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Il Santo NATALE














Giovanni 1,1-18


1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

2 Egli era in principio presso Dio:

3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

5 la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.

6 Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

8 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.

12 A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

13 i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

15 Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18 Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

















IL CRISTO È NATO PER LA NOSTRA RISURREZIONE




Sant' Atanasio
(Logos peri tes enanthropeseos tou logou 8-9 P.G. 25, 109-112.)



S. Atanasio (295-373), vescovo di Alessandria, consacrò tutta la sua esistenza a combattere l'eresia ariana che negava la divinità del Verbo. Difensore intrepido della fede di Nicea nell'epoca in cui il potere politico e la maggior parte dei vescovi si coalizzavano contro di essa, passò più di diciassette anni in esilio. Nel suo "Trattato sull'Incarnazione del Verbo», si sforza di mostrarci che non avremmo potuto essere salvati se Dio non avesse realmente assunto la natura umana nella persona del Cristo.





Il Verbo di Dio, incorporeo, incorruttibile e immateriale viene tra noi, sebbene già fin da prima non ci fosse molto lontano. Infatti, nessuna parte della creazione è mai rimasta priva della presenza di lui che, al contrario, assieme al Padre suo riempiva tutto in tutti i luoghi. Eppure viene, nella sua condiscendenza, per manifestare il suo amore per l'umanità...
Ha compassione della nostra razza, prende a pietà la nostra debolezza, si china sulla nostra rovina e non può sopportare che la morte domini su noi. Perché non vada perduta la sua creatura e non diventi vana l'opera compiuta dal Padre suo nei riguardi degli uomini, si assume un corpo e un corpo non diverso dal nostro. Ma non vuole semplicemente esistere in un corpo in modo qualsiasi, né solamente rendersi visibile... E' nella Vergine che si costituisce il tempio del suo corpo, appropriandoselo quale strumento della sua manifestazione e della sua presenza. Egli prende dunque un corpo simile al nostro e, poiché noi tutti siamo soggetti alla corruzione della morte, lo abbandona alla morte al posto di noi tutti e, nel suo amore per l'umanità, lo offre al Padre. Così, poiché tutti muoiono in Lui (cfr. Rom. 6, 8), la legge che assoggetta gli uomini alla distruzione viene ad essere abrogata, dato che essa ha esercitato ogni suo potere sul corpo del Signore e non può più essere applicata agli uomini suoi simili. Egli riconduce dunque all'incorruttibilità gli uomini caduti nella corruzione e li richiama dalla morte alla vita. Appropriandosi un corpo e facendo loro dono della risurrezione, distrugge in essi la morte come la paglia si dissolve nel fuoco... Prende per sé un corpo mortale perché, divenuto partecipe della supremazia del Verbo, esso possa esaurire la morte al posto di tutti,. Grazie all'inabitazione del Verbo, tale corpo rimarrà incorruttibile e porrà quindi fine alla corruttibilità donando a tutti la risurrezione.
Così, offrendo alla morte, quale vittima e sacrificio immacolato, questo corpo che s,i è assunto, fa scomparire la morte in tutti i suoi simili, offrendo se stesso in sostituzione. Infatti, il Verbo di Dio, che è superiore a tutti, offrendo il tempio del suo Corpo per la vita di tutti, può a buon diritto soddisfare ogni debito con la sua morte. Allo stesso modo, egli, l'immortale Figlio di Dio, unito a tutti gli uomini per la sua somiglianza con essi, può a buon diritto rivestir li tutti di immortalità con la promessa della risurrezione. Per questo, la corruzione della morte non ha più potere sugli uomini, grazie al Verbo che abita in loro nel mistero di un unico corpo.
















GLI INSEGNAMENTI DI NAZARET




Papa Paolo VI
(Allocution à Nazareth del 5 gennaio 1964 - «La Documentation Catholique», 2 febbraio 1964, 174-175.)



