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La concezione del MATRIMONIO e della FAMIGLIA








'Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro:
"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;
soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" '


Genesi 1, 27-28
















Che cos’è il matrimonio?





È quella speciale comunione di vita e d’amore tra un uomo e una donna, in cui si attuano particolari proprietà e finalità.







Quali sono le priorità e finalità del matrimonio?




· Sono varie e complementari:

- la reciproca donazione personale, propria ed esclusiva del marito e della moglie

- l’etero-sessualità che porta alla complementarità interpersonale

- l’unità

- la fedeltà

- l’indissolubilità

- la fecondità

- l’educazione dei figli

- l’apertura e l’impegno verso la comunità cristiana e sociale.



· Tali proprietà e finalità sono rilevanti già sul piano umano, a maggior ragione lo sono nella vita cristiana, ove il matrimonio è sacramento.







Quale relazione si instaura tra l’uomo e la donna nel matrimonio?




L’uomo e la donna sono uguali in quanto persone e complementari in quanto maschio e femmina. In tal modo si perfezionano a vicenda. La loro unione comprende anche la dimensione sessuale, dove corpo e spirito si uniscono, "così che non sono più due, ma una carne sola" (Mt 19,6), e nello stesso tempo collaborano con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite umane.

L’unione matrimoniale, secondo l’originario disegno divino, è indissolubile: “Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,6).







Dove si fonda tale concezione?




Questa concezione del matrimonio:

· è stata voluta da Dio creatore, che, all’inizio del mondo, ha creato l’uomo "maschio e femmina" (Gn 1,27);

· è evidenziata dalla retta ragione;

· è riconosciuta come tale da tutte le grandi religioni;

· è elevata da Cristo alla dignità di sacramento.







Quale rapporto c’è tra matrimonio e famiglia?




La famiglia è la società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Pertanto un uomo e una donna, uniti in matrimonio, costituiscono insieme ai loro figli una famiglia. Ognuno di loro è persona uguale in dignità agli altri, pur avendo ciascuno proprie e complementari responsabilità.







Qual è il ruolo della famiglia?




· A livello sociale, essa è:

- un’istituzione naturale insostituibile

- la cellula fondamentale e centrale della società, elemento fondamentale del bene comune di ogni società, vero pilastro portante per l’avvenire dell’umanità

- il primo ed essenziale livello dell’articolazione sociale

- la sorgente e la risorsa primaria della società e della solidarietà

- la fondamentale esperienza di comunione e responsabilità umana e sociale

- l’ambiente di promozione sociale della persona

- la portatrice di valore storici, sociali ed economici.



· A livello della persona, la famiglia è:

- l’ambiente della comunione di vita e d’amore della persona

- il luogo naturale della trasmissione e continuità della vita, di crescita e tutela della persona

- la titolare di diritti originari, significativamente riconosciuti, in genere, anche a livello civile

- la scuola delle virtù umane e cristiane

- la comunità di Fede, speranza e carità

- il luogo del primo annuncio e della crescita-testimonianza della Fede cristiana

- la Chiesa domestica, santuario della vita e della crescita cristiana della persona.







Che cosa significa che il matrimonio è sacramento?




Significa che il matrimonio, il quale affonda le sue radici nel Cuore di Dio creatore, è segno efficace dell’alleanza di Cristo e della Chiesa (cfr. Ef 5,32).
Il matrimonio cristiano cioè manifesta ed incarna l’amore sponsale di Cristo per la Chiesa:
"Voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa" (Ef 5,25), dando la propria vita per essa.

Questo significato cristiano non sminuisce, ma conferma e rafforza il valore umano del matrimonio.







Perché l’amore coniugale è indissolubile?




I motivi dell’indissolubilità dell’amore coniugale sono:

· la natura stessa dell’amore coniugale che è totale e fedele

· il progetto originario di Dio

· il bene dei figli

· l’essere ‘segno sacramentale’ dell’amore indissolubile di Cristo per la Chiesa.







"Sappiamo che se vogliamo amare veramente,dobbiamo imparare a perdonare.
Perdonate e chiedete di essere perdonati;
scusate invece di accusare.
La riconciliazione avviene
per prima cosa in noi stessi,
non con gli altri.
Inizia da un cuore puro."


Madre Teresa di Calcutta








Qual è il significato dell’atto sessuale coniugale?




Esso ha un duplice significato:
. unitivo (la complementare donazione d’amore, totale e definitiva, del marito e della moglie)
. procreativo (l’apertura alla procreazione di una nuova vita).







È morale impedire la procreazione?




· Qualsiasi rapporto sessuale coniugale deve rimanere aperto, di per se stesso, alla trasmissione della vita.

· Perciò è intrinsecamente disonesta ogni azione che, in previsione o nel compimento o nello sviluppo delle conseguenze naturali del rapporto coniugale, si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere impossibile la procreazione.

· La contraccezione:

- si oppone gravemente alla castità matrimoniale

- è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio) e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio)

- ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana.







Come possono gli sposi attuare moralmente la regolazione delle nascite?




Con la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi della donna.

La testimonianza delle coppie che da anni vivono in armonia con il disegno del Creatore e lecitamente utilizzano, quando ve ne sia la ragione proporzionatamente seria, i metodi giustamente detti "naturali", conferma che gli sposi possono vivere integralmente, di comune accordo e con piena donazione le esigenze della castità e della vita coniugale.







Perché i divorziati risposati non possono accedere alla S. Comunione?




