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Il Fine soprannaturale della Chiesa









1 Vorrei ricordarvi, per cominciare, queste parole di san Cipriano: «La Chiesa universale ci appare come un popolo che fonda la sua unità nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» [SAN CIPRIANO, De oratione dominica, 23; PL 4, 553]. Non vi dovete meravigliare, pertanto, se nella ricorrenza della Santissima Trinità l'argomento dell'omelia possa essere la Chiesa; perché la Chiesa è radicata nel mistero fondamentale della nostra fede cattolica: il Dio uno nell'essenza e trino nelle persone.

La Chiesa incentrata sulla Trinità: i Padri l'hanno sempre vista così. Sentite come sono chiare le parole di sant'Agostino: «Dio abita nel suo tempio; non soltanto lo Spirito Santo, ma anche il Padre e il Figlio... Orbene, la santa Chiesa è il tempio di Dio, e cioè di tutta la Trinità» [SANT'AGOSTINO, Enchiridion, 56, 15; PL 40, 259].

Quando domenica prossima ci riuniremo di nuovo, ci soffermeremo su un altro aspetto meraviglioso della santa Chiesa: cioè in quelle note che reciteremo fra poco nel Credo, dopo aver proclamato la nostra fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. «Et in Spiritum Sanctum», diremo.
E subito dopo, «et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam» [Credo della santa Messa]; confesseremo che c'è Una sola Chiesa, Santa, Cattolica e Apostolica.

Tutti quelli che hanno saputo veramente amare la Chiesa hanno sempre messo in rapporto quelle quattro note con il mistero più ineffabile della nostra santa religione: la Trinità Beatissima. «Noi crediamo nella Chiesa di Dio, Una, Santa, Cattolica e Apostolica, nella quale ci è data la dottrina; conosciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e siamo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» [SAN GIOVANNI DAMASCENO, Adversum Icon., 12; PG 96, 1358 D].











2 È necessario meditare spesso, perché non si cancelli dalla memoria, che la Chiesa è un mistero grande e profondo.
Esso non potrà mai essere compreso in questa vita. Se la ragione, per sé sola, tentasse di spiegarlo, scorgerebbe soltanto un insieme di persone che compiono alcuni precetti, che pensano in modo simile. Ma questo non sarebbe la santa Chiesa.

Nella santa Chiesa noi cattolici troviamo la nostra fede, le nostre norme di condotta, la nostra orazione, il senso della fraternità, la comunione con tutti i fratelli defunti che si purificano nel Purgatorio — la Chiesa purgante — o che godono già della visione beatifica — la Chiesa trionfante — amando eternamente il Dio tre volte Santo.
È la Chiesa che permane quaggiù, e nello stesso tempo trascende la storia.
La Chiesa che è nata sotto il manto della Madonna e che ora continua — sulla terra e nel Cielo — a onorarla come Madre.

Consolidiamo in noi la coscienza del carattere soprannaturale della Chiesa; confessiamolo a gran voce, se è necessario, perché in questi momenti molte persone — materialmente all'interno della Chiesa, e anche in alto — si sono dimenticate di queste verità capitali e pretendono di proporre un'immagine della Chiesa che non è Santa, che non è Una, che non può essere Apostolica, perché non poggia sulla roccia di Pietro, e che non è Cattolica, perché è percorsa da illegittimi particolarismi, da capricci umani.

Non è una novità. Da quando nostro Signore Gesù Cristo ha fondato la santa Chiesa, questa nostra Madre ha patito una persecuzione costante.
Forse in altre epoche le aggressioni erano organizzate apertamente; adesso in molti casi si tratta di una persecuzione silenziosa. Oggi, come ieri, si continua a combattere la Chiesa.

Vi ripeterò ancora una volta che non sono pessimista, né per temperamento né per abitudine. Come si può essere pessimisti, quando nostro Signore ci ha promesso [Cfr Mt 28, 20] che starà con noi fino alla fine dei secoli?
L'effusione dello Spirito Santo ha plasmato, nei discepoli riuniti nel Cenacolo, la prima manifestazione pubblica della Chiesa [Ecclesia, quae iam concepta, ex latere ipso secundi Adami velut in cruce dormientis orta erat, sese in lucem hominum insigni modo primitus dedit die celeberrima Pentecostes. Ipsaque die beneficia sua Spiritus Sanctus in mystico Christi Corpore prodere coepit» (LEONE XIII, enc. Divinum illud munus, AAS 29, p. 648)].

