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Peccato Originale






L'uomo come causa del peccato. Trasmissione del peccato originale

Veniamo ora a trattare della causalità dell'uomo sul peccato. L'uomo, oltre ad essere causa di peccati sollecitando altri dall'esterno, come fa il diavolo, ha uno speciale modo di causare il peccato mediante l'origine. Perciò dobbiamo parlare del peccato originale. E su questo tema tre sono gli argomenti da esaminare: primo, la trasmissione di codesto peccato; secondo, la sua natura; terzo, la sede, o subietto di esso.
Sul primo argomento si pongono cinque problemi: 1. Se il primo peccato dell'uomo si trasmetta ai discendenti per via di generazione; 2. Se tutti gli altri peccati del nostro progenitore, o degli altri antenati, si trasmettano ai posteri per generazione; 3. Se il peccato originale si trasmetta a tutti coloro che derivano da Adamo mediante il seme; 4. Se si trasmetterebbe a coloro che venissero formati miracolosamente da altre parti del corpo umano; 5. Se il peccato originale si sarebbe trasmesso, qualora avesse peccato non l'uomo, ma la donna soltanto.







ARTICOLO 1




Se il primo peccato del nostro progenitore si trasmetta ai discendenti per generazione


SEMBRA che il primo peccato del nostro progenitore non si trasmetta per generazione. Infatti:
1. Sta scritto: "Il figlio non porterà l'iniquità del padre". Invece la porterebbe, se da lui ereditasse la colpa. Dunque nessuno contrae un peccato per generazione dai propri antenati.
2. Un accidente non si può trasmettere per generazione, senza la trasmissione del subietto: poiché l'accidente non passa da un subietto all'altro. Ma l'anima razionale, subietto della colpa, non si trasmette per generazione, come abbiamo dimostrato nella Prima Parte. Perciò per generazione non si può trasmettere nessuna colpa.
3. Tutto ciò che si trasmette con la generazione umana è causato dal seme. Ora, il seme non può causare il peccato, privo com'è della parte razionale dell'anima, che è la sola possibile causa della colpa. Dunque nessun peccato può essere trasmesso per generazione.
4. Ciò che possiede più perfettamente una natura è più efficace nell'operare. Ora, un corpo umano perfetto non può macchiare l'anima cui è unito: altrimenti l'anima non potrebbe mai purificarsi dalla colpa originale finché è unita al corpo. Molto meno, quindi, può macchiare l'anima il seme.
5. Il Filosofo avverte, che "nessuno rimprovera coloro che sono deturpati per natura, ma coloro che lo sono per accidia e per negligenza". Ma sono turpi per natura coloro che son tali in forza della loro origine, o generazione. Dunque niente di quanto derivi per generazione può essere riprovevole e peccaminoso.

IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna: "Per opera d'un sol uomo entrò la colpa nel mondo". E questo non può intendersi di una semplice imitazione, poiché sta scritto: "Per invidia del diavolo entrò la morte nel mondo". Rimane dunque che il peccato è entrato nel mondo per generazione dal nostro progenitore.

RISPONDO: Si deve ritenere, secondo la fede cattolica, che il primo peccato del primo uomo si trasmette ai discendenti per via di generazione. Cosicché anche i bambini appena nati vengono portati al battesimo, per essere purificati dall'infezione della colpa. La dottrina contraria è l'eresia di Pelagio, come risulta dagli scritti di S. Agostino.
Ma nel determinare in che modo il peccato del nostro progenitore possa trasmettersi ai discendenti, molti e diversi furono i tentativi. Alcuni, infatti, considerando che la sede del peccato è l'anima razionale, sostennero che l'anima stessa si trasmette col seme, in modo che da un'anima infetta deriverebbero anime infette. - Altri invece, respingendo come erronea codesta spiegazione, si sforzarono di chiarire come la colpa del genitore passi nella prole anche senza la trasmissione dell'anima, dal fatto che così si trasmettono gli stessi difetti fisici: un lebbroso, p. es., genera un figlio lebbroso, e un gottoso genera un gottoso, per una corruzione del seme, sebbene codesta corruzione non sia né la lebbra né la gotta. Ora, essendo il corpo proporzionato all'anima, e ridondando sul corpo i difetti dell'anima, e viceversa, affermano che allo stesso modo viene comunicato alla prole un difetto colpevole dell'anima mediante la discendenza del seme, sebbene il seme non sia attualmente il subietto della colpa.
Ma tutte queste spiegazioni sono insufficienti. Perché, pur ammettendo che certi difetti fisici passano per generazione nella prole; e indirettamente passano così anche dei difetti psichici, data la cattiva disposizione del corpo, come quando da un demente nasce un demente; tuttavia il contrarre un difetto per generazione esclude la colpa, che è essenzialmente volontaria. Perciò, anche ammesso che l'anima razionale si trasmetta, per il fatto che la macchia spirituale della prole non è nella volontà di essa, perderebbe l'aspetto di colpa che esige una pena: poiché, come dice il Filosofo, "nessuno pensa a rimproverare il cieco nato, ma ne ha compassione".
Perciò bisogna procedere per un'altra via, ricordando che tutti gli uomini che nascono da Adamo si possono considerare come un uomo solo, in quanto possiedono la stessa natura ricevuta dal capostipite. Analogamente, nella convivenza civile tutti quelli che appartengono a una data collettività si considerano come un unico corpo, e la collettività intera come un unico uomo. Porfirio stesso afferma che "per la partecipazione della specie molti uomini sono un uomo solo". Perciò i molti uomini che derivano da Adamo sono come le membra molteplici di un unico corpo. Ora, gli atti di un arto corporeo, di una mano, p. es., non sono volontari per la volontà della mano, ma dell'anima, che ne è il primo motore. Perciò l'omicidio che la mano commette non è imputato alla mano, se si volesse considerare la mano divisa dal corpo: ma viene imputato ad essa in quanto è una parte dell'uomo, mossa dal primo principio motore dell'uomo stesso. Perciò il disordine, esistente in quest'uomo generato da Adamo, non è volontario per la volontà di questo individuo, ma per la volontà del progenitore, il quale muove mediante la generazione tutti quelli che hanno origine da lui, come la volontà dell'anima muove all'operazione tutte le membra. Ecco perché il peccato che così si trasmette dal nostro progenitore ai suoi discendenti si dice originale: mentre si dice attuale il peccato che dall'anima si trasmette a tutte le membra del corpo. E come il peccato attuale, commesso da una delle membra, non è un peccato di codesto arto, se non perché questo è parte dell'uomo stesso, cosicché si denomina peccato umano; così il peccato originale non è un peccato di una data persona, se non in quanto questa persona riceve la natura dal suo progenitore. Difatti viene chiamato anche peccato di natura, secondo l'espressione di S. Paolo: "Eravamo per natura figli d'ira".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Si dice che il figlio non porterà l'iniquità del padre nel senso che non sarà punito per il peccato del padre, se non è partecipe della colpa. Così avviene invece nel caso nostro: infatti il peccato originale si trasmette di padre in figlio per generazione, come si trasmette per imitazione quello attuale.
2. Sebbene l'anima non si trasmetta, non potendo la virtù del seme produrre un'anima razionale; tuttavia il seme vi coopera come disposizione. Perciò mediante la virtù del seme si trasmette la natura umana dai genitori ai figli, e con la natura la corruzione di essa. Infatti l'individuo che nasce diviene partecipe della colpa del suo progenitore; perché, in forza della generazione, da lui riceve la natura.
3. Sebbene nel seme non si trovi attualmente la colpa, vi si trova però virtualmente la natura umana, alla quale codesta colpa si accompagna.
4. Il seme è principio, o causa della generazione, atto proprio della natura, destinato alla propagazione di essa. Perciò l'anima è più contaminata dal seme che dal corpo completo, che è già determinato per una data persona.
5. Un difetto d'origine non è rimproverabile, se chi nasce si considera in se stesso. Può esserlo invece, se si considera come derivante da un dato principio: per colpa di qualche antenato, p. es., alcuni incorrono col nascere nell'ignominia della loro stirpe.







