"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"

Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)

Le GUARDIE SVIZZERE












Fu nel lontano 1506 (cinquecentodue anni fa) che gli "helvetii" vennero chiamati a Roma.
Pontefice regnante era Giulio II. Gli svizzeri, per la loro forza d’animo, i nobili sentimenti e la fedeltà proverbiale, erano ritenuti invincibili. Mercenari, certo, al soldo dei principi e dei regnanti di quell’ epoca turbolenta e insanguinata, ma pur sempre il meglio degli eserciti che scorrazzavano per l’Europa.
"Muraglie semoventi, irte di ferro e impenetrabili", figli di "un popolo di guerrieri" così vengono definiti dagli storiografi del XVI secolo.
Niccolò Machiavelli, segretario della Cancelleria della Repubblica Fiorentina, ne fu stregato.
Il primo comandante della Guardia fu il lucernese Kaspar von Silenen, che nel 1517 cadde nella battaglia di Rimini.
Il 6 maggio 1527 con il "Sacco di Roma" da parte dei lanzichenecchi, dei 189 svizzeri se ne salvarono soltanto 42, quelli che all’ultimo momento accompagnarono Clemente VII nel rifugio di Castel Sant’Angelo attraverso il Passetto di Borgo, un corridoio segreto costruito da Alessandro VI nel muro che collegava il colle Vaticano con Castel Sant’Angelo data così importante per il Corpo che il giuramento, da secoli, avviene ogni 6 maggio, a memoria di quel lontano e indimenticato martirio.















Nel 1548 la Guardia Svizzera Pontificia fu ricostituita; da allora, i comandanti provenirono regolarmente da Lucerna, e 11 di loro furono della sola famiglia Pfyffer di Altishofen.
L’attacco francese nel 1798 costrinse il papa e la sua Guardia a lasciare temporaneamente Roma. Dopo una prima ricomposizione (1800) e un nuovo scioglimento (1809), la Guardia Svizzera Pontificia poté tornare definitivamente a Roma nel 1814.
L’ultima capitolazione stabilita fra la Santa Sede e il cant. Lucerna risale al 1825.
Dato che la Costituzione federale del 1848 proibiva nuove capitolazioni militari, papa Pio IX nel 1858 concluse un accordo direttamente con la
Guardia. Da allora l’arruolamento avviene esclusivamente tramite contatti personali.









La bandiera delle Guardie Svizzere.
E’ suddivisa da una croce bianca in quattro campi.

Il primo campo reca lo stemma del Papa regnante;

il secondo e il terzo portano i colori del Corpo,
che sono il blu, il rosso e il giallo;

il quarto campo reca lo stemma di papa Giulio II, che nel 1506
fondò il Corpo delle Guardie Svizzere Pontificie.








Come era la loro uniforme?
"Vestiti usque ad calceas" erano calzati e vestiti, all’inizio, probabilmente con la croce bianca svizzera e le chiavi papali incrociate.
In seguito il Corpo adotterà la divisa con i colori dei Medici (blu, rosso, giallo), non disegnata da Michelangelo, come si ritiene, ma secondo la moda dei signori di Firenze.
Con la radicale riforma post-conciliare di Papa Paolo VI (1970) si assiste alla soppressione di tutti i corpi militari a servizio della Santa Sede (fra cui le scenografiche Guardia d’onore e Guardia Palatina).
Con un guizzo Montini salva la Guardia Svizzera, per ragioni storico-ideali e per non togliere quel pizzico di pittoresco che manda in visibilio i turisti ed i pellegrini di ogni continente.















Oltre ai compiti già evocati (la sorveglianza sulla sicurezza del pontefice e della sua residenza), le Guardie devono pure accompagnare il pontefice nei suoi viaggi, controllare gli accessi allo Stato del Vaticano e svolgere servizi d’onore e d’ordine.
La Guardia Svizzera Pontificia dipende direttamente dal papa, è organizzata come una compagnia, ma ha il rango di reggimento; il comandante porta il grado di colonnello e a lui sono assegnati altri quattro ufficiali e un cappellano.
Ai quadri appartengono inoltre un sergente maggiore, cinque sergenti, dieci caporali e dieci vicecaporali.
Il numero dei soldati della Guardia ha oscillato nel corso dei sec. fra un massimo di 300 (1512) e un minimo di 90 (1976).
Dal 1998 l’effettivo è composto da 110 uomini, tra cui sei ufficiali, 26 sottufficiali e 78 alabardieri.
Attualmente i cant. Vallese, Lucerna e San Gallo forniscono la maggior parte delle Guardie, anche se alcune provengono dalla Svizzera romanda e dal Ticino.