Dio nostro Padre — un Padre amoroso, che ha cura di noi come della «pupilla dei suoi occhi» [Dt 32, 10], così come dice espressivamente la Scrittura per farcelo capire — continua a santificare, per mezzo dello Spirito Santo, la Chiesa fondata dal suo Figlio prediletto.
Oggi però la Chiesa vive giorni difficili: sono tempi di grande sconcerto per le anime.
Il clamore della confusione risuona dappertutto, e fragorosamente ricompaiono tutti gli errori dei secoli passati.






3 Fede. Dobbiamo avere fede. Se si guarda con occhi di fede, si scopre che «la Chiesa porta in sé stessa e diffonde attorno a sé la propria apologia.
Chi la guarda, chi la studia con occhi di amore alla verità, deve riconoscere che Essa, indipendentemente dagli uomini che la compongono e dalle modalità pratiche con le quali si presenta, porta in sé stessa un messaggio di luce, universale e unico, liberatore e necessario, divino» [PAOLO VI, Allocuzione, 23 giugno 1966].

Quando ascoltiamo parole di eresia — di questo si tratta, non mi sono mai piaciuti gli eufemismi —, quando osserviamo che si attacca impunemente la santità del matrimonio e quella del sacerdozio; la concezione immacolata di nostra Madre, la Madonna, e la sua verginità perpetua, con tutti gli altri privilegi e doni di cui Dio volle adornarla; il perenne miracolo della presenza reale di Cristo nella santa Eucaristia, il primato di Pietro, e perfino la risurrezione di nostro Signore, come non sentire l'anima colma di tristezza?
Ma abbiate fiducia: la santa Chiesa è incorruttibile.
«La Chiesa vacillerà se vacilla il suo fondamento, ma forse Cristo potrà vacillare? Dato che Cristo non vacilla, la Chiesa resterà salda fino alla fine dei tempi» [SANT'AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos, 103, 2, 5; PL 37, 1353].





4 Come in Cristo vi sono due nature — l'umana e la divina — così, analogicamente, possiamo parlare di un elemento umano e di uno divino nella Chiesa.
A tutti è evidente la componente umana. La Chiesa, in questo mondo, è composta di uomini ed è per gli uomini, e dire uomo significa parlare di libertà, della possibilità di cose grandi e di meschinità, di eroismi e di cedimenti.

Se ci limitassimo soltanto a questa componente umana della Chiesa, non riusciremmo a capirla, perché non saremmo giunti alla porta del mistero.
La Sacra Scrittura utilizza molti termini — tratti dall'esperienza terrena — per applicarli al Regno di Dio e alla sua presenza fra di noi, nella Chiesa.
La paragona all'ovile, al gregge, alla casa, al seme, alla vigna, al campo nel quale Dio pianta o edifica. Però c'è un'espressione che compendia tutto: la Chiesa è il Corpo di Cristo.

«Ora egli pose alcuni come apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri, per rendere atti i santi a compiere il ministero, per edificare il Corpo di Cristo» [Ef 4, 11-12].
San Paolo scrive anche: «Così anche noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo in Cristo, e individualmente siamo membra gli uni degli altri» [Rm 12, 5]. Com'è luminosa la nostra fede! Tutti siamo in Cristo, poiché «Egli è il capo del corpo della Chiesa» [Col 1, 18].






5 Questa è la fede che i cristiani hanno sempre professato. Ascoltiamo queste parole di sant'Agostino: «E fin da allora il Cristo intero è formato dal capo e dal corpo, verità che indubbiamente conoscete bene.
Il capo è il nostro stesso Salvatore, che patì sotto Ponzio Pilato e ora, dopo essere risuscitato dai morti, siede alla destra del Padre. E il suo corpo è la Chiesa. Non questa o quella chiesa, ma la Chiesa che vediamo diffusa in tutto il mondo. E non è neppure quella che comprende gli uomini di oggi, poiché appartengono a essa anche coloro che vissero prima di noi e quelli che vivranno dopo, fino alla fine del mondo.
Quindi tutta la Chiesa, formata dall'insieme dei fedeli — perché tutti i fedeli sono membra di Cristo —, ha Cristo per Capo, il quale governa il suo corpo dal Cielo. E, benché questo Capo sembri invisibile al corpo, tuttavia è unito a lui dall'amore» [SANT'AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos, 56, 1; PL 36, 662].