Nazaret è la scuola in cui si comincia a comprendere la vita di Gesù: la scuola del Vangelo. Qui si impara a guardare, ad ascoltare, a meditare e penetrare il significato così profondo e misterioso di questa semplicissima, umilissima e stupenda manifestazione del Figlio di Dio.
Forse si impara anche, insensibilmente, ad imitare. Qui si impara il metodo che ci permetterà di comprendere chi è Cristo. Qui si scopre la necessità di osservare la cornice entro cui si è svolto il suo soggiorno tra noi: luoghi, tempi, abitudini, linguaggio, pratiche religiose, tutta ciò di cui Gesù si è servito per manifestarsi al mondo. Qui, tutto parla, tutto ha un senso... A questa scuola, si comprende la necessità di avere una disciplina spirituale se si vuol seguire l'insegnamento del Vangelo e diventare discepolo di Cristo. Oh, come varremmo ritornare bambino e metterci a questa scuola, umile e sublime, di Nazaret! Come vorremmo, accanto a Maria, ricominciare ad acquistare la vera scienza della vita e la sapienza superiore delle verità divine!
Ma noi siamo qui soltanto di passaggio. Dobbiamo rinunziare al desiderio di continuare qui l'educazione alla intelligenza del Vangelo, educazione che non è mai interamente compiuta. Tuttavia non partiremo senza aver raccolto in fretta, quasi furtivamente, qualche breve insegnamento di Nazaret.
In prima luogo una lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, questa meravigliosa e indispensabile condizione della spirito, in noi che siamo assaliti da tanti clamori, strepiti e grida nella nostra vita moderna rumorosa e troppo presa dai richiami sensibili. O silenzio di Nazaret, insegnaci il raccoglimento, l'interiorità, la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri! Insegnaci la necessità e il valore della formazione, dello studio, della meditazione, della vita personale e interiore, della preghiera che Dio solo vede nel segreto!
Una lezione di vi1a familiare: Nazaret c"insegni cos'è la famiglia, la sua comunione d'amore, la sua austera e semplice bellezza, il suo carattere sacro e inviolabile. Impariamo da Nazaret quanto sia dolce e insostituibile la formazione che vi si riceve; impariamo qual'è il suo ruolo primordiale sul piano sociale.
Una lezione di 'lavoro: o Nazaret, casa del Figlio del falegname, proprio qui noi vorremmo comprendere e rendere onore alla legge severa e redentrice della fatica umana; qui riconfermare la coscienza della nobiltà del lavoro; qui ricordare che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma ,che la sua libertà e nobiltà, oltre che dal valore economico, gli vengono dai valori che lo finalizzano. Infine, come vorremmo poter salutare qui tutti i lavoratori del mondo intero e mostrare loro il grande Modello, il loro Fratello divino, il Profeta di ogni loro giusta causa, il Cristo nostro Signore.

















LA NASCITA DEL SIGNORE DÀ ORIGINE AL POPOLO CRISTIANO, NELLA PACE




San Leone Magno
(In nativitate Domini Sermo VI, 1, 2, 5 - «Sources Chrétiennes» 22, 124-134.)



San Leone fu eletto papa nel 440 e morì nel 461. Sotto il suo pontificato, si manifestarono delle divergenze fra Oriente e Occidente, ma egli seppe far riconoscere da tutti l'autorità della Sede Romana. L'opera letteraria di San Leone si compone di lettere e di una serie di sermoni, in cui questo pastore insegna, con rara efficacia di espressione, la dottrina cristologica tradizionale.