ARTICOLO 2




Se anche gli altri peccati di Adamo o degli altri antenati si trasmettano ai posteri


SEMBRA che anche gli altri peccati di Adamo o degli altri antenati più prossimi si trasmettano ai posteri. Infatti:
1. Senza una colpa non si può meritare una pena. Ora, Dio punisce alcuni per i peccati dei genitori; poiché sta scritto: "Io sono un Dio geloso, che visito l'iniquità dei padri nei figli, sino alla terza e alla quarta generazione". Del resto anche dalla legge umana i figli vengono diseredati, nel delitto di lesa maestà, per il peccato dei genitori. Dunque anche la colpa degli antenati più prossimi si trasmette ai posteri.
2. È più facile per una cosa trasmettere ciò che ha da se stessa che quanto riceve da altri: il fuoco, p. es., può scaldare meglio dell'acqua calda. Ora un uomo trasmette per generazione alla prole il peccato ricevuto da Adamo. Quindi a maggior ragione trasmette il peccato che lui stesso ha commesso.
3. Si contrae il peccato originale dal nostro progenitore, perché eravamo in lui come nel principio (germinale) della nostra natura, la quale può essere ulteriormente guastata dal peccato, come si legge nell'Apocalisse: "Chi è contaminato si contamini ancora". Dunque i figli per generazione contraggono le colpe dei loro antenati più prossimi, come quella dei progenitori.

IN CONTRARIO: Il bene tende a diffondersi più del male. Ora, i meriti degli antenati più prossimi non si trasmettono. Dunque molto meno si trasmettono i peccati.

RISPONDO: S. Agostino imposta il problema nel suo Enchiridion, lasciandolo insoluto. Ma se uno considera attentamente, vede l'impossibilità che si trasmettano per generazione i peccati degli altri antenati, o i peccati del nostro progenitore a eccezione del primo. E il motivo si è che l'uomo genera un essere identico nella specie, ma non identico come individuo. Perciò gli elementi che direttamente appartengono all'individuo, come sono le azioni personali e quanto è connesso con quelle, non si trasmettono di padre in figlio: un grammatico, p. es., non trasmette al figlio la conoscenza della grammatica, acquistata col proprio studio. Invece i genitori trasmettono ai figli gli elementi che appartengono alla natura della specie, se non interviene un difetto di natura. Così chi ha gli occhi genera dei figli che ci vedono. Anzi, se la natura è forte, vengono comunicati ai figli anche certi accidenti individuali, che sono altrettante disposizioni di natura, p. es., l'agilità del corpo, la bontà dell'ingegno, e altre cose consimili: ma in nessun modo le cose puramente personali.
Ora, come a una persona, così anche alla natura alcune cose possono appartenere in forza di se stessa, perché causate dai principi di essa, e altre per un dono di grazia. Ebbene, come abbiamo detto nella Prima Parte, il dono della giustizia originale era un dono di grazia offerto da Dio a tutta la natura umana nella persona del nostro progenitore. E fu perduto dal primo uomo col primo peccato. Perciò, come sarebbe stata trasmessa ai discendenti la giustizia originale insieme con la natura, così viene trasmesso il disordine opposto. - Invece gli altri peccati attuali, o del nostro progenitore, o degli altri antenati, non corrompono la natura nei suoi elementi naturali; ma solo negli elementi personali, ossia accentuano l'inclinazione all'atto. Perciò codesti peccati non si trasmettono.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come insegna S. Agostino, i figli non vengono mai puniti per i genitori con una pena spirituale, se non partecipano alla loro colpa, o per generazione, o per imitazione: poiché tutte le anime appartengono a Dio direttamente, come dice Ezechiele. Talora invece i figli sono puniti da Dio e dagli uomini per i loro genitori con pene corporali, in quanto il figlio per il suo corpo appartiene al padre.
2. Uno può comunicare meglio quanto possiede da se stesso, purché si tratti di cose comunicabili. Ma i peccati attuali degli antenati più prossimi non sono comunicabili: poiché, come si è visto, sono puramente personali.
3. Il primo peccato guasta la natura umana con un disordine che incide sulla natura; invece gli altri peccati la guastano con disordini che incidono soltanto sulla persona.







ARTICOLO 3




Se il peccato di Adamo si trasmetta per generazione a tutti gli uomini


SEMBRA che il peccato di Adamo non si trasmetta per generazione a tutti gli uomini. Infatti:
1. La pena del peccato originale è la morte. Ora, quelli che derivano dal seme di Adamo non tutti muoiono; infatti quelli che saranno vivi alla venuta del Signore non moriranno affatto, poiché S. Paolo afferma: "Noi, rimasti vivi alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati". Perciò costoro non contraggono il peccato originale.
2. Nessuno può dare ciò che non ha. Ma un uomo battezzato non ha il peccato originale. Quindi non lo trasmette alla sua prole.
3. Come scrive S. Paolo, il dono di Cristo è più grande del peccato di Adamo. Ora, il dono di Cristo non è comunicato a tutti gli uomini. Dunque neppure il peccato di Adamo.