6 Ora comprendete perché non si possono separare la Chiesa visibile e quella invisibile. La Chiesa è, allo stesso tempo, corpo mistico e corpo giuridico. «Per il fatto stesso di essere corpo, la Chiesa la si discerne con gli occhi»; così ha insegnato Leone XIII [LEONE XIII, enc. Satis cognitum, AAS 28, p. 710].
Nel corpo visibile della Chiesa — nel comportamento degli uomini che la compongono sulla terra — possono esserci miserie, incertezze, tradimenti.
Ma non è lì che si esaurisce la Chiesa, né può essere identificata con tali condotte erronee: non mancano, invece, qui e adesso, gesti di generosità, decisioni eroiche, vite di santità che non fanno rumore, che vengono spese con gioia nel servizio dei fratelli nella fede e di tutte le anime.

Pensate, inoltre, che, perfino se i cedimenti dovessero essere numericamente superiori agli atti di coraggio, resterebbe ancora questa realtà mistica — vera, innegabile, benché inafferrabile ai sensi — che è il Corpo di Cristo, ossia nostro Signore stesso, l'azione dello Spirito Santo e l'amorosa presenza del Padre.

Pertanto, la Chiesa è inseparabilmente umana e divina. «È una società divina per la sua origine, soprannaturale per il suo fine e per i mezzi prossimamente ordinati a questo fine; ma, poiché si compone di uomini, è una comunità umana» [LEONE XIII, enc. Satis cognitum, AAS 28, p. 724]. Vive e agisce nel mondo, però il suo fine e la sua forza non sono in terra, ma nel Cielo.

Sono completamente fuori strada coloro che vogliono distinguere una Chiesa «carismatica» — che sarebbe quella effettivamente fondata da Cristo — e un'altra giuridica o «istituzionale», che sarebbe opera degli uomini e semplice effetto di contingenze storiche.
C'è una sola Chiesa.
Cristo ha fondato una sola Chiesa: visibile e invisibile, con un corpo gerarchico e organizzato, con una struttura fondamentale di diritto divino, e con un'intima vita soprannaturale che la anima, la sostiene e la vivifica.

E bisogna anche ricordare che, quando il Signore istituì la sua Chiesa, «non la concepì né la formò in maniera che comprendesse una pluralità di comunità simili nel loro genere, però diverse, e non legate fra loro da quei vincoli che rendono la Chiesa indivisibile e unica... Infatti, quando Gesù parla di questo edificio mistico, nomina soltanto una sola Chiesa, che chiama sua: "Edificherò la mia Chiesa" (Mt 16, 18). Se se ne immagina una diversa, non essendo stata fondata da Lui, non può essere la sua vera Chiesa» [LEONE XIII, enc. Satis cognitum, AAS 28, pp. 712 e 713].

Fede, ve lo ripeto; accresciamo la nostra fede, chiedendola alla Trinità Beatissima, di cui oggi celebriamo la festa. Potrà capitare tutto, tranne che il Dio tre volte Santo abbandoni la sua Sposa.







7 San Paolo, nel primo capitolo della Lettera agli Efesini, afferma che il mistero di Dio, annunciato da Cristo, si compie nella Chiesa. Dio Padre «tutto sottomise ai suoi piedi, e lo costituì capo sopra tutta la Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di Lui che tutto ricolma abbondantemente» [Ef 1, 22]. Il mistero di Dio è di «unificare in Cristo, compiuta la pienezza dei tempi, tutte le cose, del cielo e della terra» [Ef 1, 10].

Un mistero insondabile, dato gratuitamente, per amore: poiché Egli «ci ha scelti in Lui prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» [Ef 1, 4].
L'Amore di Dio non ha limiti: lo stesso san Paolo annuncia che il nostro Salvatore «vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità» [1 Tm 2, 4-6].

È questo, e non altro, il fine della Chiesa: la salvezza delle anime, una per una. Per questo il Padre mandò suo Figlio, e «come il Padre manda me, così io mando voi» [Gv 20, 21]. Da qui il mandato di predicare la dottrina e di battezzare, perché nell'anima possa abitare, per mezzo della grazia, la Trinità Beatissima: «È stato dato a me ogni potere nel cielo e sulla terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» [Mt 28, 18-20].