Ogni giorno e in ogni tempo, alla mente dei fedeli che meditano le realtà divine, si presenta la nascita del nostro Signore e Salvatore dal seno della Vergine Madre, perché l'intelligenza si elevi a glorificare il suo Creatore, o nella compunzione del pianto, o nel giubilo della lode, o nell'offerta del sacrificio. Lo sguardo dello spirito nulla deve contemplare, con più frequenza e fiducia, del mistero per cui Dio, Figlio di Dio, eternamente generato dal Padre, è nato anche da un parto umano. Ma nessun giorno più di questo ci invita a contemplare questa natività, degna di essere adorata in cielo e sulla terra...
Naturalmente quell'infanzia, che la maestà del Figlio di Dio non ha ritenuto indegna di sé, con lo scorrere degli anni ha ceduto il posto alla piena virilità e, una volta compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, tutti gli atti di annientamento, abbracciati per noi, hanno avuto fine. La festa di oggi, tuttavia, rinnova per noi i'I sacro natale di Gesù, generato dalla Vergine Maria. E mentre adoriamo la nascita del nostro Salvatore, ci ritroviamo a celebrare la nostra stessa nascita. Infatti la generazione di Cristo è l'origine del popolo cristiano e il natale del capo è anche il natale dell'intero corpo. Benché ciascuno dei chiamati abbia un suo particolare posto e tutti i figli della Chiesa si succedano in tempi diversi, tuttavia l'intera moltitudine dei fedeli, uscita dal fonte battesimale, è stata generata con Cristo in questa nascita, come con lui è stata crocifissa nella passione, è risorta nella risurrezione e collocata alla destra del Padre nell'ascensione. Ogni credente, di qualsiasi parte del mondo, che venga rigenerato in Cristo, con la rigenerazione passa dall'antico stato di colpa alla condizione di uomo nuovo. Da questo momento, non discende più dal padre secondo la carne, ma dal Salvatore, che si è fatto figlio dell'uomo perché noi potessimo essere figli di Dio. Se egli, infatti, non fosse disceso fino a noi mediante il suo abbassamento, nessuno, coi propri meriti, sarebbe potuto salire fino a Lui.
Coloro, dunque, che non da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio sono nati (cfr. Gv. 1, 13), si offrano al Padre come figli uniti nella pace, e tutte le membra che Cristo ha adottato si ricongiungano in colui che è il primogenito della nuova creazione, venuto a fare non la propria volontà, ma quella di ohi lo ha mandato. La grazia del Padre non adottò eredi discordi o dissimili, ma unanimi nei sentimenti e nella carità. Rigenerati secondo un'unica immagine, conviene abbiano un'anima ad essa conforme. Il natale del Signore è il natale della pace. Così, infatti, dice l'apostolo: Egli è la nostra pace; è colui che di due popoli ne ha fatto uno solo (Ef. 2, 14); poiché giudeo o gentile, è merito suo se gli uni e gli altri, in un solo Spirito, abbiano accesso al Padre (Ef. 2, 18).
















RICONOSCI, CRISTIANO, LA TUA DIGNITA'




San Leone Magno, papa
(Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa (Disc. 1 per il Natale, 1-3; Pl 54, 190-193))




Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l'impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l'assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava. Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell'amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l'umanità nella sua miseria! O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi, «e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo» (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.
Deponiamo dunque «l'uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne. Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo.
















«EGLI CI HA AMATO PER PRIMO» (1 Gv. 4-10)




Guglielmo di Saint Thierry
(Tractatus de contemplando Deo, 12-14: P.L. 184, 373-374)




Guglielmo di Saint Thierry nacque a Liegi verso il 1085 e morì nel 1148. Educato nelle scuole del Nord della Francia, fu allievo di Anselmo contemporaneamente ad Abelardo. Monaco a Reims, diverrà nel 1119 abate del Monastero benedettino di St. Thierry. Da allora si moltiplicano le opere letterarie che lo rivelano teologo e mistico. Amico intimo di S. Bernardo, lavorò alla riforma dei monasteri benedettini. Dopo essere passato al monastero di Signy, per vivere sotto l'osservanza cistercense, si dedicò attivamente a mettere in luce e a confutare gli errori teologici di Abelardo. La opera di Guglielmo è anzitutto quella di uno spirituale, di un direttore d'anime. La sua teologia è legata alla sua contemplazione.