IN CONTRARIO: S. Paolo scrive: "A tutti gli uomini s'è estesa la morte, in quanto che in lui tutti peccarono".

RISPONDO: Secondo la fede cattolica si deve ritenere fermamente che tutti gli uomini, i quali discendono da Adamo, eccettuato Cristo soltanto, contraggono il peccato originale: altrimenti non tutti avrebbero bisogno della redenzione di Cristo; il che è falso. E ciò si dimostra col fatto, già notato in precedenza, che il peccato del nostro progenitore si trasmette nei discendenti quale colpa originale, come il peccato attuale si trasmette dalla volontà dell'anima, attraverso la mozione delle membra, alle membra del corpo. Ora è evidente che il peccato attuale può trasmettersi a tutte le membra fatte per subire la mozione della volontà. Dunque anche il peccato originale si trasmette a tutti quelli che da Adamo subiscono il moto di generazione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'opinione più probabile e comune afferma che tutti coloro, i quali si troveranno alla venuta del Signore, moriranno per poi risorgere quasi subito, come meglio vedremo nella Terza Parte. - E se anche fosse vera l'opinione contraria, secondo la quale quei superstiti non morirebbero affatto, si risponde all'obiezione che sebbene costoro non subiscono la morte, tuttavia ne contraggono il debito, che però Dio condona, come può condonare la pena anche dei peccati attuali.
2. Il battesimo toglie il peccato originale quanto alla colpa, poiché l'anima nella parte superiore ricupera la grazia. Ma il peccato originale rimane in atto quanto al fomite, che è il disordine delle parti inferiori dell'anima e del corpo medesimo, alle quali spetta la generazione umana. Perciò i battezzati trasmettono il peccato originale: infatti essi non generano in quanto rinnovati dal battesimo, bensì in quanto conservano ancora qualche elemento decadente del primo peccato.
3. Come il peccato di Adamo si trasmette a tutti quelli che da Adamo sono corporalmente generati, così la grazia di Cristo si trasmette a tutti coloro che sono da lui spiritualmente rigenerati con la fede e col battesimo: questa però non si limita a togliere il peccato di Adamo, ma giunge a togliere anche i peccati attuali, e a introdurre nella gloria.







ARTICOLO 4




Se un uomo formato miracolosamente da un corpo umano, contrarrebbe il peccato originale


SEMBRA che se uno venisse formato miracolosamente da un corpo umano, contrarrebbe anch'egli il peccato originale. Infatti:
1. La Glossa afferma, che "nei lombi di Adamo tutta la posterità fu corrotta perché questa nel paradiso non aveva cominciato a separarsi, ma cominciò dopo in terra d'esilio". Ora, se un uomo venisse formato in tal modo, la sua carne verrebbe separata in luogo d'esilio. Perciò contrarrebbe il peccato originale.
2. Il peccato originale viene causato in noi in quanto l'anima viene contaminata dal corpo. Ma nell'uomo tutto il corpo è infetto. Quindi da qualunque parte del corpo venisse formato un uomo, la sua anima verrebbe contaminata dal peccato originale.
3. Il peccato originale da Adamo si propaga a tutti, perché tutti erano in lui nell'atto del peccato. Ma quelli che venissero formati da un corpo umano sarebbero stati anch'essi in Adamo. Dunque dovrebbero contrarre anch'essi il peccato originale.

IN CONTRARIO: Costoro non si sarebbero trovati in Adamo "secondo la ragione seminale"; e questa, a detta di S. Agostino, è la causa unica della trasmissione del peccato originale.

RISPONDO: Abbiamo già detto che il peccato originale si trasmette dal nostro progenitore ai discendenti in quanto questi in forza della generazione ne sentono l'influsso; come le membra subiscono l'influsso dell'anima nel peccato attuale. Ora, l'influsso causale si esercita sulla generazione solo mediante la virtù attiva del generante. Perciò contraggono il peccato originale soltanto quelli che discendono da Adamo mediante codesta virtù attiva, che originariamente deriva da Adamo: e questo significa discendere da lui secondo la ragione seminale. Infatti la ragione seminale non è altro che la virtù attiva nella generazione. Ora, se uno venisse formato da un corpo umano per virtù divina, è chiaro che la virtù attiva non deriverebbe da Adamo. Quindi costui non contrarrebbe il peccato originale: come non sarebbe un peccato umano l'atto delle mani, se queste non fossero mosse dalla volontà dell'uomo, ma da un agente estrinseco.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Adamo non venne a trovarsi in terra d'esilio che dopo il peccato. Perciò la colpa originale si propaga a quelli che egli raggiunge con la generazione attiva, non per il luogo d'esilio, ma per il (valore o la portata del) suo peccato.
2. Il corpo non contamina l'anima, se non in quanto principio attivo nella generazione, secondo le spiegazioni date.
3. Chi venisse formato da carne umana sarebbe stato in Adamo "secondo la sostanza corporea", ma non secondo la ragione seminale, di cui abbiamo parlato. E quindi non contrarrebbe il peccato originale.







ARTICOLO 5




Se peccando Eva, e non Adamo, i figli avrebbero contratto il peccato originale


SEMBRA che peccando Eva, e non Adamo, i figli avrebbero contratto il peccato originale. Infatti:
1. Si contrae il peccato originale dai nostri antenati in quanto già si esisteva in essi, secondo l'espressione dell'Apostolo: "In lui tutti peccarono". Ora, un uomo preesiste nella madre come nel padre. Dunque egli contrae il peccato originale dal peccato della madre, come da quello del padre.
2. Se avesse peccato Eva, e non Adamo, i figli sarebbero nati ugualmente passibili e mortali: infatti, a detta del Filosofo, "la madre fornisce la materia nella generazione"; e la morte, come qualsiasi passibilità, deriva dalle condizioni della materia. Ma la passibilità e la morte sono pena del peccato originale. Quindi, se avesse peccato Eva, e non Adamo; i figli avrebbero contratto il peccato originale.
3. Il Damasceno insegna che "lo Spirito Santo ha prevenuto la Vergine", da cui senza peccato originale doveva nascere il Cristo, "purificandola". Ora, codesta purificazione non sarebbe stata necessaria, se la macchia del peccato originale non derivasse dalla madre. E quindi sarebbe bastato il peccato di Eva, perché i figli contraessero il peccato originale; anche se Adamo non fosse caduto nella colpa.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Per opera di un sol uomo entrò la colpa nel mondo". Ora, se la donna trasmettesse il peccato originale nei figli, bisognava dire piuttosto che vi è entrato per opera di due, avendo peccato entrambi; o addirittura per opera della donna, che fu la prima a cadere. Dunque il peccato originale non è trasmesso ai figli dalla madre, ma dal padre.

