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SONO AD IMMAGINE DI DIO: CHE COSA SIGNIFICA E COMPORTA?






Dove si fonda l’affermazione che «sono creato ad immagine di Dio (Imago Dei)»?




Si fonda sulla Bibbia. Proprio nelle prime sue pagine infatti leggiamo: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27).







Quando l’uomo inizia ad essere immagine di Dio?




Inizia dal primo momento della sua fecondazione. Tale dignità è dunque presente in ogni fase della vita umana. La Chiesa annuncia questa verità non soltanto con l’autorità del Vangelo, ma anche con la forza derivante dalla ragione, e proprio per questo sente il dovere di fare appello ad ogni uomo di buona volontà, nella certezza che l’accoglienza di questa verità non può che giovare ai singoli ed alla società.







Da dove viene all’uomo l’essere immagine di Dio?




Viene da Dio. É Dio stesso che fa questo dono speciale all’uomo. L’uomo lo riceve gratuitamente. Non è dunque una conquista umana o un’opera dell’uomo.


All’uomo spetta:

- riconoscere tale dono;

- ringraziare il Donatore, Dio;

- manifestare e far crescere nella sua vita i frutti di tale dono;

- testimoniare con coraggio, nel proprio agire quotidiano, l’essere a immagine di Dio.







Che cosa significa: Dio ci ha creati a sua immagine?




«Dire che Dio ci ha creati a sua immagine, significa che:

- egli ha voluto che ciascuno di noi manifesti un aspetto del suo splendore infinito;

- egli ha un progetto su ciascuno di noi;

- ciascuno di noi è destinato a entrare, per un itinerario che gli è proprio, nell’eternità beata. Immagine di Dio la creatura è quindi proprio per il fatto che partecipa dell’immortalità – non per sua natura, ma come dono del creatore. L’orientamento alla vita eterna è ciò che fa diventare l’uomo il corrispondente creato di Dio.

La dignità dell’uomo non è qualcosa che si impone ai nostri occhi, non è misurabile né qualificabile, essa sfugge ai parametri della ragione scientifica o tecnica; ma la nostra civiltà, il nostro umanesimo, non hanno fatto progressi se non nella misura in cui questa dignità è stata più universalmente e più pienamente riconosciuta a sempre più persone» (Card. JOSEPH RATZINGER, Discorso al Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, 28 novembre 1996).







In che senso l’uomo è creato a «immagine di Dio»?




«L’uomo è creato a immagine di Dio nel senso che è capace di conoscere e di amare, nella libertà, il proprio Creatore. È la sola creatura, su questa terra, che Dio ha voluto per se stessa e che ha chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la sua vita divina. Egli, in quanto creato a immagine di Dio, ha la dignità di persona: non è qualcosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di donarsi liberamente e di entrare in comunione con Dio e con le altre persone» (COMPENDIO del CCC, n. 66).







Quali dimensioni della persona coinvolge l’essere creato ad immagine di Dio?




Coinvolge tutto l’uomo e ogni uomo.


In particolare:

- la sua dignità;

- la sua unità di corpo e anima;

- il suo essere uomo o donna;

- la sua relazione con Dio, con se stesso, con le altre persone, con il mondo.


É pertanto l’uomo nella sua interezza ad essere creato a immagine di Dio. La Bibbia presenta una visione dell’essere umano nella quale la dimensione spirituale è vista insieme alla dimensione fisica, sociale e storica dell’uomo.







In che modo l’essere ad immagine di Dio coinvolge la dignità dell’uomo?




Coinvolge la sua dignità in quanto ne costituisce il fondamento.

L’uomo, proprio nel suo essere creato ad immagine di Dio, trova il fondamento ultimo della propria dignità.

La dignità dell’uomo infatti:

- non si identifica con i geni del suo DNA;

- non dipende dal suo avere o dalla sua capacità di fare, tanto meno dalla sua appartenenza a una razza o cultura o nazione;

- non diminuisce a causa dell’eventuale presenza di diversità fisiche o di difetti genetici.

Il fondamento dell’autentica e piena dignità, insita in ogni uomo, sta nel suo essere creato ad immagine e somiglianza di Dio. «La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio. Dotata di un’anima spirituale e immortale, d’intelligenza e di libera volontà la persona umana è ordinata a Dio e chiamata, con la sua anima e il suo corpo, alla beatitudine eterna» (COMPENDIO del CCC, n. 358).

Tale dignità così fondata, distingue l’uomo essenzialmente da tutti gli altri esseri creati (per questo si parla di differenza ontologica - sul piano dell’essere e non solo sul piano funzionale dell’agire - tra gli esseri umani e il resto del mondo). La Bibbia evidenzia questa differenza già nelle prime pagine, allorquando afferma che Dio, dopo aver creato le cose di questo mondo, dice: «E Dio vide che era cosa buona» (Gn 1,26), ma, dopo aver creato l’uomo, esclama: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gn 1,31).







