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GMG: una scossa all’Europa












Le aveva in mente sin dai primi giorni del suo pontificato e, quando ne parlò per la prima volta con la Curia Romana e con i suoi più stretti collaboratori, gli diedero del visionario.

Una delle trovate più geniali del beato Giovanni Paolo II sono sicuramente le Giornate Mondiali della Gioventù, il cui successo è stato conseguito contro tutto e tutti. Pur cresciuto nel difficile contesto della chiesa perseguitata dai regimi comunisti, Karol Wojtyla, uomo dalla mente aperta e lungimirante, aveva afferrato al volo cosa succedeva al di qua del Muro di Berlino e, soprattutto, quali erano le inquietudini della gioventù occidentale alla fine degli anni ’70.







Forte della sua esperienza con gli scout polacchi, Wojtyla seppe osservare, senza paternalismi né accondiscendenza, i grandi eventi musicali e politici di un’epoca super-ideologica che ormai stava sparando le ultime cartucce.

Alla fine degli anni ’70, i Pink Floyd, Bob Marley, Patti Smith riempivano gli stadi, portando anche oltre mezzo milione di spettatori, per non parlare, in ambito politico, delle adunate oceaniche dell’Internazionale Socialista a Cuba.
Dietro quelle inquietudini artistiche e politiche, spesso poco compatibili con il cristianesimo vero, covava tuttavia una forte esigenza di spiritualità che, peraltro, molti giovani dell’epoca tendevano a soddisfare nelle religioni orientali. Perché non organizzare, allora, una grande “Woodstock cattolica”?

In una grande città il papa avrebbe incontrato centinaia di migliaia di ragazzi provenienti da tutto il mondo e, sullo sfondo di uno stadio o di un’area idonea per i grandi concerti, avrebbe esortato loro ancora una volta ad “aprire le porte a Cristo”.

La proposta fu accolta nello scetticismo generale: alla fine degli anni ’70, la Chiesa era in profonda crisi e il “vento nuovo” post-conciliare aveva seminato equivoci e confusione. Erano anni in cui i giovani erano molto più attratti da luoghi come la Giamaica o l’Isola di Wight, piuttosto che Lourdes o Gerusalemme.
Era già difficile portarli a messa, figurarsi far percorrere loro chilometri e chilometri per incontrare il papa...







Ma Giovanni Paolo II andò avanti con la sua proverbiale risolutezza e il tempo gli diede ragione: nel 1984, la prima Giornata Mondiale della Gioventù riuscì a portare a Roma, oltre 300mila partecipanti.

Un successo imprevedibile che aprì la strada alle edizioni successive:

Buenos Aires 1987 (900mila partecipanti),

Santiago de Compostela 1989 (600mila partecipanti),

Czestochowa 1991 (1.600.000 partecipanti),

Denver 1993 (1.000.000 partecipanti),

Manila 1995 (5.000.000 partecipanti, record assoluto),

Parigi 1997 (1.200.000 partecipanti),

fino ad arrivare al trionfale Giubileo dei Giovani del 2000,
che portò due milioni e mezzo di persone alla veglia presso l’attuale campus universitario di Roma-Tor Vergata.

Ormai anziano e malato Giovanni Paolo II diede un’ultima straordinaria testimonianza nel 2002 a Toronto, dove accorsero quasi un milione di giovani.








Si pensò che le Giornate Mondiali della Gioventù fossero eventi legati essenzialmente al grande carisma di papa Wojtyla e che fossero destinate a morire con lui.

La storia successiva ha dimostrato l’esatto contrario: a Colonia 2005 e a Sydney 2008, il suo successore Benedetto XVI è riuscito a portare rispettivamente 1.200.000 e 500mila persone.
Quest’anno, l’imminente nuova edizione, in programma a Madrid dal 16 al 21 agosto, punta a eguagliare, e a magari a superare, i numeri di Roma 2000.

Nessuna manifestazione politica, musicale, artistica o sportiva è mai riuscita a radunare tanta gente, quanto le GMG. A dimostrazione del fatto che questi incontri non sono una moda, né un mero fenomeno di costume ma qualcosa che sembra destinato a incidere profondamente nella storia della cristianità e forse dell’umanità intera.








Ma qual è, in definitiva, il segreto del successo delle Giornate Mondiali della Gioventù?

Cosa spinge centinaia di migliaia, anche milioni, di ragazzi a rinunciare, ogni tre anni, a vacanze “facili”, all’insegna del relax, dell’edonismo e delle comodità, per incontrare il Vicario di Cristo in terra?

Le Giornate Mondiali della Gioventù hanno grande successo perché, in ogni edizione, i ragazzi accorsi, alla costante ricerca di Verità, Giustizia e Bellezza ed attratti dalla disarmante umanità di Giovanni Paolo II, e poi di Benedetto XVI, non si sono mai sentiti né giudicati, né blanditi ma soltanto amati. Chi partecipa a questi eventi quasi non sente la fatica di interminabili camminate sotto il sole o l’umidità delle notti trascorse all’addiaccio, perché tutto è reso estremamente gioioso e spontaneo dallo spirito di amicizia universale che si respira e dalla condivisione della comune fede cattolica che annullano ogni barriera.








Se si guarda agli ultimi due secoli di storia, è evidente che, a più riprese, le giovani generazioni, nel bene e nel male, hanno avuto un ruolo da protagoniste in molti cambiamenti epocali, motivate come erano dal loro fervore, dal loro idealismo, dalla loro generosità, dalla voglia di cambiare il mondo.

È successo durante la prima metà del XIX secolo con il movimento romantico, poi, un secolo più tardi con la partecipazione di massa ai proclami dei regimi totalitari.

Il ’68 è stato in assoluto il momento di maggior “giovanilizzazione” della società occidentale, sia pure con conseguenze quanto mai contraddittorie e discutibili, mentre in Nord Africa e in Medio Oriente le attuali “rivoluzioni dei gelsomini” sono emerse dalla rabbia delle nuove generazioni arabe verso l’autoritarismo e la corruzione di chi li governava.








Giovanni Paolo II, che di giovani se ne intendeva, comprese presto che la rievangelizzazione del mondo non poteva non passare attraverso il loro entusiasmo.

E se qualcuno tentò, assai infelicemente, di paragonare i grandi raduni wojtylani alle adunate dei regimi totalitari, a sgombrare il campo da ogni equivoco furono le parole dello stesso papa, alla veglia di Tor Vergata (19 agosto 2000): “Cari amici, vedo in voi le ‘sentinelle del mattino’ in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri.
I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti”.


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fonte: L'ottimista

Luca Marcolivio




APPROFONDIMENTI:

Giornata Mondiale della Gioventù













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"[...] Non abbiate paura!
APRITE, anzi, SPALANCATE le PORTE A CRISTO!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l’uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. [...]"


Papa Giovanni Paolo II
(estratto dell'omelia pronunciata domenica 22 ottobre 1978)



 
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