RISPONDO: La soluzione di questo problema dipende da quanto abbiamo già detto. Infatti abbiamo visto che il peccato originale viene trasmesso da Adamo, in quanto questi influisce sulla generazione dei figli: e quindi abbiamo concluso che se uno venisse prodotto solo materialmente da un corpo umano, non contrarrebbe il peccato originale. Ora è noto, secondo la dottrina dei naturalisti, che nella generazione il principio attivo deriva dal padre mentre la madre somministra la materia. Perciò il peccato originale non si contrae dalla madre, ma dal padre. E quindi, se Eva soltanto avesse peccato, e non Adamo, i figli non avrebbero contratto il peccato originale. Se invece avesse peccato Adamo, e non Eva, l'avrebbero contratto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Il figlio preesiste nel padre come in un principio attivo, nella madre come un principio materiale e passivo. Perciò il paragone non regge.
2. Alcuni pensano che se avesse peccato Eva e non Adamo, i figli sarebbero stati immuni dalla colpa, ma soggetti alla morte e a tutte le passibilità dovute alle condizioni della materia, somministrata dalla madre, non come ad altrettante pene, bensì come a dei difetti naturali. - Ma questo non convince. Infatti l'immortalità e l'impassibilità dello stato primitivo non dipendevano dalla condizione della materia, come abbiamo spiegato nella Prima Parte; ma dalla giustizia originale, che sottometteva (pienamente) il corpo all'anima, finché l'anima era sottomessa a Dio. E la mancanza della giustizia originale è il peccato originale. Perciò, se col peccato di Eva, senza quello di Adamo, il peccato originale non si fosse trasmesso nei posteri, è chiaro che nei figli non sarebbe mancata la giustizia originale. E quindi non ci sarebbe stata in essi la passibilità e la necessità di morire.
3. La purificazione previa della beata Vergine non era richiesta per scongiurare la trasmissione del peccato originale; ma perché era necessario che la Madre di Dio splendesse del massimo candore. Infatti nessun essere è degno ricettacolo di Dio, se non è puro; secondo l'espressione del salmista: "Alla tua casa, o Signore, conviene la santità".







Natura del peccato originale



Passiamo a considerare la natura del peccato originale.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il peccato originale sia un abito; 2. Se sia un peccato solo per ogni uomo; 3. Se si identifichi con la concupiscenza; 4. Se sia uguale in tutti.







ARTICOLO 1




Se il peccato originale sia un abito


SEMBRA che il peccato originale non sia un abito. Infatti:
1. Il peccato originale, come dice S. Anselmo, è la carenza della giustizia originale: perciò è una privazione. Ma la privazione è l'opposto dell'abito. Dunque il peccato originale non è un abito.
2. Il peccato attuale ha più di quello originale l'aspetto di colpa, perché maggiormente volontario. Eppure l'abito dei peccati attuali non ha natura di colpa; altrimenti un uomo peccherebbe anche dormendo.
3. Nel male l'abito è sempre preceduto da qualche atto: poiché gli abiti cattivi non sono infusi, ma acquisiti. Ora nessun atto può precedere il peccato originale. Dunque il peccato originale non è un abito.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna che in forza del peccato originale i bambini hanno propensione alla concupiscenza, sebbene non la sentano in maniera attuale. Ora, una propensione rivela l'esistenza di un abito. Dunque il peccato originale è un abito.

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, l'abito può essere di due tipi. Primo, ci sono abiti (operativi) che dispongono le facoltà ad agire, e tali sono le scienze e le virtù: ebbene, il peccato originale non è di questo tipo. - Secondo, l'abito può essere la disposizione di certe nature, composte di elementi molteplici, atta a renderle disposte bene o male in rapporto a qualche cosa; specialmente se codesta disposizione diviene una seconda natura: il che è evidente nel caso della malattia e della salute. Il peccato originale è precisamente un abito di questo genere. Infatti esso è una disposizione disordinata derivante dal turbamento di quell'armonia che costituiva la giustizia originale: esattamente come la malattia del corpo è una disposizione disordinata di esso, la quale turba l'equilibrio che costituisce la salute. Perciò si dice che il peccato originale è "un'infermità della natura".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come nell'infermità fisica, in quanto toglie l'equilibrio della salute, c'è l'aspetto di privazione, e c'è quello di entità positiva, in quanto implica degli umori mal disposti; così anche nel peccato originale c'è la privazione della giustizia originale, e insieme c'è la cattiva disposizione delle facoltà dell'anima. Perciò esso non è pura privazione, ma un abito corrotto.
2. Il peccato attuale è un disordine dell'atto: invece il peccato originale, essendo peccato di natura, è una disposizione disordinata della natura stessa, ed ha l'aspetto di colpa, come si è visto, in quanto deriva da Adamo. Ora, codesta disposizione disordinata della natura si presenta come un abito: mentre non può essere un abito la cattiva disposizione di un atto. Ecco perché può essere un abito il peccato originale, e non quello attuale.
3. L'obiezione argomenta dall'abito operativo: e il peccato originale non può essere un abito di questo tipo. Sebbene anche dal peccato originale derivi, non direttamente, ma indirettamente, una certa inclinazione ad atti disordinati, in quanto toglie il freno che li impediva, cioè la giustizia originale, che impediva i moti disordinati: cioè come indirettamente derivano da una malattia moti disordinati nel corpo. E non si dica che il peccato originale è un abito infuso, o acquisito con qualche atto personale, a eccezione di quello di Adamo; ché è innato per un difetto di origine.