Sono le parole semplici e sublimi della fine del Vangelo di san Matteo: vi è indicato l'obbligo di predicare le verità di fede, l'urgenza della vita sacramentale, la promessa della continua assistenza di Cristo alla sua Chiesa.
Non si è fedeli al Signore se si trascurano realtà soprannaturali quali l'istruzione nella fede e nella morale cristiana, e la pratica dei Sacramenti. Con questo mandato Cristo fonda la sua Chiesa.
Tutto il resto è secondario.















8 Non possiamo dimenticare che la Chiesa è molto più di una via di salvezza: essa è l'unica via.
Non se lo sono inventato gli uomini; è Cristo che l'ha deciso: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» [Mc 16, 16].
Per questo si dice che la Chiesa è necessaria per salvarsi, intendendo tale necessità come necessità di mezzo.
Origene scriveva già nel secondo secolo: «Se qualcuno vuole salvarsi, venga in questa casa, per riuscirci... Nessuno si inganni: fuori della casa, cioè fuori della Chiesa, nessuno si salva» [ORIGENE, In Iesu nave hom., 5, 3; PG 12, 841]. E san Cipriano: «Se qualcuno, fuori dall'arca di Noè, fosse scampato al diluvio, potremmo ammettere che chi abbandona la Chiesa possa evitare la condanna» [SAN CIPRIANO, De catholicae Ecclesiae unitate, 6; PL 4, 503].

«Extra Ecclesiam, nulla salus». È il continuo avvertimento dei Padri: «Fuori dalla Chiesa cattolica si può trovare tutto», ammette sant'Agostino, «tranne la salvezza. Si può avere onore, si possono avere Sacramenti, si può cantare "alleluia", si può rispondere "amen", si può difendere il Vangelo, si può avere fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, e anche predicarla; ma se non si è nella Chiesa cattolica non si può trovare la salvezza» [SANT'AGOSTINO, Sermo ad Caesariensis Ecclesiae plebem, 6; PL 43, 456].

Tuttavia, se ne lamentava poco più di vent'anni fa Pio XII, «alcuni riducono a una vana formula la necessità di appartenere alla vera Chiesa per ottenere l'eterna salute» [PIO XII, enc. Humani generis, AAS 42, p. 570].
Questo dogma di fede è la base dell'attività corredentrice della Chiesa, ed è il fondamento della grave responsabilità apostolica dei cristiani.
Fra i comandamenti espliciti di Cristo c'è quello categorico di incorporarci, con il battesimo, al suo Corpo Mistico. «Il nostro Salvatore non soltanto ha dato il comandamento che tutti entrassero nella Chiesa, ma ha stabilito pure che la Chiesa fosse mezzo di salvezza, senza il quale nessuno potesse giungere al regno della gloria celeste» [PIO XII, Lettera del S.Ufficio all'Arcivescovo di Boston, DS 3868.

È verità di fede che chi non appartiene alla Chiesa non si salva; e che chi non si battezza non entra nella Chiesa.
Il Concilio di Trento stabilisce che la giustificazione, «dopo la promulgazione del Vangelo, non può verificarsi senza il lavacro della rigenerazione o il desiderio di esso» [Decreto De justificatione, c. 4, DS 1524].






9 È una continua esigenza della Chiesa, che, da una parte, pone nella nostra anima lo stimolo dello zelo apostolico, e dall'altra mostra anche chiaramente l'infinita misericordia di Dio nei confronti delle creature.

Così argomenta san Tommaso: «Si può essere senza battesimo in due maniere. Primo, di fatto e di proposito, come capita a coloro che non sono battezzati né vogliono esserlo. Evidentemente si ha allora il disprezzo del Sacramento da parte di coloro che hanno l'uso del libero arbitrio.
Perciò chi è senza battesimo in questa maniera, non può conseguire la salvezza, perché né sacramentalmente né intenzionalmente è incorporato a Cristo, nel quale soltanto è possibile la salvezza. Secondo, uno può essere senza battesimo di fatto, ma non di proposito: per esempio, quando uno desidera di essere battezzato, ma viene accidentalmente prevenuto dalla morte prima di ricevere il battesimo.
Costui senza il battesimo in atto può conseguire la salvezza per il desiderio del battesimo, il quale nasce dalla "fede che opera mediante la carità", attraverso la quale l'uomo viene santificato interiormente da Dio, il cui potere non è vincolato ai Sacramenti» [SAN TOMMASO, Summa theologiae, III, q. 68, a. 2].