Tu solo sei veramente Signore: tu regni su di noi e ci salvi; noi ti serviamo e siamo salvati da te. Infatti, o Signore che dai la salvezza e benedici il tuo popolo (Cfr. Sl. 3, 9), che cosa è la salvezza se non amarti per tuo dono o meglio essere amati da te? Perciò, o Signore, hai voluto che il Figlio della tua destra, l'uomo che hai reso forte per te si chiamasse Gesù, cioè Salvator,e: Infatti egli salverà il popolo dai suoi peccati (Mt. 1, 21) e in nessun altro vi è salvezza (At. 4, 12). Egli ci ha insegnato ad amarlo, poiché per primo ci ha amato fino alla morte di croce. Con l'amore e la predilezione ci ha purificato, suscitando in noi l'amore per lui, lui che per primo ci ha amato fino alla fine...
Sì, è proprio così: ci hai amato per primo perché potessimo amarti, non perché tu avessi bisogno del nostro amore. Solo amando te noi potevamo raggiungere il fine per cui ci avevi creato. Perciò, dopo aver Iddio, a più riprese e in più modi, parlato un tempo ai padri per mezzo dei profeti, ora, alla fine dei giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Ebr. 1, 1-2), il tuo Verbo; in lui sono fatti i cieli e nel soffio della sua bocca la loro potenza (Sl. 32, 6). Parlare per mezzo di tuo Figlio è stato come manifestare in piena luce quanto e come ci hai amato. Tu non hai risparmiato tuo Figlio, ma per noi tutti hai dato colui che ci ' ha amato e ha offerto Se stesso in sacrificio per noi.
Questo è il tuo Verbo, o Signore, la Parola onnipotente che ci indirizzi. Essa, mentre il silenzio avvolgeva ogni cosa - il profondo silenzio dell'errore - è discesa dal trono regale (cfr. Sap. 18, 14-15) per combattere con forza le tenebre del peccato e portarci l'amore. In tutto ciò che fece, in tutto ciò che disse sulla terra, perfino negli obbrobri che sopportò, perfino negli sputi e negli schiaffi, perfino nella croce e nel sepolcro, tu hai voluto parlarci nel tuo Figlio, per suscitare e destare, con il tuo amore, il nostro amore per te.
Tu sapevi infatti, o Dio Creatore delle anime, che non si può imporre ai figli degli uomini questo amore, ma lo si deve invece suscitare; perché dov'è la costrizione non c'è libertà e dove non c'è libertà non c'è giustizia... Tu dunque hai voluto che ti amassimo, perché non potevamo essere salvati nella giustizia, se non amando te. E non potevamo amarti, se quest'amore non ci fosse stato dato da te. Perciò, o Signore, come di'ce l'Apostolo che ti amò: tu ci hai amato per primo, per primo ami tutti quelli che ti amano (cfr. Gv. 4, 10). E noi, o Signore, ti amiamo con l'amore che tu stesso poni nel nostro cuore.

















UNIONE INAUDITA, SCAMBIO PARADOSSALE FRA DIO E L'UOMO




San Gregorio Nazianzeno
(Logos Me eis to aghion paska- P.G. 36, 632, 636.)



Gregorio Nazianzeno (329-390) è con San Basilio Magno, suo amico, e Gregorio di Nissa, fratello di questi, uno dei tre grandi Padri della Cappadocia. Contemplativo e poeta, ebbe un'esistenza molto tormentata. Monaco con Basilio, divenne suo malgrado vescovo di Sasima, e fu elevato in seguito alla sede di Costantinopoli. Stancatosi degli intrighi di questa città, si ritirò dapprima a Nazianzo, e in seguito nella solitudine, dove scrisse le sue opere più importanti.