ARTICOLO 2




Se in ogni uomo ci siano più peccati originali


SEMBRA che in ogni uomo ci siano più peccati originali. Infatti:
1. Scrive il Salmista: "Ecco infatti nelle iniquità fui concepito, e nei peccati mi concepì mia madre". Ora, il peccato in cui l'uomo viene concepito è il peccato originale. Quindi in ogni uomo ci sono più peccati originali.
2. Un identico abito non può inclinare ad atti contrari: infatti l'abito inclina come la natura, la quale tende a un effetto unico. Invece il peccato originale, anche in un individuo particolare, spinge a peccati diversi e contrari. Dunque il peccato originale non è un abito unico, ma è molteplice.
3. Il peccato originale inquina tutte le potenze dell'anima. Ora, le varie potenze dell'anima sono sedi distinte del peccato, come sopra abbiamo spiegato. Perciò, non potendo un unico peccato risiedere in subietti diversi, è chiaro che il peccato originale non è unico ma molteplice.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". Ed è detto al singolare, perché, come spiega la Glossa, "Il peccato del mondo", cioè il peccato originale, è uno solo.

RISPONDO: In ogni uomo c'è un unico peccato originale. E ciò si può spiegare con due argomenti. Primo, partendo dalla causa del peccato originale. Infatti sopra abbiamo dimostrato che si trasmette ai posteri solo il primo peccato del nostro progenitore. Perciò in ogni uomo il peccato originale è numericamente unico; e in tutti gli uomini è unico per analogia (di attribuzione), in quanto ha come punto di riferimento un unico primo principio.
Secondo, partendo dalla stessa natura del peccato originale. Infatti in ogni disposizione disordinata l'unità specifica si desume dalla causalità di essa; mentre l'unità numerica si desume dal subietto. Ciò è evidente nel caso delle infermità fisiche. Infatti tante sono specificatamente le infermità, quante sono le cause da cui derivano: eccesso di calore o di frigidità, affezioni di polmoni, di fegato, e così via. Ma una malattia specificatamente unica non può essere che unica in un determinato individuo. Ora, la causa di quella cattiva disposizione, che si dice peccato originale, è una soltanto: la privazione della giustizia originale, da cui fu distrutta la sottomissione a Dio dell'anima umana. Perciò il peccato originale è specificatamente unico. E non può essere che numericamente unico in ogni uomo: mentre in uomini distinti è unico specificatamente e per analogia (di attribuzione), ma numericamente molteplice.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In quel testo si parla al plurale di peccati, secondo l'uso della Sacra Scrittura, in cui spesso il plurale sostituisce il singolare; come quando si dice nel Vangelo: "Sono morti coloro che attentavano alla vita del bambino". Oppure si può spiegare col fatto che nel peccato originale preesistono virtualmente tutti i peccati attuali, come nel loro principio: e quindi è un peccato virtualmente molteplice. O anche dal fatto che nel peccato di Adamo, trasmesso per generazione, molti erano i traviamenti: c'era la superbia, la disobbedienza, la gola, e altro ancora. Oppure si vuole alludere alla contaminazione delle varie potenze dell'anima dovuta al peccato originale.
2. Un abito, di per sé e direttamente, cioè in forza della sua forma, non può inclinare le facoltà verso cose contrarie. Ma può farlo indirettamente e per accidens, cioè in quanto esso elimina un ostacolo: spezzata, p. es., l'armonia di un corpo misto, i vari elementi tendono verso luoghi naturali contrari. Così pure, spezzata l'armonia della giustizia originale, le varie potenze dell'anima si dirigono verso oggetti disparati.
3. Il peccato originale contamina le diverse potenze dell'anima in quanto sono parti di un tutto: esattamente come la giustizia originale le guidava come un tutto unico. Perciò il peccato originale è uno soltanto. Come è unica la febbre di un paziente, sebbene siano diverse le membra del corpo che ne sono colpite.







ARTICOLO 3




Se il peccato originale si identifichi con la concupiscenza


SEMBRA che il peccato originale non sia la concupiscenza. Infatti:
1. Come insegna il Damasceno, tutti i peccati sono contro natura. La concupiscenza, invece, è secondo natura poiché è l'atto del concupiscibile, che è una facoltà naturale. Dunque il peccato originale non si identifica con la concupiscenza.
2. Col peccato originale nascono in noi "le passioni peccaminose", come si esprime l'Apostolo. Ora, oltre la concupiscenza ci sono molte altre passioni, di cui abbiamo già trattato. Perciò il peccato originale non deve identificarsi più con la concupiscenza che con le altre passioni.
3. Il peccato originale guasta tutte le facoltà dell'anima, come abbiamo notato. Ma, a dire del Filosofo, la facoltà più alta è l'intelletto. Quindi il peccato originale è più ignoranza che concupiscenza.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna: "La concupiscenza è il reato del peccato originale".

RISPONDO: Ogni cosa riceve la specie dalla propria forma. Sopra però abbiamo detto che il peccato originale desume la sua specie dalla propria causa. Perciò è necessario desumere la parte formale di questo peccato dalla causa di esso. Ora, le cause degli opposti sono opposte tra loro. Quindi per definire la causa del peccato originale, si deve osservare la causa della giustizia originale, che è l'opposto di essa. Ebbene, tutto l'ordine della giustizia originale si doveva al fatto che la volontà umana era sottomessa a Dio. Sottomissione che consisteva principalmente nella volontà che ha il compito di muovere tutte le altre facoltà verso il fine, come abbiamo detto nei trattati precedenti. Percio la volontà, con la sua aversione da Dio, ha portato il disordine in tutte le altre facoltà dell'anima.
Ecco quindi che la privazione della giustizià originale, che assicurava la sottomissione della volontà a Dio, è la parte formale del peccato d'origine: mentre tutto il disordine delle altre facoltà ne è come l'elemento materiale. Quest'ultimo disordine consiste soprattutto nel fatto che queste facoltà si volgano disordinatamente ai beni transitori: e tale disordine con nome generico si può chiamare concupiscenza. Perciò il peccato originale materialmente è la concupiscenza; formalmente è la mancanza della giustizia originale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'Appetito concupiscibile nell'uomo è per natura sotto il governo della ragione. Perciò la concupiscenza è naturale per l'uomo in quanto è secondo l'ordine della ragione. Quando invece essa passa codesti limiti, nell'uomo è contro natura. E questa è la concupiscenza del peccato originale.
2. Come abbiamo già spiegato, tutte le passioni dell'irascibile derivano da quelle del concupiscibile, che sono più importanti. E tra queste abbiamo notato che la concupiscenza è la più virulenta, e la più sentita. Perciò nella concupiscenza sono incluse in qualche modo tutte le altre passioni, che ad essa vengono attribuite, data la sua preminenza.
3. In ordine al bene il primo posto spetta all'intelletto e alla ragione; ma in ordine al male il compito principale spetta alla parte inferiore dell'anima, la quale annebbia e trascina la ragione, come abbiamo visto sopra. Perciò è più giusto affermare che il peccato originale è concupiscenza piuttosto che ignoranza; sebbene anche l'ignoranza sia tra i difetti materiali del peccato originale.