Nell’uomo in che rapporto sta l’essere immagine di Dio con la sua Comunione con Dio?




L’essere creato a immagine di Dio è il fondamento dell’orientamento dell’uomo verso Dio. É proprio su questa somiglianza radicale al Dio uno e trino che si fonda la possibilità della comunione dell’uomo con la Santissima Trinità. Così ha voluto Dio stesso. Il Dio uno e trino ha voluto infatti condividere la sua comunione trinitaria con persone create a sua immagine. Anzi, è per questa comunione trinitaria che l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Fine dell’uomo è pertanto conoscere, amare e servire Lui in questa vita e goderLo poi nell’altra vita, e amare il prossimo come Dio lo ama.

«Creato a immagine di Dio, l’uomo esprime la verità del suo rapporto con Dio Creatore anche mediante la bellezza delle proprie opere artistiche» (CCC, n. 2501).







Anche il corpo partecipa di tale immagine di Dio?




Sì, il corpo stesso, come parte intrinseca della persona, partecipa alla sua creazione a immagine di Dio.

Nella fede cristiana:

- è l’anima ad essere creata ad immagine di Dio;

- ma, poiché l’anima è la forma substantialis del corpo, la persona umana nel suo insieme è portatrice dell’immagine divina in una dimensione tanto spirituale quanto corporea;

- l’uomo non ha il suo corpo, ma è anche il suo corpo;

- è escluso quindi il dualismo corpo-anima;

- l’uomo è considerato nella sua interezza, nella sua unità: è spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale;

- la corporeità è quindi essenziale all’identità personale;

- l’affermazione della risurrezione del corpo, alla fine del mondo, fa comprendere come l’uomo esista anche nell’eternità, dopo la morte, come persona fisica e spirituale completa.

La fede cristiana afferma pertanto chiaramente l’unità dell’uomo e comprende la corporeità come essenziale all’identità personale sia in questa vita che nell’altra.







Perché l’immagine di Dio si manifesta anche nella differenza dei sessi?




Perché l’essere umano esiste soltanto come maschile o femminile, e questa differenza sessuale, lungi dall’essere un aspetto accidentale o secondario della personalità, è un elemento costitutivo dell’identità personale. Dunque anche la dimensione sessuale appartiene all’essere immagine di Dio. Uomo e donna sono ugualmente creati a immagine di Dio, anche se ciascuno lo è in maniera propria e peculiare. Per questo la fede cristiana parla di reciprocità e complementarietà fra i sessi.

Creati a immagine di Dio, gli esseri umani sono chiamati all’amore e alla comunione. Poiché questa vocazione si realizza in modo peculiare nell’unione unitivo-procreativa tra marito e moglie, la differenza tra uomo e donna è un elemento essenziale nella costituzione degli esseri umani fatti a immagine di Dio. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27; cfr. Gn 5,1-2). Secondo la Scrittura, quindi, l’imago Dei si manifesta, sin dall’inizio, anche nella differenza tra i sessi.

«La sessualità esercita un’influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell’unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l’affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in modo più generale, l’attitudine a intrecciare rapporti di comunione con altri» (CCC, n. 2332).

I ruoli attribuiti all’uno o all’altro sesso possono variare nel tempo e nello spazio, ma l’identità sessuale della persona non è una costruzione culturale o sociale. Appartiene al modo specifico in cui esiste l’imago Dei.

Questa specificità sessuale è rafforzata dall’Incarnazione del Verbo. Egli ha assunto la condizione umana nella sua totalità, assumendo un sesso, ma diventando uomo in entrambi i sensi del termine: come membro della comunità umana, e come essere di sesso maschile (CTI, n. 34).

Inoltre l’incarnazione del Figlio di Dio e la risurrezione dei corpi alla fine dei tempi estendono anche all’eternità l’identità sessuale originaria dell’imago Dei.







Perché l’essere immagine di Dio coinvolge anche il nostro rapporto con le altre persone?




Proprio perché Dio è Trinità, comunione cioè di Tre persone nell’unica natura divina, anche la persona, creata ad immagine di Dio, è quindi capace di relazione con le altre persone, è un essere che:

- ha un orientamento fondamentale verso le altre persone;

- è chiamato a formare con loro una comunità.

«L’essere umano è pertanto veramente umano nella misura in cui attualizza l’elemento essenzialmente sociale nella sua costituzione, in quanto persona all’interno di gruppi familiari, religiosi, civili, professionali e di altro genere, che insieme formano la società circostante alla quale appartiene» (CTI, n. 42).

