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Il Valore della Vita Umana







Gli insegnamenti della Sacra Scrittura sul valore della vita umana 1






Uno studio completo della vita nella Sacra Scrittura dovrebbe comprendere
anche tematiche, quali la vita in Cristo o la vita eterna, che esulano dal
nostro attuale proposito.
Ci limiteremo ad una presentazione sintetica degli aspetti che sono rilevanti per il nostro attuale oggetto di studio, che saranno integrati lungo man mano che lo richiederanno i singoli temi affrontati 2.






1. L’Antico Testamento




La fede nel Dio vivente


Per il pensiero ebraico veterotestamentario la vita non è innanzitutto un concetto biologico o antropologico, bensì un concetto teologico 3.

La percezione della vita quale prerogativa divina sta alla base
della distinzione di Jahvé, il Dio vivente, dalle divinità pagane prive di respiro
e di vita 4.
La vita compete a Jahvé in modo proprio, non avendola ricevuta da nessuno.
Egli da sempre e per sempre è il Vivente, il principio della vita, colui
che ama la vita 5. La vita degli uomini è vista come un bene che Dio dona agli
uomini, e sul quale Egli ha un completo dominio 6.

Secondo Gn 2, 7 (tradizione jahvista), Jahvé forma l’uomo con la terra
del suolo e soffia nel corpo inanimato lo spirito divino, e così l’uomo diventa
essere vivente. Se Dio ritrae lo spirito di vita, l’uomo si riduce in polvere 7.
La creazione divina è vista come permanente dipendenza dalla forza creatrice di Dio.
Il testo sacerdotale sottolinea l’idea della creazione mediante
la parola divina 8.

Dio chiama l’uomo all’esistenza, e la creazione è appello divino,
dialogo dispensatore di vita. Il libro del Deuteronomio mette la vita in rapporto
con l’alleanza. La parola e i comandamenti di Jahvé pongono la comunità
davanti alla scelta tra la vita e la morte 9. Restando legata alla fedeltà
all’alleanza, la vita è compito, e non solo dono.
L’uomo vivente è portatore di un progetto divino.




Creato ad immagine di Dio


È di estrema importanza l’affermazione
che l’essere umano, uomo e donna, è stato creato ad immagine e somiglianza
di Dio 10, sia perché la Sacra Scrittura la mette a fondamento del comandamento «non uccidere» 11, sia perché successivamente assumerà un ruolo centrale nell’antropologia cristiana, che vede in tale affermazione il fondamento ultimo della dignità umana.

Solo dell’uomo si dice che è creato ad immagine di Dio, distinguendolo così dalle cose, dalle piante e dagli animali.
Ci sono state e ci sono molte discussioni sull’immagine: in che cosa essa consiste, perché l’uomo è immagine, ecc. In ogni caso sembra chiaro che quella affermazione intende mettere in luce che l’uomo è capace di entrare in dialogo con Jahvé e che, come Jahvé, l’uomo debba rivolgersi al mondo con intelligenza e amore.

È indubbiamente presente l’idea che l’essere a immagine e somiglianza di Dio è un bene permanente nell’uomo, garanzia che protegge la vita umana, rendendola sacra, inviolabile.




Gli abusi contro la vita


Il libro della Genesi mostra che Dio ha fatto tutto bene.
Ha collocato Adamo ed Eva nel paradiso, e questi agiscono come immagine e somiglianza di Dio, quasi suoi rappresentanti, capaci di custodire e di trasformare con il lavoro lo stesso paradiso, nonché di dominare gli animali, ai quali possono dare il nome appropriato.
Ma dopo il primo peccato il male prolifera, fino al punto che Dio quasi se ne pente di aver creato l’uomo.
Uno dei principali volti del male è l’omicidio. Caino uccide Abele e i cainiti
si uccidono tra di loro. L’uccisione di Abele mette in luce un aspetto che in
senso teologico più profondo è presente in ogni omicidio.
Esso è violenza tra fratelli: un fratello toglie la vita ad un fratello, quindi ad uno che è uguale a lui, ugualmente figlio dello stesso padre divino. Jahvé appare in ogni momento come protettore della vita. Persino come protettore della vita di Caino.

Nessuno deve farsi la giustizia da sé.

Nessuno può disporre della vita del prossimo.

Dopo il diluvio, Jahvé rinnova l’alleanza con Noè, e il rispetto della vita
è uno dei punti capitali dell’alleanza. Tenendo conto delle condizioni createsi
dopo il peccato, gli uomini possono disporre degli animali.
Ma il loro potere di disposizione ha dei limiti: debbono rispettare il sangue («non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue») e debbono rispettare l’immagine di Dio: «Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò
conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.

Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo» 12.

Questo passo suggerisce che i crimini contro la vita umana sono anche crimini contro Dio stesso, una profanazione della sua immagine, sebbene il passo sembra dire anche che Dio, come detentore del supremo dominio sulla vita, autorizza l’esecuzione della pena capitale per coloro che hanno violato mediante l’assassinio l’immagine divina nell’uomo, sui quali però non è lecita la vendetta privata.




Il comandamento «non uccidere»


Il decalogo è il nucleo normativo dell’alleanza del Sinai. Il quinto comandamento del decalogo è «non uccidere» 13.
La formula è priva di oggetto, e quindi sembra molto ampia. Ma il verbo rasah ne limita la portata. Rasah non indica l’uccisione di animali, né l’uccisione in guerra (harag) o in conflitti violenti con gli stranieri.
Anche la pena di morte (hemit) e la morte inviata da Dio viene nominata con altri vocaboli.
Rasah potrebbe essere tradotto come assassinio. Implica un atto di violenza
particolarmente perfido ed sleale, che colpisce una vittima inerme. Con
rasah si intende dire che il sangue innocente non deve essere versato, in senso simile a Es 23, 7: «non far morire l’innocente e il giusto».
Il comandamento rappresenta una protezione divina della vita umana contro ogni forma di volontà omicida, che resta assolutamente esclusa.













2. Il Nuovo Testamento




Vita terrena e vita eterna


Nel Nuovo Testamento si rende chiara e piena la rivelazione della vita eterna: l’uomo è chiamato a vivere eternamente nella comunione con Dio a immagine del Cristo risorto.
Cristo è venuto ad annunciare e a portare questa vita 14.
La vita terrena non è l’unica vita, ed essa non è il supremo bene per l’uomo.

In vista della vita eterna si deve essere anche disposto a perdere la vita terrena. Ma tutto ciò non sminuisce in nulla l’inviolabilità della vita umana e la responsabilità morale nei suoi confronti.




Ripresa e perfezionamento del precetto «non uccidere»


Il comandamento «non uccidere» è ripreso nel Nuovo Testamento 15.
Cristo lo assume, presentandolo come condizione irrinunciabile per poter «entrare nella vita» 16 e lo porta alla perfezione.
Il divieto di uccidere viene spostato alle radici della violenza omicida nel cuore dell’uomo, e alle prime manifestazioni esteriori di rancore e di avversione. «Avete inteso che fu detto agli antichi:
Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna» 17.
Gesù chiede ai discepoli di costruire verso gli altri relazioni tali che facciano percepire come insopportabile ogni disaccordo 18.




Il comandamento dell’amore


Nel Nuovo Testamento viene sviluppato
il comandamento in senso positivo: amore per tutti, anche per gli stranieri (il
buon samaritano), e persino per i nemici, per coloro che ci perseguitano:
«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» 19.

Nel contesto delle antitesi tra i figli di Dio che vivono nell’amore e il mondo
che vive nell’odio, e richiamandosi all’episodio di Caino, Giovanni afferma la
coincidenza tra la mancanza totale di carità, quale è l’odio, e l’omicidio 20.
L’assorbimento del quinto comandamento, come dell’intero decalogo, nella
legge della carità è proclamato anche da san Paolo 21.




Immagine di Dio e immagine di Cristo


Il Nuovo Testamento riprende pacificamente l’insegnamento veterotestamentario secondo cui l’uomo è immagine di Dio 22. Ma si aggiunge qualcosa di molto importante: Gesù Cristo è la vera e unica immagine di Dio 23.
In Gesù Cristo, Dio pone davanti agli occhi degli uomini la propria immagine, affinché riconosciamo a quale dignità siamo stati chiamati. In Cristo diventa visibile che cosa significa una vita libera e piena di amore verso la vita umana. Cristo insegna che cosa è la solidarietà e la giustizia nei confronti dell’uomo. L’uomo è in realtà immagine dell’Immagine, e ha in Cristo una idea perfettamente chiara dell’immagine che deve riprodurre nella propria vita: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» 24.
L’idea dell’immagine e della somiglianza con Dio esprime così la doppia relazione di Dio con l’uomo mediante la creazione e l’Incarnazione-redenzione.