ARTICOLO 4




Se il peccato originale sia uguale in tutti


SEMBRA che il peccato originale non sia uguale in tutti. Infatti:
1. Il peccato originale, come si è detto nell'articolo precedente, è la concupiscenza disordinata. Ora, non tutti sono ugualmente portati alla concupiscenza. Dunque il peccato originale non è uguale in tutti.
2. Il peccato originale è una disposizione disordinata dell'anima, come la malattia lo è del corpo. Ma la malattia può avere dei gradi. Perciò deve averli anche il peccato originale.
3. S. Agostino insegna che "la libidine trasmette il peccato originale nella prole". Ora, avviene che la libidine è più forte in uno che in un altro nell'atto della generazione. Quindi il peccato originale può essere in uno più che in un altro.

IN CONTRARIO: Abbiamo detto sopra che il peccato originale è il peccato della natura. Ma la natura è uguale in tutti. Dunque anche il peccato originale.

RISPONDO: Nel peccato originale si devono distinguere due aspetti: la privazione della giustizia originale, e la relazione di codesta carenza al peccato del nostro progenitore, dal quale deriva in forza di una generazione viziata. Rispetto al primo il peccato originale non può avere gradazioni: poiché il dono della giustizia originale è stato sottratto per intero; e sopra abbiamo visto che le privazioni totali, come la morte e le tenebre, non ammettono gradazioni. Lo stesso avviene rispetto al secondo: tutti infatti abbiamo un'identica relazione al primo principio della nostra origine viziata, dal quale il peccato originale prende l'aspetto di colpa; e le relazioni non ammettono gradazioni. Perciò il peccato originale non può trovarsi in uno più che in un altro.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Spezzato il vincolo della giustizia originale, che abbracciava in un certo ordine tutte le potenze dell'anima, ciascuna di queste si abbandona al proprio impulso; e in modo tanto più virulento, quanto più essa è forte. Ora, avviene che certe potenze dell'anima, per la diversa complessione fisica, sono più forti in uno che in un altro. Perciò la maggiore predisposizione che uno sente alla concupiscenza a differenza di altri, non è a motivo del peccato originale, poiché in tutti è spezzato ugualmente il vincolo della giustizia originale, e tutte le parti inferiori dell'anima sono lasciate a se stesse; ma ciò si deve alla diversa disposizione delle potenze, di cui si parla.
2. La malattia del corpo non ha in tutti una causa identica, anche se è della medesima specie: in una febbre, p. es., dovuta alla putrefazione della bile, la putrefazione può essere maggiore o minore, e più vicina, o più lontana al centro vitale. Invece la causa del peccato originale è uguale per tutti. Perciò il paragone non regge.
3. La libidine che trasmette il peccato originale nella prole non è la libidine in atto: poiché anche se per divina virtù si concedesse a qualcuno di non sentire nessuna libidine disordinata nell'atto della generazione, costui trasmetterebbe ugualmente il peccato originale nella prole. La libidine suddetta deve intendersi allo stato abituale, in quanto l'appetito sensitivo, spezzato il vincolo della giustizia originale, non è sotto il controllo della ragione. E codesta libidine è uguale in tutti.







La sede del peccato originale



Ed eccoci a considerare la sede del peccato originale.
Si pongono sull'argomento quattro quesiti: 1. Se il corpo o l'anima sia per primo sede del peccato originale; 2. E, dato che sia l'anima, se lo sia nella sua essenza o nelle sue potenze; 3. Se il peccato originale risieda più nella volontà che nelle altre potenze; 4. Se alcune facoltà, cioè la potenza generativa, il concupiscibile e il senso del tatto, ne siano particolarmente infette.







ARTICOLO 1




Se il peccato originale risieda più nel corpo che nell'anima


SEMBRA che il peccato originale risieda più nel corpo che nell'anima. Infatti:
1. Il contrasto tra la carne e lo spirito deriva dal peccato originale. Ma la radice di questo contrasto è nel corpo, com'è evidente dalle parole di S. Paolo: "Vedo un'altra legge nelle mie membra che fa guerra alla legge della mia mente". Perciò il peccato originale risiede principalmente nel corpo.
2. Una qualità si trova più nella causa che negli effetti: il calore, p. es., è più nel fuoco che scalda, che nell'acqua riscaldata. Ora, l'anima viene contaminata col peccato originale dal seme corporeo. Dunque il peccato originale si trova più nel corpo che nell'anima.
3. Noi contraiamo il peccato originale dal nostro progenitore, in quanto eravamo in lui secondo la ragione seminale. Ma in lui non c'era la nostra anima, bensì il nostro corpo soltanto. Perciò il peccato originale non è nell'anima, ma nel corpo.
4. Nel corpo viene infusa un'anima creata da Dio. Se, dunque, l'anima venisse contaminata dal peccato originale, sarebbe contaminata dalla sua creazione e dalla sua infusione. E quindi Dio sarebbe causa del peccato, essendo egli l'artefice della creazione e dell'infusione.
5. Nessun uomo sensato infonde un liquore prezioso in un vaso in cui sa bene che si corrompe. Ora, l'anima razionale è più preziosa di qualsiasi liquore. Perciò, se l'anima potesse contaminarsi col peccato originale mediante la sua unione col corpo, Dio, che è la stessa saggezza, mai infonderebbe l'anima in codesto corpo. Invece egli ve la infonde. Dunque essa non viene contaminata dal corpo. E quindi il peccato originale non può risiedere nell'anima, bensì nel corpo.

IN CONTRARIO: Identica è la sede della virtù e del vizio, o peccato, che è il suo contrario. Ora, il corpo non può essere sede di virtù; infatti S. Paolo afferma: "Io so bene che non abita in me, cioè nella mia carne, il bene". Dunque il corpo non può essere la sede del peccato originale, ma l'anima soltanto.