Pur essendo completamente gratuita e non dovuta a nessuno per alcun titolo — tantomeno dopo il peccato —, Dio non rifiuta a nessuno la felicità eterna e soprannaturale: la sua generosità è infinita. «È cosa nota che coloro i quali sono vittime di ignoranza invincibile nei confronti della nostra santissima religione, e che però osservano con cura la legge naturale e i suoi precetti, scolpiti da Dio nel cuore di tutti, e sono disposti a obbedire a Dio e conducono una vita onesta e retta, possono conseguire quella eterna, per l'azione della luce divina e della grazia» [PIO IX, enc. Quanto conficiamur moerore, 10 agosto 1863; DS 1677 (2866)]. Soltanto Dio conosce il cuore di ogni uomo, ed Egli non tratta le anime in massa, ma una per una. Su questa terra nessuno è autorizzato a emettere giudizi di salvezza o di condanna eterna in casi concreti.






10 Non dimentichiamoci, però, che la coscienza può deformarsi colpevolmente, indurirsi nel peccato e fare resistenza all'azione salvifica di Dio.
Da qui deriva la necessità di predicare la dottrina di Cristo, le verità della fede e le norme morali; ne deriva anche la necessità dei Sacramenti, istituiti tutti da Cristo come cause strumentali della sua grazia [Cfr SAN TOMMASO, Summa theologiae, III, q. 62, a. 1] e come rimedi alle miserie proprie del nostro stato di natura decaduta [Cfr ibidem, q. 61, a. 2]; se ne deduce, inoltre, la convenienza di accostarsi frequentemente alla confessione e alla comunione eucaristica.

È ben concreta, dunque, la tremenda responsabilità di tutti, nella Chiesa, e soprattutto dei Pastori, così espressa da san Paolo: «Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti a tempo debito e indebito, confuta, minaccia, esorta con tutta longanimità e volontà di istruire.
Verrà giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per il prurito di udire si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, distoglieranno le orecchie dalla verità, e si volgeranno alle favole» [2 Tm 4, 1-4].






11 Non saprei dire quante volte si sono realizzate queste profetiche parole dell'Apostolo. Soltanto un cieco, però, non sarebbe in grado di vedere che si stanno verificando ai nostri giorni quasi alla lettera.
Viene rifiutata la dottrina dei comandamenti della Legge di Dio e della Chiesa, si manipola il contenuto delle beatitudini, interpretandolo in chiave politico-sociale: e se uno si sforza di essere umile, mite, puro di cuore viene trattato da ignorante o da anacronistico sostenitore di cose superate.
Non si sopporta l'onere della castità, e si inventano mille modi per burlarsi dei precetti divini di Cristo.

C'è un sintomo che comprende tutti gli altri: il tentativo di mutare i fini soprannaturali della Chiesa. Per «giustizia» alcuni non intendono più la vita di santità, ma una lotta politica determinata, più o meno intrisa di marxismo, inconciliabile con la fede cristiana.
Per «liberazione», non intendono la lotta personale per fuggire il peccato, ma un impegno umano, forse nobile e giusto in sé stesso, ma privo di senso per il cristiano quando implica una svalorizzazione della sola cosa necessaria [Cfr Lc 10, 42], la salvezza eterna delle anime, una per una.






12 Con la cecità che deriva dall'allontanarsi da Dio — «questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me» [Mt 15, 8] — si «elabora» un'immagine della Chiesa che non ha alcun rapporto con quella fondata da Cristo.
Perfino il santo Sacramento dell'Altare — il rinnovamento del sacrificio del Calvario — è profanato o ridotto a un mero simbolo di ciò che chiamano comunione degli uomini fra di loro. Che cosa sarebbe delle anime se nostro Signore non avesse sparso per noi anche l'ultima goccia del suo Sangue prezioso! Come è possibile disprezzare il perpetuo miracolo della presenza reale di Cristo nel Tabernacolo? Egli è rimasto perché lo potessimo frequentare e adorare e perché, come pegno della gloria futura, ci decidessimo a seguire le sue orme.

Sono, questi, tempi di prova, e noi dobbiamo chiedere al Signore, con clamore incessante [Cfr Is 58, 1], che li accorci, che si volga con occhio misericordioso alla sua Chiesa e conceda nuovamente la luce soprannaturale alle anime dei pastori e a quelle di tutti i fedeli. La Chiesa non deve impegnarsi a piacere agli uomini, poiché essi — da soli o in comunità — non daranno mai la salvezza eterna: chi salva è Dio.






