deo: ogni verità viene da Dio. Ambedue, scienza e Fede, pur essendo distinte, sono unite nella verità: convergono nell’ammettere la capacità di conoscere le verità e la Verità, trovano nella verità il loro fondamento, il motivo del loro esistere, la finalità del loro operare.

· Scienza e Fede sono entrambe dono di Dio. “Anche se la Fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra Fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la Fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero” (DF, n. 4).

· “Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la Fede, perché le realtà profane e le realtà della Fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono” (GS, n. 36).

· Entrambe sono a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo e di tutto ciò che è autenticamente umano. Esse sono ordinate all’uomo, dal quale traggono origine e sviluppo e del quale promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti. Trovano nella persona l’indicazione del loro fine e la coscienza dei rispettivi loro limiti.







In che cosa consiste il valore antropologico, umanistico della scienza?




· Consiste nel fatto che la scienza:

- è fatta dall’uomo

- è per il bene dell’uomo singolo e dell’umanità

- è per il bene della stessa persona dello scienziato. Infatti, ogni scienziato, attraverso lo studio e la ricerca personali:

- perfeziona se stesso e la propria umanità, si modella, costruisce la propria personalità,

- percorre la via per il personale incontro con la verità, nella libertà e nella responsabilità

- può incontrarsi con Dio stesso, Creatore del cielo e della terra.



· La scienza attua un prezioso servizio agli altri, alla società e alla stessa Chiesa.







Quale contributo positivo offre la scienza alla società e alla Chiesa?





· Numerosi sono gli aspetti positivi che la scienza può offrire, come ad esempio:

- la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica

- la collaborazione con gli altri nei gruppi tecnici specializzati

- il senso della solidarietà internazionale

- la coscienza sempre più viva della responsabilità degli esperti nell’aiutare e proteggere gli uomini

- la volontà di rendere più felici le condizioni di vita per tutti, specialmente per coloro che soffrono per varie cause

- il grande contributo che essa offre nell’elevare l’umana famiglia ai più alti concetti del vero, del bene e del bello, e a una visione delle cose di universale valore

- l’aiuto alla Fede nel purificarsi da elementi sbagliati

- l’espressione e l’attuazione della signoria dell’uomo sulla creazione. La scienza attua il disegno di Dio, manifestato all’inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di perfezionare la creazione

- l’attuazione del grande comandamento di Cristo di prodigarsi al servizio dei fratelli: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” ( Mt 25,40).



· Tutti questi aspetti positivi, che la scienza presenta, sono:

- un prodotto meraviglioso della creatività umana, e dell’insaziabile appetito di ricerca e di approfondimento, presente nell’uomo

- un segno della grandezza di Dio

- un frutto del divino ineffabile progetto, che Dio ha affidato all’uomo circa la creazione

- una preparazione a ricevere l’annuncio del Vangelo.







Quale contributo può dare la fede alla scienza?




La Fede cristiana :

· offre alla scienza eccellenti stimoli e aiuti per assolvere con maggiore impegno il suo compito e specialmente per scoprire il pieno significato delle sue attività, all’interno e a servizio della vocazione integrale dell’uomo

· aiuta la scienza a prendere maggiormente coscienza dei propri limiti:

- essa non è il valore più alto, al quale tutti gli altri devono sottomettersi

- non puo’ spiegare tutto, e sopratutto non puo’ spiegare tutto sull’uomo.



· La scienza può dare una risposta parziale e non esauriente al problema della verità sull’uomo, considerato in tutte le sue dimensioni, e sul senso ultimo della nostra storia e di quella dell’universo

- non può dare risposte a problemi teologici, filosofici... , limitandosi essa alle conoscenze sperimentali.



· mette in guardia anche da gravi rischi in cui può incorrere la scienza. Ad esempio “l’odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza del loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose, può favorire un certo fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di investigazione di cui fanno uso queste scienze viene a torto innalzato a norma suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che l’uomo, fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se stesso e non cerchi più valori superiori” (GS 36)

· valorizza in sommo grado le autentiche conquiste della scienza. Infatti la Fede afferma che, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, il progresso scientifico, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, contribuisce a realizzare il Regno di Dio, a costruire «nuovi cieli» e «terra nuova» (2 Pt 3,13)

· offre le priorità e i principi morali che la scienza deve rispettare.







Quali priorità deve seguire la scienza?




La scienza, per adempiere al suo compito:


si lascia guidare dal primato:

- della persona sulle cose

- dell’etica sulla tecnica

- dello spirito sulla materia

- dell’essere sull’avere e sul fare

- della ricerca della verità

- delle esigenze della giustizia e della pace.



evita pertanto di seguire priorità fissate prevalentemente:

- dal movente economico (ricerca indiscriminata del profitto economico personale o di gruppi)

- dagli interessi di gruppi politici

- dalla ricerca del prestigio personale.








Quali sono i principi morali che la scienza deve rispettare?




Ecco alcuni principi morali fondamentali:

- non tutto ciò che è scientificamente, tecnicamente fattibile è anche moralmente accettabile

- non è giusto ottenere un bene attraverso il male

- il fine non giustifica i mezzi.



Vanno pertanto rispettati:

- il bene integrale dell’uomo e dell’umanità

- la dimensione trascendente della persona e della stessa creazione

- la vita e la dignità dell’uomo, la qualità della sua vita, i diritti delle generazioni umane attuali e future

- il creato e l’ambiente.







I principi morali sono un freno per la scienza?




I principi morali non sono un freno o un ostacolo al progresso, ma «il letto del ruscello, nel quale deve scorrere la corrente impetuosa del pensiero e dell’agire umano.