L’atteggiamento di Cristo, e del seguace di Cristo, nei confronti di ogni
uomo presuppone una profonda visione morale, della quale Gesù stesso ha
esplicitato le virtualità che il confronto con alcune interpretazioni farisaiche
della legge di Mosè richiedeva di esplicitare.
Sono le antitesi formulate da Gesù: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori...».
Ma appena le comunità apostoliche e subapostoliche entrarono in stretto
contatto con il mondo greco e romano, quella visione doveva esplicitare fino
in fondo tutte le proprie virtualità etiche.
Si pensi al modo come i padri apostolici reagirono nei confronti dell’aborto, l’omosessualità, ecc. Su questo punto dovremo soffermarci più avanti.




Il contributo cristiano alla nascita del concetto di persona


Limitandoci ora agli aspetti più fondamentali, occorre segnalare che l’uomo viene visto come chiamato da Dio nel suo essere più proprio.
In virtù della sua relazione diretta con Dio, l’uomo non può essere posseduto da alcuna istanza umana, perché trascende tutte le relazioni umane e mondane in cui si trova coinvolto.
L’uomo non è costituito come tale dalle relazioni orizzontali, né deve ad esse il suo essere. Non può essere ridotto a ruoli o funzioni.
Possiede la propria esistenza per sé, ricevuta da Dio, e amata da Dio nella sua irripetibile singolarità.
Un uomo non può disporre di un altro uomo, un uomo non può essere interamente funzionale ad un altro suo simile, né può da questi essere trattato strumentalmente.

L’uomo è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa 25.

Abbiamo qui le idee costitutive del contributo cristiano al concetto
di persona, destinate ad avere un influsso decisivo nella storia
dell’umanità.
Dalla particolare e diretta relazione esistente tra Dio e l’uomo,
che in Cristo si rende manifesta, dipende la non disponibilità radicale
dell’uomo, che ci obbliga a rispettarci a vicenda in maniera incondizionata,
rispetto che è contenuto nell’idea di persona.
Essa dice che, nell’altro uomo, io incontro uno che deve la propria esistenza all’amore creatore (e redentore) di Dio esattamente come me.






NOTE


1 Questo saggio è parte di un’opera in preparazione
2 Per una visione di insieme cfr. R. CAVEDO, voce Vita, in P. ROSSANO - G. RAVASI - A. GIRLANDA (edd.), Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, San Paolo, Cinisello Balsamo 1988, pp. 1660-1680; H.G. LINK, voce Vita, in L. COENEN - E.BEYREUTHER - H.BIETENHARD, Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, Bologna 1991,pp. 1994-2001. In rapporto ai temi che qui più ci interessano, cfr. E.SCHOCKENHOFF, Etica della vita. Un compendio teologico, Queriniana, Brescia 1997, capitolo III. Per quanto riguarda il Magistero della Chiesa, l’esposizione più ampia degli insegnamenti biblici sul valore della vita umana è senz’altro quella contenuta nell’enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, 25-III-1995. Su di essa si veda: E. SGRECCIA - R. LUCAS LUCAS (edd.)., Commento interdisciplinare alla “Evangelium vitae”, LEV, Città del Vaticano 1997; L.MELINA, Corso di bioetica. Il Vangelo della vita, Piemme, Casale Monferrato 1996.
3 Cfr. E. SCHOCKENHOFF, Etica della vita. Un compendio teologico, cit., p. 110.
4 Cfr. Sal 113.
5 Cfr. Sap 11, 26.
6 Cfr. Dt 32, 39.
7 Cfr. Gb 34, 14-15.
8 Cfr. Gn 1, 26.
9 Cfr. Dt 30, 1-20.
10 Cfr. Gn 1, 26-27.
11 Cfr. per esempio Gn 9, 6.
12 Gn 9, 5-6.
13 Cfr. Es 20, 13; 21, 12; Lv 24, 17; Dt 5, 17; 17, 8.
14 Cfr. Gv 10, 10.
15 Cfr. Mt 5, 21; Mc 10, 19; Rm 13, 9; Gc 2, 11.
16 Cfr. Mt 19, 16-19.
17 Mt 5, 21-22.
18 Cfr. Mt 5, 23-24.
19 Mt 5, 43-46.
20 Cfr. 1 Gv 3, 11-15.
21 Cfr Rm 13, 8-10.
22 Cfr. 1 Cor 11, 7; Gc 3, 9.
23 Cfr. Col 1, 15; Rm 8, 29; 1 Cor 15, 45-49; 2 Cor 3, 18.
24 Gv 13, 34-35.
25 Cfr. Gaudium et spes, n. 24.

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Si ringrazia,
Prof. Mons. Angel Rodríguez Luño
Facoltà di Teologia, Pontificia Università della Santa Croce.













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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