13 È necessario ripetere oggi a voce ben alta quelle parole di san Pietro davanti ai maggiorenti di Gerusalemme: «Egli è la pietra che, scartata da voi costruttori, è divenuta testata d'angolo.
E non si trova in nessun altro la salvezza. Poiché non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale possiamo avere la salvezza» [At 4, 11-12].

Così parlava il primo Papa, la roccia sulla quale Cristo edificò la sua Chiesa, spinto dalla filiale devozione al Signore e dalla sollecitudine per il piccolo gregge che gli era stato affidato.
Da lui e dagli altri apostoli i primi cristiani impararono ad amare profondamente la Chiesa.

Avete notato, invece, con che mancanza d'affetto si parla oggi della nostra santa Madre, la Chiesa? Com'è consolante leggere le frasi ferventi, piene d'amore, che i Padri antichi rivolgevano alla Chiesa di Cristo! «Amiamo il Signore, nostro Dio, e amiamo la sua Chiesa», scrive sant'Agostino. «Amiamo Lui come padre, e Lei come madre.
Che nessuno dica: "Sì, venero ancora gli idoli, consulto gli ossessi e gli incantatori, però non lascio la Chiesa di Dio, sono cattolico". Rimarreste uniti alla Madre, ma offendereste il Padre. Un altro potrebbe dire: "Dio non voglia; io non consulto gli incantatori, non interrogo gli ossessi, non pratico superstizioni sacrileghe, non adoro i demoni, non rendo culto agli dei di pietra; però sono del partito di Donato". A che cosa serve non offendere il Padre, sapendo che Egli vendicherà la Madre, che offendete?» [SANT'AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos, 88, 2, 14; PL 37, 1140].
E san Cipriano, concisamente, dichiara: «Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre» [SAN CIPRIANO, De catholicae Ecclesiae unitate, 6; PL 4, 502].

Oggigiorno sono molti quelli che non vogliono ascoltare la vera dottrina sulla santa Madre Chiesa. Alcuni cercano di «reinventare» l'istituzione, con la folle pretesa di voler introdurre nel Corpo Mistico di Cristo una democrazia sul tipo di quella della società civile o, per dir meglio, sul tipo di quella che si pretende di promuovere: tutti uguali in tutto.
E non vogliono capire che, per istituzione divina, la Chiesa è costituita dal Papa, assieme ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi e ai laici. Così l'ha voluta Cristo.






14 La Chiesa, per volontà divina, è un'istituzione gerarchica. «Società gerarchicamente organizzata», la definisce il Concilio Vaticano II [Lumen gentium, 8], dove «i ministri detengono un potere sacro» [Ibidem, 18].
E la gerarchia non soltanto è compatibile con la libertà, ma è al servizio della libertà dei figli di Dio [Cfr Rm 8, 21].

La parola «democrazia» è priva di senso nella Chiesa, la quale — insisto — è gerarchica per volontà divina. «Gerarchia» peraltro significa governo santo e ordine sacro, e in nessun modo arbitrio umano o dispotismo infraumano.
Nella Chiesa il Signore ha voluto un ordine gerarchico, che non deve degenerare in tirannia: perché l'autorità stessa è un servizio, come lo è l'obbedienza.

Nella Chiesa c'è uguaglianza: i battezzati sono tutti uguali, perché tutti figli dello stesso Dio, nostro Padre.
In quanto cristiani non c'è differenza alcuna fra il Papa e l'ultimo a essersi incorporato alla Chiesa. Però questa radicale uguaglianza non significa possibilità di cambiare la costituzione della Chiesa, in ciò che Cristo ha stabilito. Per esplicita volontà divina c'è diversità di funzioni, che comporta anche una differente idoneità, e un «carattere» indelebile conferito dal Sacramento dell'Ordine ai ministri consacrati.
Al vertice di questo ordinamento c'è il successore di Pietro e, con lui e sotto di lui, tutti i vescovi, con la loro triplice missione di santificare, di governare e di insegnare.






15 Le verità di fede e di morale — permettetemi l'insistenza — non si stabiliscono a maggioranza di voti: esse formano il deposito — depositum fidei — dato da Cristo a tutti i fedeli e affidato, per quanto riguarda l'esposizione e l'insegnamento autorevole, al Magistero della Chiesa.