Il matrimonio costituisce una forma elevata di comunione tra le persone umane e una delle migliori analogie della vita trinitaria. Anzi «il primo esempio di questa comunione è l’unione procreativa dell’uomo e della donna, che rispecchia la comunione creativa dell’amore trinitario» (CTI, n. 56). Quando un uomo e una donna uniscono il loro corpo e il loro spirito in un atteggiamento di totale apertura e donazione di sé, formano una nuova immagine di Dio. La loro unione in una sola carne non risponde semplicemente a una necessità biologica, ma all’intenzione del Creatore che li conduce a condividere la felicità di essere fatti a sua immagine (cfr. CCC, n. 2331).

L’umanità stessa, nella sua unità originaria (di cui è simbolo Adamo), è fatta a immagine della divina Trinità.

«Tutti gli uomini formano l’unità del genere umano, per la comune origine che hanno da Dio. Dio, inoltre, ha creato “da uno solo tutte le nazioni degli uomini” (At 17,26). Tutti, poi, hanno un unico Salvatore e sono chiamati a condividere l’eterna felicità di Dio» (COMPENDIO del CCC, n. 68).







Come l’essere a immagine di Dio coinvolge anche la nostra relazione verso le cose create?




L’essere creati ad immagine d Dio è il fondamento:

- della nostra relazione alle cose create;

- della nostra superiorità sul mondo visibile: l’uomo è il vertice della creazione visibile, in quanto è l’unico ad essere creato a immagine e somiglianza di Dio;

- della nostra partecipazione al governo divino della creazione.







In che modo l’uomo partecipa della signoria di Dio sul mondo?




Il partecipare della signoria di Dio sul mondo significa che l’uomo:

- esercita tale signoria sulla creazione visibile soltanto in virtù del privilegio conferitogli da Dio;

- riconosce in Dio il creatore di tutto, rende lode e grazie a Lui per il dono della creazione, glorificando il nome di Dio;

- non è il signore principale sul mondo. Dio, il creatore del mondo, è il Signore per eccellenza sul mondo. L’uomo è un signore subordinato (signoria ministeriale e subordinata);

- è designato da Dio ad essere come suo collaboratore, amministratore. L’uomo è chiamato da Dio a esercitare, in nome di Dio stesso, un’amministrazione responsabile sul mondo creato. Tale amministrazione «deve misurarsi con la sollecitudine per la qualità della vita del prossimo, compresa quella delle generazioni future, ed esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione» (CCC, n. 2415);

- in quanto amministratore, deve rendere conto della sua gestione, e Dio giudicherà le sue azioni.

Tale signoria si attua nel rispetto verso il creato: l’uomo, come immagine di Dio, non è un dominatore sul mondo. L’amministrazione umana del mondo creato è proprio un servizio svolto attraverso la partecipazione al governo divino. «Gli esseri umani svolgono tale servizio acquistando una conoscenza scientifica dell’universo, occupandosi responsabilmente del mondo naturale (inclusi gli animali e l’ambiente) e salvaguardando la loro stessa integrità biologica» (CTI, n. 61).

Lo stesso lavoro umano «proviene immediatamente da persone create a immagine di Dio e chiamate a prolungare, le une con le altre e per le altre, l’opera della creazione» (CCC, n. 2427), collaborando con Dio creatore.







Qual è il rapporto tra l’essere a immagine di Dio e la legge naturale?




Creando l’uomo a sua immagine, Dio ha posto nell’intimità della coscienza umana una legge, che «la tradizione chiama legge naturale. Tale legge è di origine divina, e la consapevolezza che l’uomo ne ha, è essa stessa partecipazione alla legge divina» (CTI n.60)

E il COMPENDIO del CCC afferma al riguardo : «La legge naturale, iscritta dal Creatore nel cuore di ogni uomo, consiste in una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio ed esprime il senso morale originario, che permette all’uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male. Essa è universale e immutabile e pone la base dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, nonché della comunità umana e della stessa legge civile» (n.416).







E’percepita da tutti tale legge?




«A causa del peccato, la legge naturale non sempre e non da tutti viene percepita con uguale chiarezza e immediatezza».

Per questo Dio «ha scritto sulle tavole della Legge quanto gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori» (SANT’AGOSTINO).







Quali conseguenze ha provocato e provoca il peccato sull’essere dell’uomo a immagine di Dio?




Il peccato non distrugge, non annulla l’immagine di Dio nell’uomo. L’uomo è immagine di Dio in quanto uomo. E finché egli è uomo, è un essere umano a immagine di Dio. L’immagine divina è connessa con l’essenza umana in quanto tale, e non è in potere dell’uomo distruggerla completamente.