· Essi non possono accedere alla S. Comunione, in quanto lo impedisce la loro stessa oggettiva situazione di divorziati risposati, essendo gravemente contraria all’insegnamento di Cristo. Non si tratta di nessuna discriminazione, ma soltanto di fedeltà assoluta alla volontà di Cristo che ci ha ridato e nuovamente affidato l’indissolubilità del matrimonio come dono del Creatore.

· Per i divorziati risposati, l’accesso alla S. Comunione eucaristica è aperto unicamente dall’assoluzione sacramentale, che può essere data solo a quelli che, pentiti di aver violato l’insegnamento di Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l’educazione dei figli - non possono soddisfare l’obbligo della separazione, assumano l’impegno di vivere in piena continenza, come fratello e sorella, astenendosi dagli atti sessuali coniugali. In tal caso essi possono accedere alla S. Comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l’obbligo di evitare lo scandalo (ad esempio ricevendo la S. Comunione in una Chiesa, ove non sono conosciuti).







È facile per gli sposi vivere le esigenze della vita coniugale e familiare?




· Facile non è, ma neppure impossibile. Dio non chiede cose impossibili.

· Soprattutto a chi glielo chiede, Egli dona la grazia dello Spirito Santo che, liberando gli sposi dalla durezza del cuore, li rende capaci di realizzare compiutamente, seppure gradualmente, le proprietà e le finalità della vita coniugale e familiare.

· Nel cammino verso la santità, il cristiano sperimenta sia l’umana debolezza, sia la benevolenza e la misericordia del Signore. Perciò la chiave di volta dell’esercizio delle virtù cristiane, e perciò anche della castità coniugale, poggia sulla Fede che ci rende consapevoli della misericordia di Dio e sul pentimento che accoglie umilmente il perdono divino.

· È indispensabile pertanto il frequente e perseverante ricorso alla preghiera, all’Eucaristia e al sacramento della Riconciliazione.

· Il 'carico', proprio degli sposi, non è dolce e leggero in quanto piccolo o insignificante, ma diventa leggero perché il Signore, e insieme con lui tutta la Chiesa, lo condivide.







"La nascita di ogni bambino, porta con sé qualcosa di questo mistero. Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. A tutti noi è capitato di sentir dire a un papà e a una mamma: 'Questo bambino è un dono, un miracolo'.
In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il 'segno' per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli. Quant'è importante allora, che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia.
Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l'amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati.
Di questo hanno bisogno i bambini: dell'amore del padre e della madre.
È questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita.
La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella - ricordata nel Vangelo secondo Matteo - della 'strage degli innocenti', che costrinse Giuseppe e Maria a emigrare in Egitto. Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un'infanzia serena e una solida educazione"


Papa Benedetto XVI, Angelus 26/12/2010








Il matrimonio e la famiglia possono essere equiparate ad altro tipo di convivenza?




Assolutamente no.
Attesa la natura del matrimonio e della famiglia, bisogna evitare di fare una equiparazione fra famiglia legittima e unioni di fatto, tra famiglia e forme di convivenza non matrimoniali, sia eterosessuali sia omosessuali.
Una simile omologazione non trova oltretutto alcun fondamento in un buon ordinamento costituzionale civile.







Quali sono i compiti della società e dello stato nei confronti della famiglia?




· La Società e lo Stato hanno il diritto e il dovere di:

- riconoscere i diritti della famiglia e adottare ogni misura idonea a favorire l’adempimento dei compiti che le competono;

- garantire l’esercizio più ampio dei diritti e dei doveri familiari, anche promuovendo le responsabilità genitoriali;

- favorire la pari dignità delle persone e il superamento degli ostacoli che ne impediscono l’effettiva realizzazione;

- tutelare l’infanzia e i diritti dei minori e degli anziani, con adeguate misure di sostegno alle giovani coppie, ai nuclei familiari socialmente svantaggiati, a quelli numerosi;

- sostenere la famiglia nell’adempimento della sua funzione sociale ed economica;

- orientare a tal fine le politiche sociali, economiche e finanziarie e di organizzazione dei servizi;

- rispettare il principio di ‘sussidiarietà’, per cui lo Stato non deve sostituirsi alla famiglia nell’adempimento del suo ruolo e delle sue funzioni, ma semmai in caso di necessità deve aiutarla e sostenerla;

- dare adeguata informazione circa l’accesso alle procedure di adozione.

· Lo Stato deve, anche con adeguata legislazione, affermare, tutelare e promuovere il matrimonio e la famiglia, riservando loro il posto fondamentale, unico ed esclusivo che spetta loro nella società e non equiparandoli a nessun altro tipo di unione o convivenza.

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- Non potete alterare o trasformare quest'opera, nè usarla per crearne un'altra.

NB: per approfondire l’argomento, ecco alcuni documenti pontifici:
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), nn. 1601-1666; 2331-2400; COMPENDIO del CCC, nn. 337-350; 487-502;
CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes, nn.47-50;
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Carta dei diritti della famiglia, 22-10-1983;
PAOLO VI, Lettera Enciclica Humanae vitae, 1968;
GIOVANNI PAOLO II, Esor. Ap. Familiaris consortio,1982; Lettera Ap. Mulieris dignitatem, 1988;
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1988; Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell 'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 2004.





Si ringrazia,
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Raffaello Martinelli,
Vescovo della Diocesi di Frascati.





Maggiori informazioni:



Le 10 regole per sposarsi in chiesa


Il Matrimonio Canonico - Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana


Guida per lo svolgimento della pratica matrimoniale


I casi difficili del matrimonio: indicazioni giuridico - pastorali


Prevenzione della nullità matrimoniale per mancanza di consenso - Prospettiva pastorale




















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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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