Dio crea l'uomo. Prende il corpo dalla materia che aveva fatto in antecedenza e depone in essa il soffio della vita, estraendolo da se stesso: tale soffio - come dice la Scrittura - è anima intelligente ed immagine di Dio... Il Signore colloca l'uomo sulla terra come custode della creazione visibile e lo introduce ai misteri dello spirito; lo pone come re di tutto ciò che è sulla terra, ma suddito del regno dei cieli... L'uomo però disobbedì all'ordine che gli era stato dato e, per la sua malvagità, venne allontanato dall'albero della vita, bandito dal Paradiso e separato da Dio... Il suo stato richiedeva ormai un aiuto più grande da parte di Dio ed un aiuto più grande gli venne dato.
Quest'aiuto fu il Verbo stesso di Dio: colui che è ancora prima dei secoli, l'invisibile, l'incomprensibile, l'incorporeo, il principio che nasce dal principio, la luce che ha origine dalla luce, la sorgente della vita e dell'immortalità, l'espressione di Dio primo principio, l'impronta immobile, l'immagine perfetta, la parola definitiva del Padre. Ed ecco: egli si slancia verso la propria immagine e, per amore della carne, si riveste di carne; per amore della mia anima, si degna fondere la sua persona divina con un'anima intelligente. Lui, il Verbo, vuoi purificare, grazie all'identificazione totale, ciò a cui si assimila, facendosi in tutto veramente uomo, tranne il peccato. Concepito dalla Vergine, già purificata in precedenza nell'anima e nel corpo per opera dello Spirito, il Verbo nasce Dio, anche dopo l'assunzione della carne. Egli è uno per la fusione che compie in sé di due realtà opposte, la carne e lo spirito: l'uno divinizza, l'altra viene divinizzata.
O fusione inaudita, o compenetrazione paradossale! Colui che è, viene nel tempo; l'increato si fa oggetto di creazione. Colui che non ha dimensioni entra nel tempo e nello spazio ed un'anima spirituale si fa mediatrice tra la divinità e la pesantezza della carne. Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. Lui, che è la pienezza, si svuota, si spoglia per un poco della sua gloria, perché io possa partecipare della sua pienezza.
Quale ricchezza di bontà! Quale immenso mistero mi avvolge! Sono stato fatto partecipe dell'immagine di Dio e non ho saputo custodirla: ora Dio si rende partecipe della mia carne, sia per salvare '!'immagine che mi aveva data, sia per rendere immortale .Ia mia carne. Entra in comunione con noi, in un modo nuovo, ancora più profondo del primo: con chi un tempo condivise il bene, ora condivide il male; quest'ultima comunione è ancora più degna di Dio e, per chi ha intelligenza, ancora più sublime.
















IL CRISTO, VERO DIO E VERO UOMO




Jacques Guillet
(Le Christ et l'avenir, «Etudes», dico 1970, pp. 740-41.)




Nato nel Lionese in Francia nel 1909, l'autore dei Temi biblici pone la sua conoscenza della Scrittura al servizio di una iniziazione alla vita spirituale. In Gesù Cristo ieri e oggi sua opera principale, come in numerosi articoli, egli fissa con vigore il centro della «fede operante mediante la carità» nella persona del Cristo, prospettata come fonte unica di santità.