RISPONDO: Una cosa può trovarsi in un'altra in due maniere: primo, come nella sua causa, o principale o strumentale; secondo, come nel suo subietto. Ebbene, il peccato originale del genere umano fu in Adamo stesso come nella sua causa principale; poiché, secondo l'espressione paolina, "in lui tutti peccarono". Codesto peccato è invece nel seme come nella sua causa strumentale: poiché dalla virtù attiva del seme esso viene trasmesso alla prole insieme con la natura umana. Ma il peccato originale non può risiedere, come nel proprio subietto, che nell'anima umana, e in nessun modo nel corpo.
E la ragione si è, l'abbiamo spiegato in precedenza, che il peccato originale si trasmette ai posteri dalla volontà del nostro progenitore mediante il moto di generazione, come dalla volontà di un uomo si propaga il peccato originale alle altre sue facoltà. E in questa propagazione si deve osservare che quanto deriva dalla mozione volontaria peccaminosa interessa tutte le parti dell'uomo che possono partecipare al peccato in una maniera qualsiasi, che abbia l'aspetto di colpa, cioè come subietto, o come strumento. Dal volere un peccato di gola, p. es., deriva al concupiscibile la concupiscenza del cibo, alle mani e alla bocca la consumazione di esso, in quanto, mossi dalla volontà, diventano strumenti del peccato. Invece quanto deriva in seguito alla facoltà nutritiva, e alle viscere, le quali non sono fatte per subire la mozione della volontà, non ha natura di colpa.
Perciò, siccome l'anima può essere sede o subietto di una colpa, a differenza del corpo, che di suo non può esserlo, tutto ciò che di corrotto deriva all'anima dal primo peccato ha natura di colpa; quanto invece deriva al corpo non ha natura di colpa, ma di pena. Dunque sede del peccato originale è l'anima, e non il corpo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come spiega S. Agostino, l'Apostolo in quel passo parla dell'uomo già redento, che, liberato dalla colpa, è soggetto ancora alla pena, in forza della quale si dice che il peccato "abita nella carne". Perciò da questo non segue che il corpo sia la sede della colpa, ma soltanto della pena.
2. Il peccato originale è causato dal seme come da una causa strumentale. Ora, non è detto che una qualità debba trovarsi più intensamente che nell'effetto nella causa strumentale, ma solo nella sua causa principale. E realmente il peccato originale si trova in grado superiore in Adamo, nel quale venne a trovarsi come peccato attuale.
3. L'anima di quest'uomo secondo la ragione seminale non era in Adamo peccatore come in un principio efficiente, ma come in un principio dispositivo: poiché il seme, che da Adamo si trasmette, non può produrre con la sua virtù l'anima razionale, ma solo predisporre ad essa.
4. La corruzione del peccato originale in nessun modo è causata da Dio, ma solo dal peccato del nostro progenitore mediante la generazione carnale. Quindi, siccome la creazione implica una relazione dell'anima a Dio soltanto, non si può dire che l'anima viene inquinata dalla sua creazione. - L'infusione, poi, implica relazione e a Dio che la infonde e al corpo nel quale l'anima viene infusa. Perciò, in rapporto a Dio che la infonde non si può dire che l'anima viene macchiata dall'infusione; ma solo in rapporto al corpo in cui viene infusa.
5. Il bene comune è preferibile a un bene particolare. Perciò Dio, nella sua sapienza, non trascura l'ordine generale delle cose, il quale richiede che a tali corpi siano infuse le rispettive anime, per evitare il contagio di quest'anima particolare: specialmente considerando che la natura di queste anime è tale da non poter cominciare ad esistere senza un corpo, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Ora, per l'anima è meglio essere così secondo natura, che non essere affatto: specialmente se si pensa che essa con la grazia può sfuggire la dannazione.







ARTICOLO 2




Se il peccato originale risieda più nell'essenza dell'anima che nelle sue potenze


SEMBRA che il peccato originale non risieda più nell'essenza dell'anima che nelle sue potenze. Infatti:
1. L'anima è fatta per essere sede del peccato in quanto può esser mossa dalla volontà. Ora, l'anima non può esser mossa dalla volontà nella sua essenza, ma solo nelle sue potenze. Perciò il peccato originale non risiede nell'essenza dell'anima ma solo nelle sue potenze.
2. Il peccato originale è il contrario della giustizia originale. Ora, la giustizia originale si trovava in alcune potenze dell'anima, in cui hanno sede le virtù. Dunque anche il peccato originale è più nelle potenze dell'anima, che nell'essenza di essa.
3. Il peccato originale come dal corpo passa nell'anima, così dall'essenza dell'anima passa alle potenze. Ma il peccato originale è più nell'anima che nel corpo. Quindi è anche più nelle potenze dell'anima che nella sua essenza.
4. Abbiamo detto che il peccato originale è la concupiscenza. Ora, la concupiscenza risiede nelle potenze dell'anima. Dunque anche il peccato originale.

IN CONTRARIO: Come abbiamo ricordato sopra, il peccato originale è il peccato di natura. Ma l'anima è forma e natura del corpo per la sua essenza, e non per le sue potenze, come abbiamo dimostrato nella Prima Parte. Perciò l'anima umana è sede del peccato originale principalmente in forza della sua essenza.

RISPONDO: Sede principale di un peccato è quella parte dell'anima che ne è la causa movente. Se la causa movente del peccato è, p. es., il piacere dei sensi, il quale appartiene, quale oggetto proprio, al concupiscibile, ne segue che la facoltà del concupiscibile è la sede propria di codesto peccato. Ora, è evidente che il peccato originale viene causato dall'origine, o generazione. Perciò quella parte dell'anima, che per prima viene raggiunta dalla generazione umana, è la sede primaria del peccato originale. Ora, la generazione ha come suo termine diretto l'anima, in quanto forma del corpo; cosa che ad essa conviene, l'abbiamo visto nella Prima Parte, in forza della sua essenza. Dunque l'anima è sede primaria del peccato originale in forza della sua essenza.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la mozione della volontà di ciascuno raggiunge le sole potenze e non l'essenza dell'anima; così la mozione della volontà del nostro progenitore raggiunge, per via di generazione, prima di tutto l'essenza dell'anima, secondo le spiegazioni date.
2. Anche la giustizia originale apparteneva principalmente all'essenza dell'anima: era infatti un dono di Dio fatto alla natura umana, la quale è costituita prima dall'essenza dell'anima che dalle sue potenze. Poiché le potenze appartengono piuttosto alla persona, essendo principi degli atti personali. Tanto è vero che esse sono la sede propria dei peccati attuali, che sono peccati personali.
3. Il corpo sta all'anima come la materia sta alla forma, la quale ultima, sebbene sia posteriore in ordine genetico, tuttavia è prima in ordine di perfezione e di nautra. Invece l'essenza dell'anima sta alle potenze come un soggetto sta ai suoi accidenti propri, i quali sono ad esso posteriori e in ordine genetico e in ordine di perfezione. Perciò il paragone non regge.
4. La concupiscenza, come abbiamo già visto, è solo qualche cosa di materiale e di derivato nel peccato originale.