I criteri di ammissione sono rigorosi: essere cittadino elvetico, fede cattolica, reputazione irreprensibile, età compresa fra i 19 e 30 anni, altezza non inferiore a 174 centimetri, non sposato, maturità di scuola media superiore.
Il motto del Corpo è immutato nei secoli: "Acriter et Fideliter", onore e fedeltà.















Una sola, terribile macchia, esattamente dieci anni fa col triplice omicidio-suicidio in Vaticano.
L’assassinio del nuovo Comandante e della moglie, da parte di una giovane guardia, getta una luce sinistra.
Un "buco nero" degno di un giallo fra i più complessi ed efferati. Il tempo ha però sanato ferite dolorose e a tutt’oggi la Guardia Svizzera si presenta, sotto i riflettori, aureolata di fama e di gloria.
Un giorno san Pio X disse: "Il nostro cannone deve rimanere al suo posto, in cantina, perché il Vaticano non verrà difeso dai cannoni".
È – a ben vedere – il paradosso di un esercito che non deve usare le armi. Preparato, sì, anche con i più sofisticati sistemi di difesa ed offesa, ma senza manifestazioni di violenza ed oppressione.















I centodieci "soldati del Papa" vivono in una caserma-dormitorio a ridosso dell’ingresso di Porta Sant’Anna in Vaticano.
Disciplina ferrea e una giornata cadenzata. Turni di otto ore a presidiare, in modo particolare, gli ingressi del piccolo Stato e il Palazzo Apostolico.
Le Logge fino all’appartamento del pontefice. Presenza alle grandi cerimonie presiedute dal Papa in Piazza San Pietro e nella Basilica Vaticana e picchetti d’onore per accogliere gli ospiti illustri. Etichetta e divertissement.
Ecco la banda del Corpo, le partite di calcio giocate con la vigilanza vaticana, le uscite serali alla scoperta di una città intrigante e ammaliatrice come Roma.
Non si contano le guardie che, trafitte da Cupido, hanno deciso di vivere nella città eterna.















La cartolina ufficiale è però quella di una milizia fortemente motivata da convinzioni religiose, che mette a disposizione della Santa Sede l’intelligenza, la prestanza fisica, la preparazione intellettuale e, il che non guasta, la giovinezza.



APPROFONDIMENTO:

Il GIURAMENTO delle Guardie Svizzere




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Fonti:
- articolo di Giuseppe De Carli per il quotidiano "Il Tempo" del 5 maggio 2008.

- "Guardia svizzera pontificia" di Roland Beck-von Büren in Dizionario storico della Svizzera (DSS), URL: www.hls-dhs-dss.ch






































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"Solo DIO basta"
Santa Teresa d'Avila







"Solo in Dio riposa l'anima mia:
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: mai potrò vacillare"

Sal 62,2-3







"L’Europa deve aprirsi a Dio, uscire all’incontro con Lui senza paura... Dio è l'origine del nostro essere e il fondamento e culmine della nostra libertà, non il suo oppositore"
Papa Benedetto XVI







"In virtù della sua storia e della sua cultura,
l'ITALIA può recare un contributo validissimo in particolare all'Europa,
aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane
che le hanno permesso di essere grande nel passato
e che possono ancora oggi favorire l'unità profonda del Continente"

Papa Benedetto XVI







"1 Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini,
2 per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.
3 Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore,
4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e
arrivino alla conoscenza della verità.
5 Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini,
l'uomo Cristo Gesù,
6 che ha dato se stesso in riscatto per tutti.
Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti,
7 e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
8 Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese."

1 Tm 2,1 seg.







"Trova il tempo

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso"

Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta







"Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la questione ecologica.
L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita.
Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo.
L’uomo che scopre la sua capacità di trasformare e in un certo senso di creare il mondo con il proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio: Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l’uomo può, sì, sviluppare,
ma non deve tradire.
Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui."

Papa Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus Annus, 37







"Ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti.
Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri."

Catechismo della Chiesa Cattolica, 166







"Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!"
J. Escrivá, Cammino 518







"Prendi, Signore, e ricevi
tutta la mia libertà,
la mia memoria,
la mia intelligenza
e tutta la mia volontà,
tutto ciò che ho e possiedo;
tu me lo hai dato,
a te, Signore, lo ridono;
tutto è tuo,
di tutto disponi
secondo la tua volontà:
dammi solo il tuo amore e la tua grazia;
e questo mi basta
cosi sia
Amen. "

Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali







"Ci alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata...

Ci alzeremo ogni volta che
la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita

Ci alzeremo e proclameremo che
nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...

Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione
e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio...

Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio
viene abbandonata all'egoismo umano...
e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale...

Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell'individuo
ma anche per quello della società...

Ci alzeremo quando la libertà
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l'energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia...

Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto"

Papa Giovanni Paolo II
 
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