Di fronte all'avvenire, Gesù ha le stesse nostre reazioni: è colto da sorpresa ed ammirazione dinnanzi alla fede del centurione, da inquietudine quando vede, nella sinagoga di Cafarnao, i suoi discepoli abbandonarlo uno dopo l'altro, da spavento alla prospettiva di finir nelle mani dei suoi nemici. Non s'immagini, oltre l'apparenza umana simile alla nostra, un'altra esistenza per la quale tutto sarebbe ormai predestinato; non si inventi, prodigiosamente vivente nel fanciullo di Betlemme, un Dio dall'infallibile sguardo che giàcontemplerebbe l'alba di Pasqua: sarebbe come mettere in Gesù due persone, due Cristi. Se Dio non è, in Gesù, colui che dice «do», colui che si meraviglia, s'inquieta ed ha paura, allora Gesù non è Dio, ma solo un rivestimento, un'apparenza. Il Gesù dei Vangeli, il vero Dio, vive nel tempo reale, il nostro tempo, e non ne esce che risuscitando. Gli occorrono dodici anni per stabilire le debite distanze rispetto ai genitori, trent'anni per divenire adulto, per far propria l'eredità di cultura religiosa, umana e professionale - che i Giudei definivano «sapienza» - di cui abbisogna perché la sua parola e i suoi gesti esprimano realmente la nostra esperienza di uomini. Come tutti noi, fa dei progetti, come noi, vede spesso gli eventi scompigliarli e mandarli a vuoto. Si avvia per seguire il centurione venuto a supplicarlo di guarirgli il servo, ma viene fermato dopo i primi passi: Signore, non san degno che tu entri sotto il mio tetto (Mt. 8, 8); segue Giairo che si affretta a rientrar in casa dove la sua bambina sta morendo, ma si lascia fermare nel tragitto da una donna inferma (Mt. 9, 20-22); decide di ritirarsi per un po' di riposo coi discepoli esausti, ma ritrova ancora la folla che ha intuito il suo progetto, e vi rinuncia per dedicarsi ad essa (Mc. 6, 30-34).
In questa disponibilità a ciò che deve accadere, in questa accettazione del futuro nella misura che gli si fa presente, vi è in Gesù ben altro che un riconoscimento di impotenza e la volontà di condividere la nostra debolezza; vi è anche - e forse dovremmo dire vi è anzitutto - il sigillo della sua condizione divina. Spetta a noi, consci delle nostre limitazioni, predisporre progetti e valutazioni per organizzare il nostro avvenire e prevenire i rischi incombenti. Gesùnon ha bisogno di organizzare: in ogni circostanza e qualsiasi cosa avvenga, è se stesso, domina la reazione e sa rispondere. Si può coglierlo di sorpresa, però mai fargli perdere il controllo; si può colpirlo e ferirlo a morte, perchéè vulnerabile all'estremo, però mai è più se stesso di quando è prigioniero e agonizzante, mai è aperto a tutto il mondo come nel giorno in cui muore, rinnegato da tutti.

Solo il Creatore sa accoglier così tutti gli esseri nella loro realtà, accettar le cose, le persone, gli eventi come sono, sa giudicarli, perdonarli, salvarli. La Redenzione è il perdono di Dio che afferra ad ogni istante l'umanità che sta per perdersi, impotente nelle sue contraddizioni, e le schiude l'adito dell'avvenire, la nuova nascita. Gesù è la Redenzione in atto; prende l'umanità com'è: malati incurabili, pubblicani scomunicati, creature traviate, spiriti superficiali, e li lancia in avanti: Va', e d'ora in poi non peccar più (Gv. 8, 11). E' il Signore dell'avvenire, non perché tiene in serbo, dietro il sipario, uno spettacolo superiore ad ogni immaginazione, ma perché è totalmente nel momento presente e nella circostanza che gli si offre; perché dai morti schiacciati sotto il loro passato, egli fa sorgere uomini liberi, trionfatori della paura, temprati nell'umiltà per fronteggiare ogni avvenimento.
















Santa Messa della notte di Natale


DOVE TI TROVI, SIGNORE, PER CAUSA MIA?




Sant'Agostino
(Discorsi - Sermo 196, 3)




Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1,1). O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. E per chi tutto questo? Colui che regola il corso delle stelle succhia da un seno di donna: nutre gli angeli, parla nel seno del Padre, tace nel grembo della madre. Ma parlerà quando sarà arrivato in età conveniente, ci annunzierà con pienezza la buona novella. Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui.
















Natale del Signore


OSSERVA, UOMO, CHE COSA E' DIVENTATO PER TE DIO!




Sant'Agostino
(Discorsi - Sermo 188, 2,2-3,3)




Quali lodi potremo dunque cantare all'amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l'uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato da un seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l'umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.

Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l'insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente (Cf. Gn 2, 19-20); il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto (Cf. Gn 3); lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina








SANTO NATALE in musica (Video)







Mercoledì - Martirio di S. Stefano


STEFANO MARTIRE: esempio di amore e di perdono




Sant'Agostino
(Discorsi - Sermo 49, 9-11)




Sei nel languore, aneli, ti opprime l'infermità. Non sei in grado di liberarti dall'odio. Spera in Dio, che è medico. Egli per te fu sospeso a un patibolo e ancora non si vendica. Come vuoi tu vendicarti? Difatti in tanto odi in quanto ti vorresti vendicare. Guarda al tuo Signore pendente [dalla croce]; guardalo così sospeso e quasi in atto d'impartire ordini dall'alto di quel legno-tribunale. Guardalo mentre, sospeso, prepara a te malato la medicina ricavata dal suo sangue. Guardalo sospeso! Vuoi vendicarti? Lo vuoi davvero? Guarda a colui che pende [dalla croce] e ascolta ciò che dice: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34).

Mi dirai: Lui poté far questo; io non lo posso. Io sono un uomo, lui era Dio. Ebbene, era un uomo, era veramente un uomo lui che era uomo-Dio. E allora, per qual motivo Dio sarebbe diventato uomo se l'uomo non ne trae motivo per emendarsi? Ma, eccomi, voglio apostrofarti. O uomo, ammettiamo pure che sia troppo per te imitare il tuo Signore. Osserva almeno Stefano, come te servo. Santo Stefano era certamente un [semplice] uomo. O che forse era uomo e dio? È risaputo da tutti: era un semplice uomo; era ciò che sei tu, e quel che fece non lo fece se non per un dono di colui al quale anche tu ti raccomandi. Comunque, osserva come si comportò. Parlava ai giudei: infuriava e amava. Debbo mostrarti l'una e l'altra cosa, poiché ho detto che infuriava e ho detto anche che amava. Debbo presentartelo e inferocito e pieno di amore. Ascoltalo inferocito: Gente dalla dura cervice! (At 7, 51). Ecco, lo hai ascoltato mentre va sulle furie; debbo mostrarti anche il rovescio della medaglia: ascoltalo pieno di amore. Gli avversari si irritarono, arsero di sdegno feroce e, ripagando il bene col male, ricorsero alle pietre e cominciarono a lapidare il servo di Dio. Dacci ora, o Stefano santo, una prova del tuo amore. Adesso, adesso vogliamo vederti; adesso vogliamo saggiarti; adesso vogliamo contemplarti vincitore, anzi trionfatore, del diavolo. Ti abbiamo ascoltato mentre infierivi contro gente in silenzio; vogliamo vedere se ami chi si accanisce contro di te. Infuriavi contro gente in silenzio; vediamo se ami chi ti lapida. Infatti, se odi, se puoi odiare, l'occasione è adesso mentre vieni lapidato. Adesso soprattutto devi odiare. Vediamo se rispondi con la durezza del cuore alla durezza delle pietre che ti lapidano. Uomini pietrificati ti scagliano addosso delle pietre: duri scagliano cose dure. Coloro che avevano ricevuto la legge scritta su pietre scagliano pietre.

Vediamo, carissimi, vediamo; contempliamo il grande spettacolo. Guardiamo. Ecco Stefano viene lapidato. Collochiamocene la figura, per così dire, dinanzi agli occhi. Suvvia, membro di Cristo! suvvia, atleta di Cristo! Fissa gli occhi in colui che per te fu appeso alla croce. Lui veniva crocifisso, tu sei lapidato. Lui diceva: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Voglio ascoltare cosa dici tu. Guarderò a te, con la speranza che te almeno possa imitare. Il beato Stefano cominciò col pregare per sé stando in piedi. Disse: Signore Gesù, ricevi il mio spirito (At 7, 59). Detto questo, piegò le ginocchia e in ginocchio disse: Signore, non imputare a loro questo delitto. Detto questo, si addormentò (At 7, 60). O sonno felice! O vera pace! Ecco che cosa significa riposare: pregare per i nemici.




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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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