L’etica pone limiti alla scienza per incrementare la sua forza, la sua utilità e la sua efficacia, per evitare che esca dai margini, inondi e distrugga. L’etica è un elemento che ha contribuito a tutto ciò che di meglio e di più bello l’uomo abbia prodotto» (Pio XII).







Qual è il compito della scienza?




· Scoprire le meraviglie della natura, con quell’atteggiamento che è proprio di colui che non allunga le mani sul mondo dicendo: è mio, ma di chi, stupito, se lo vede porgere da un altro, e riconosce che: è dono di un Altro per te e per tutti

· rispettare la differenza ontologica e assiologica che esiste tra l’uomo e gli altri esseri viventi

· rispettare la natura di ciascun essere e della sua mutua connessione con gli altri esseri in un sistema ordinato ed equilibrato (l’ecosistema)

· promuovere l’ambiente come casa e come risorsa a favore dell’uomo e di tutti gli uomini

· ricercare il vero bene dell’umanità secondo il disegno di Dio e la sua volontà, e permettere all’uomo, considerato come individuo o come membro della società, di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione

· attuare un servizio:

- alla verità

- alla dignità della persona e alla qualità della sua vita

- all’umanità e ai suoi valori

- al soddisfacimento soprattutto dei bisogni primari dell’uomo, cercando di debellare sempre più in particolare la fame e la malattia.



· mantenere nell’uomo le facoltà della contemplazione e dell’ammirazione che conducono alla sapienza

· attuare un progresso scientifico che sia vero progresso umano

· evitare di:

- ritenere di poter dare soluzione a tutto

- assolutizzare il proprio metodo e i propri risultati

- escludere altre vie di ricerca

- disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà, sfruttando in modo sconsiderato le risorse del creato

- effettuare sperimentazioni sull’essere umano senza il consenso esplicito del soggetto o dei suoi aventi diritto, e quando si fan correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l’integrità fisica e psichica dei soggetti.



· guardare con interesse alla Fede cristiana, la quale svela il senso ultimo della dignità dell’uomo e fa incontrare Cristo, l’uomo perfetto, seguendo il quale, l’uomo diventa anch’egli più uomo, e trova in lui pienezza e compimento.







Qual è il compito dello scienziato?




Egli, in quanto uomo, ha il compito di:

· tener conto del ruolo della scienza, delle sue finalità, dei suoi limiti

· rispettare i principi morali sopradetti, attuando la sua responsabilità etica, ricordandosi di essere un uomo prima che uno scienziato

· evitare il rischio dell’abbruttimento nel trattare con gli altri esseri umani

· ricordarsi che egli non è il padrone assoluto di se stesso, della sua vita

· rispettare la propria e l’altrui integrità psico-fisica

· interrogarsi:

- sul senso generale del proprio lavoro conoscitivo

- sul metodo seguito (il fine non giustifica il mezzo)

- sull’esito finale e sulle conseguenze che possono avere sul piano applicativo le conoscenze raggiunte

- sulla validità morale del suo impegno

- sul creato come traccia di Dio, luogo nel quale si disvela la grandezza, la bontà, la provvidenza di Dio.



· evitare la ‘parcellizzazione specialistica’, ma ricercare la sintesi:

- connettendo la pluralità delle acquisizioni

- integrandole nel senso generale della vita

- armonizzandole con la visione etico - morale.



· «La settorialità del sapere comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso, e impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo» (Fides et Ratio, n. 85).







Qual è il compito delle autorità pubbliche nei confronti della scienza?




Le autorità pubbliche, quali custodi del bene comune, s’impegnano a:

· assicurare che la ricerca sia diretta al bene delle persone e della società e alla salvaguardia dell’ambiente

· moderare e conciliare le pressioni di interessi divergenti

· fare leggi giuste che salvaguardino il bene della persona e della società, nel rispetto dei principi morali

· controllare gli effetti delle scoperte tecnologiche o scientifiche

· pubblicare linee guida, anche per rispettare l’integrità e i ritmi della natura, poiché le risorse naturali sono limitate e alcune non sono rinnovabili

· sostenere attivamente quei campi della ricerca, che non vengono finanziati dagli interessi privati, destinando fondi pubblici in conformità ai principi della sussidiarietà

· impedire la ricerca che lede la vita e la dignità umana o che ignora i bisogni dei popoli più poveri del mondo, che in genere sono meno attrezzati per la ricerca scientifica.







Qual è il ruolo della Chiesa nei confronti della scienza?




· Annunciare il contributo che la Fede dà alla scienza.

· Formare consulenti qualificati, sia nel campo delle scienze fisiche o della vita, sia in teologia o filosofia delle scienze, in grado di intervenire tanto su Internet quanto alla radio o alla televisione, e capaci di trattare punti d’attrito, che possono sorgere tra la scienza e la Fede.

· Creare reti di comunicazione tra gli studiosi cattolici, apprezzati per le loro capacità professionali e la loro fedeltà al Magistero, come pure tra accademie scientifiche, associazioni d’esperti in tecnologia e Conferenze episcopali.

· Favorire pubblicazioni cattoliche a grande diffusione, che beneficino del contributo di persone veramente qualificate in questi campi.

· Attuare una pastorale che susciti e alimenti una profonda vita spirituale negli scienziati.

Argomento pubblicato su Blog CATTOLICI, il Raccoglitore Italiano di BLOG di Fedeli CATTOLICI...
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- Non potete alterare o trasformare quest'opera, nè usarla per crearne un'altra.


NB: per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius (DF);
Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes (GS);
Giovanni Paolo II, Enciclica Fides et ratio, 1998;
Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nn. 159; 2293-2294;
Compendio del CCC, nn. 475-477;
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2004, nn. 331-363; 456-473.





Si ringrazia,
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Raffaello Martinelli,
Vescovo della Diocesi di Frascati.













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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