Sarebbe un errore pensare che, dal momento che gli uomini hanno acquisito maggior consapevolezza dei legami di solidarietà che li uniscono, si debba modificare la costituzione della Chiesa, per farla procedere con i tempi.
I tempi non sono degli uomini, neppure degli uomini di Chiesa; i tempi sono di Dio, che è il Signore della storia. E la Chiesa può dare la salvezza alle anime soltanto se rimane fedele a Cristo nella sua costituzione, nei suoi dogmi, nella sua morale.

Respingiamo, pertanto, il pensiero che la Chiesa — dimenticando il discorso della montagna — cerchi sulla terra la felicità umana; sappiamo, infatti, che il suo unico compito consiste nel portare le anime alla gloria eterna del paradiso; respingiamo qualunque soluzione naturalistica, che non valuti il compito primario della grazia divina; rifiutiamo le opinioni materialiste, che cercano di togliere importanza, nella vita degli uomini, ai valori spirituali; rifiutiamo allo stesso modo le teorie secolarizzanti, che pretendono di identificare i fini della Chiesa di Dio con quelli degli Stati terreni: confondendo l'essenza, le istituzioni, le attività della Chiesa, con le similari caratteristiche della società temporale.






16 Ricordate le considerazioni di san Paolo che abbiamo letto nell'Epistola: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi disegni e inaccessibili le sue vie! Chi mai ha potuto conoscere la mente del Signore? O chi mai gli fu consigliere? O chi gli ha dato per primo, sì da esigerne il contraccambio? Poiché da Lui, con Lui e per Lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen» [Rm 11, 33-36].
Davanti alle parole di Dio, come sono meschini i disegni umani che cercano di alterare ciò che Egli ha stabilito!

Ma non vi posso nascondere che, oggi, da ogni parte, si manifesta una strana abilità dell'uomo: non potendo nulla contro Dio, si accanisce contro gli altri, diventando un tremendo strumento del male, occasione e spinta al peccato, seminatore della confusione che porta a commettere azioni intrinsecamente cattive, facendole passare per buone.

L'ignoranza c'è sempre stata, ma in questi momenti l'ignoranza più grossolana, in materia di fede e di morale, si nasconde a volte dietro nomi altisonanti, apparentemente teologici. Per questo il mandato di Cristo ai suoi Apostoli — lo abbiamo appena letto nel Vangelo — riveste una pressante attualità: «Andate e insegnate a tutte le genti» [Mt 28, 19]. Non possiamo disinteressarcene, non possiamo incrociare le braccia e chiuderci in noi stessi.
Ci attende, nel nome di Dio, una grande battaglia di pace, di serenità, di dottrina.






17 Dobbiamo essere comprensivi, coprire tutto con il manto amabile della carità. Una carità che ci rafforzi nella fede, che aumenti la nostra speranza e ci renda forti, per affermare con decisione che la Chiesa non è quello che alcuni propongono. La Chiesa è di Dio, e persegue un solo fine: la salvezza delle anime.
Avviciniamoci al Signore, parliamo con Lui a tu per tu, nell'orazione, chiediamogli perdono per le nostre miserie personali e ripariamo per i nostri peccati e per quelli di coloro che forse — in questo clima di confusione — non si rendono conto di quanto gravemente stanno offendendo Dio.

Fra poco, nella santa Messa, rinnovazione incruenta del sacrificio cruento del Calvario, Gesù si immolerà — Sacerdote e Vittima — per i peccati degli uomini. Non lasciamolo solo.
Nutriamo nel nostro cuore un desiderio ardente di restare con Lui, accanto alla Croce; facciamo salire la nostra supplica fino al Padre, Dio misericordioso, perché riporti la pace nel mondo, nella Chiesa, nelle coscienze.

Facendo così troveremo — accanto alla Croce — Maria Santissima, Madre di Dio e Madre nostra. Guidati dalla sua mano benedetta giungeremo fino a Gesù e, per mezzo di Lui, al Padre, nello Spirito Santo.





APPROFONDIMENTI:

Lealtà verso la Chiesa - cap. 2


Argomento pubblicato su Blog CATTOLICI, il Raccoglitore Italiano di BLOG di Fedeli CATTOLICI...
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Fonte: Testo, La Chiesa nostra Madre, cap. 1, San Josemaría Escrivá (www.escrivaworks.org)













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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