ARTICOLO 3




Se il peccato originale colpisca più la volontà che le altre potenze


SEMBRA che il peccato originale non colpisca la volontà più delle altre potenze. Infatti:
1. Qualsiasi peccato appartiene principalmente alla potenza dal cui atto viene causato. Ma il peccato originale viene causato dall'atto della potenza generativa. Dunque tra le altre potenze dell'anima esso appartiene soprattutto a codesta potenza.
2. Il peccato originale viene trasmesso attraverso il seme corporeo. Ora, altre potenze dell'anima sono più della volontà vicine al corpo: il che è evidente per tutte le potenze sensitive, che si servono di un organo corporeo. Perciò il peccato originale è più in queste che nella volontà.
3. L'intelletto precede la volontà: infatti non c'è volizione che di un bene intellettualmente conosciuto. Perciò, se il peccato originale colpisce tutte le potenze, prima di tutto, data la sua priorità, deve colpire l'intelletto.

IN CONTRARIO: La giustizia originale riguardava principalmente la volontà, essendo essa, a dire di S. Anselmo, "la rettitudine della volontà". Dunque anche il peccato originale, che è il suo contrario, riguarda principalmente la volontà.

RISPONDO: Nella contaminazione del peccato originale si devono considerare due cose. Primo, la sua inerenza in un subietto: e da questo lato il peccato colpisce principalmente, come abbiamo detto, l'essenza dell'anima. Secondo, la sua inclinazione all'atto: e da questo lato colpisce le potenze dell'anima. Perciò deve colpire principalmente quella da cui nasce la prima inclinazione a peccare. Ed essendo questa la volontà, come abbiamo dimostrato in precedenza; è chiaro che il peccato originale colpisce principalmente la volontà.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il peccato originale non viene causato nell'uomo dalla potenza generativa della prole, ma da un atto della potenza generativa del genitore. Perciò non segue che la potenza generativa sia la sede principale di questo peccato.
2. Nel peccato originale troviamo due tipi di trasmissione: uno dal corpo all'anima; l'altro dall'essenza dell'anima alle potenze. Il primo segue l'ordine genetico; il secondo segue l'ordine di perfezione. Ecco il motivo per cui il contagio del peccato originale colpisce prima la volontà, perché più prossima all'essenza dell'anima, di quanto non colpisca altre potenze, cioè quelle sensitive, le quali sono più prossime alla carne.
3. L'intelletto da un lato precede la volontà, cioè in quanto ad essa presenta l'oggetto. Ma da un altro lato la volontà precede l'intelletto, cioè in ordine all'esercizio dell'atto: e nel peccato interessa quest'ultimo.







ARTICOLO 4




Se le potenze ricordate siano più infette delle altre


SEMBRA che le potenze ricordate (generativa, concupiscibile e tatto), non siano più infette delle altre. Infatti:
1. L'infezione del peccato originale colpisce maggiormente quella parte dell'anima che più delle altre può essere sede di peccato. Ora, tale è la parte razionale, e specialmente la volontà. Dunque è questa la facoltà più contaminata dal peccato originale.
2. Una potenza dell'anima subisce l'infezione della colpa solo in quanto può ubbidire alla ragione. Ma la potenza generativa, come insegna Aristotele, non può ubbidire alla ragione. Quindi essa non è tra le più infette dal peccato originale.
3. Tra gli altri sensi la vista è il più spirituale, e il più vicino alla ragione, poiché, come nota Aristotele, "mostra nelle cose differenze più numerose". Ora, l'infezione della colpa si trova principalmente nella ragione. Dunque la vista è più infetta del tatto.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna che l'infezione della colpa originale appare specialmente nel moto degli organi genitali, che sfugge alla ragione. Ora, codesti organi servono alla potenza generativa nell'unione sessuale, in cui si ha il piacere del tatto, che stimola al massimo la concupiscenza. Perciò l'infezione del peccato originale colpisce specialmente queste tre cose: la potenza generativa, il concupiscibile e il senso del tatto.

RISPONDO: Si usa chiamare di preferenza infezione quella corruzione che tende a trasmettersi: difatti le malattie contagiose, come la lebbra, la scabbia, e simili, si dicono infezioni. Ma la corruzione del peccato originale si trasmette, come abbiamo detto, mediante l'atto della generazione. Perciò le facoltà che concorrono a codesto atto sono le più infette. Ora, codesto atto è a servizio della potenza generativa, essendo ordinato alla generazione: ed ha in se stesso il piacere del tatto, oggetto principalissimo della concupiscenza. Perciò, sebbene tutte le facoltà dell'anima siano viziate dal peccato originale, tuttavia sono particolarmente colpite dall'infezione le tre facoltà suddette.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. La colpa originale in quanto inclina l'uomo ai peccati attuali appartiene principalmente alla volontà, come abbiamo visto nell'articolo precedente. Ma in quanto si trasmette alla prole colpisce da vicino le facoltà ricordate, e solo di lontano la volontà.
2. L'infezione di una colpa attuale non colpisce che le potenze mosse dalla volontà di chi pecca. Invece l'infezione della colpa originale non nasce dalla volontà di chi la contrae, ma dalla generazione naturale, al cui servizio troviamo la potenza generativa. Perciò in questa ricade maggiormente l'infezione del peccato originale.
3. La vista non concorre all'atto della generazione che secondo una disposizione remota, cioè in quanto presenta un oggetto concupiscibile. Ma il piacere si produce nel tatto. Perciò l'infezione di cui si parla va attribuita più al tatto che alla vista.

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fonte:
Summa Theologiae (Somma Teologica), I-II, qq. 81,82,83 - San Tommaso d'Aquino














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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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