Il peccato, a secondo della sua gravità oggettiva e della responsabilità soggettiva dell’uomo, deturpa l’immagine di Dio nell’uomo, la ferisce, la offusca. E proprio perchè il peccato è come una ferita dell’immagine di Dio nell’uomo, ferisce, offusca l’uomo:

- nella sua dignità, provocando una divisione al suo interno tra corpo e spirito, conoscenza e volontà, ragione e emozioni;

- nella sua relazione con Dio, con se stesso, con gli altri, con il creato.

Ferito dal peccato, l’uomo è bisognoso di salvezza. E Dio infinitamente buono, gli offre tale salvezza nientemeno che nel Suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, il quale libera, risana la ferita dell’uomo mediante la Sua Morte e Risurrezione.

Il deturpamento dell’imago Dei da parte del peccato, con le sue inevitabili conseguenze negative sulla vita personale e interpersonale, è pertanto vinto dalla Passione, Morte e Risurrezione di Cristo.







Quale modello ha l’uomo nell’attuare il suo essere a immagine di Dio?




Anzitutto l’uomo comprende pienamente se stesso, e soprattutto il suo essere immagine di Dio, solo nella luce di Cristo. «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa noto la sua altissima vocazione» (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et Spes, n. 22).

Il mistero dell’uomo si chiarisce pertanto solo alla luce di Cristo, che è immagine perfetta «del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura» (Col 1,15) e che ci introduce, attraverso lo Spirito Santo, a una partecipazione al mistero di Dio uno e trino. «Che cosa significhi essere creati a imago Dei ci viene quindi pienamente svelato soltanto nell’Imago Christi» (CTI, n. 53).

«Dio Padre ci chiama ad essere “conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29), mediante l’opera dello Spirito Santo, il quale agisce in modo misterioso in tutti gli esseri umani di buona volontà, nelle società e nel cosmo, per trasfigurare e divinizzare gli esseri umani. Inoltre lo Spirito Santo opera attraverso i sacramenti, in particolare attraverso l’Eucaristia » (CTI, n. 54).

Grazie allo Spirito Santo, «la grazia salvifica della partecipazione al mistero pasquale di Cristo riconfigura l’imago Dei secondo il modello dell’Imago Christi (...). In tal senso l’esistenza quotidiana dell’uomo è definita come uno sforzo di sempre più piena conformazione all’immagine di Cristo, cercando di dedicare la propria vita al combattimento per arrivare alla vittoria finale di Cristo nel mondo» (CTI, n. 56). Dunque noi diventiamo pienamente immagine di Dio per mezzo della partecipazione alla vita divina in Cristo.







In che modo Cristo é il modello di ogni uomo nel vivere ad immagine di Dio?




Cristo è il modello per l’uomo nel vivere ad immagine di Dio, nel senso che:

l’immagine originaria dell’uomo, che a sua volta ripresenta l’immagine di Dio, è Cristo, e l’uomo è creato a partire dalla immagine di Cristo , su sua immagine. La creatura umana è allo stesso tempo progetto preliminare in vista di Cristo, ovvero: Cristo è l’immagine perfetta e fondamentale del Creatore, e Dio forma l’uomo proprio in vista di Lui, del Suo Figlio;

le possibilità che Cristo apre all’uomo non significano la soppressione della realtà dell’uomo in quanto creatura, ma la sua trasformazione e realizzazione secondo l’immagine perfetta del Figlio;

nello stesso tempo, esiste una tensione fra nascondimento e futura manifestazione dell’immagine di Dio: possiamo applicare qui la parola della prima Lettera di Giovanni: «noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato» ( 1Gv 3,2).

Tutti gli esseri umani già fin d’ora sono immagine di Dio – ad immagine di Cristo, anche se non è ancora manifesto ciò che essi diverranno soprattutto alla fine dei tempi, allorquando il Signore Gesù verrà sulle nubi del cielo, perché Dio «sia tutto in tutti» (1Cor 15,28). L’imago Dei può essere quindi considerata, in un senso reale, ancora in divenire: suo carattere dinamico;

La nostra conformazione all’immagine di Cristo si compie pertanto perfettamente solo nella nostra risurrezione alla fine dei tempi, nella quale Cristo ci ha preceduto e ha già associato a sé Sua Madre, Maria SS.ma.

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NB: per approfondire l’argomento, si leggano:
Commissione Teologica Internazionale (abbr. CTI), Comunione e Servizio, Libreria Editrice Vaticana, 2005;
Card. Joseph Ratzinger, Conferenza al Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, sul tema: «A immagine e somiglianza di Dio: Sempre? Il disagio della mente umana» (28 novembre 1996);
Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), nn. 355-420;
Compendio del CCC, nn.66-78





Si ringrazia,
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Raffaello Martinelli,
Vescovo della Diocesi di Frascati.













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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